Milano-Sanremo, volata di gruppo o imboscata sul Poggio?

La Classicissima di Primavera tra arrivi in volata e colpi da finisseur: da Merckx a Gimondi, da Saronni a Bugno, fino al dominio degli sprinter nell'ultimo ventennio.

Milano-Sanremo, volata di gruppo o imboscata sul Poggio?
Le prime rampe del Poggio di Sanremo. Fonte:MilanoSanremo.it

Quella che si disputerà sabato 18 marzo sarà l'edizione numero 108 della Milano-Sanremo. Una storia lunga, caratterizzata da successi di grandi corridori, su un percorso lineare ma allo stesso tempo controverso. E' la Classicissima di Primavera: c'è chi la ama, nella speranza che quel mix di attesa e incertezza che la pervade si perpetui stagione dopo stagione, e chi viceversa la reputa noiosa, un'estenuante processione che si snoda dall'entroterra lombardo fino ai colli della Riviera di Ponente. 

Turchino, Mele, Berta, Cipressa: tutti "Capi" che rendono la Classicissima un evento unico e caratteristico, ma è sul Poggio di Sanremo che la corsa si decide, prendendo una direzione piuttosto che un'altra. Ideale trampolino di lancio per finisseur, il Poggio, 4 km di salita al 3.7% di pendenza media, è l'ultimo appiglio per chi intende evitare la volata di gruppo, ma anche l'ultimo ostacolo per i velocisti. Una breve ma comunque insidiosa picchiata in discesa riporta i corridori sull'Aurelia, prima di una manciata di chilometri in pianura verso il traguardo. Intorno al Poggio la Sanremo ha costruito la sua leggenda, su quelle rampe dolci ma in alcuni casi indigeste ai velocisti, vero spartiacque tra un esito e un altro della prima corsa di un giorno di livello internazionale della nuova stagione. Ma quante volte negli ultimi anni si è riusciti ad evitare un arrivo in volata? Guardando al passato remoto, diverse. Dando uno sguardo a quello recente, pochissime. Senza risalire ai tempi dei pionieri, o della generazione dei Fausto Coppi, Gino Bartali e Fiorenzo Magni (quest'ultimo mai in grado di alzare le braccia al cielo a Sanremo), nel secondo dopoguerra è stato il Cannibale Eddy Merckx a spezzare in ben sette occasioni i sogni di gloria dei velocisti, promuovendo fughe da lontano poi rivelatesi vincenti. Ed è paradossalmente del suo grande rivale Felice Gimondi uno dei trionfi con distacco più ampio, verificatosi nel 1974, con il bergamasco capace di rifilare quasi di minuti al secondo e al terzo classificato. Negli anni Settanta (1973, 1978, 1979) si registra inoltre il tris di un altro belga, Roger De VlaeminckMonsieur Roubaix, in grado di vincere in volate ristrette e allargate. 

Passata alla storia anche la vittoria di uno scattista come Beppe Saronni, in maglia iridata, nel 1983, vittorioso in solitaria sul traguardo della Riviera, a cui successe nel 1984 il rivale per antonomasia Francesco Moser, primo con venti secondi di vantaggio sull'irlandese Sean Kelly, che a sua volta si imporrà poi nel 1986, in uno sprint per pochi intimi con Greg LeMond e Mario Beccia. Altro corridore capace di ribellarsi all'arrivo in volata fu, alla fine degli Anni Ottanta, il francese Laurent Fignon, titolare della doppietta 1988-1989, esattamente come Gianni Bugno nel 1990 e Claudio Chiappucci nel 1991. Nel 1992 altra vittoria di Sean Kelly, al termine di uno spettacolare duello con Moreno Argentin, mentre nel 1993 è un altro italiano, Maurizio Fondriest a riuscire ad anticipare i velocisti con uno scatto sul Poggio. Successi dallo svolgimento simile anche per Giorgio Furlan nel 1994, Laurent Jalabert nel 1995, Gabriele Colombo nel 1996.

Da lì in poi inizia il ventennio dei velocisti, una dittatura imperante che caratterizza anche i giorni nostri, aperto dal tedesco Erik Zabel, trionfatore allo sprint in quattro occasioni su cinque dal 1997 al 2001 (solo all'ucraino naturalizzato belga Andrei Tchmil riuscì il colpo dell'ultimo chilometro nel 1998). Nel 2002 ecco il tanto sospirato trionfo di Mario Cipollini, velocista italiano per eccellenza, imitato nel 2004 dallo spagnolo Oscar Freire e nel 2005 da un giovane Alessandro Petacchi. In mezzo, la vittoria di gambe e fantasia del Grillo Paolo Bettini (2003).

Poi Pippo Pozzato (2006), ancora Freire (2007 e 2010), Mark Cavendish (2009), Matthew Goss (2011), Simon Gerrans (2012), Gerard Ciolek (2013, in una domenica caratterizzata dal grande freddo), Alexander Kristoff (2014), John Degenkolb (2015), Arnaud Dèmare (2016), tutti velocisti, che hanno dominato la Sanremo negli ultimi anni, con la notabile eccezione di Fabian Cancellara nel 2008.

Quindi, se fino alla metà degli anni Novanta i successi in solitaria o in volata ristretta tendevano a equivalersi, nelle ultime venti edizioni, gli sprint di gruppo hanno dominato la scena, facendo della Sanremo una sorta di Mondiale per velocisti. Sabato l'occasione per verificare se la tendenza sarà consolidata o se, al contrario, assisteremo a un'azione da lontano, contro la dittatura dei grandi velocisti e delle loro squadre.