Vuelta 2017, la costanza di Vincenzo Nibali

Ancora sul podio di una grande corsa a tappe, lo Squalo dello Stretto racconta la sua Vuelta a La Gazzetta dello Sport.

Tra un Froome dominatore e cannibale, e un Contador eternamente spettacolare, al passo d'addio di una carriera straordinaria, il secondo posto in classifica generale alla Vuelta a Espana 2017 di Vincenzo Nibali ha rischiato di passare in secondo piano. Lo Squalo dello Stretto ha ottenuto l'ennesimo piazzamento in una grande corsa a tappe, con il suo palmarès che ora racconta di un Tour (2014), di una Vuelta (2010) e di due Giri d'Italia vinti (2013 e 2016), ma anche di podi assortiti (secondo al Giro nel 2011, terzo nel 2010 e nel 2017, terzo al Tour 2012, secondo alla Vuelta 2013 e 2017).

E' un Nibali che fatica a fare la differenza in salita, quello che sta affrontando l'ultima fase della sua carriera. All'alba dei trentatrè anni, da compiere a novembre, il corridore siciliano della Bahrain-Merida ha dimostrato sia al Giro che alla Vuelta di fare enorme fatica nello staccare gli avversari. In compenso sono state buone le sue prestazioni a cronometro e la sua tenuta sulla lunga distanza, che gli hanno consentito di rimanere sempre protagonista e di aggiudicarsi due tappe importanti come quelle di Bormio e di Andorra. Costanza senza acuti dunque, quantomeno in questo 2017 che per Nibali potrebbe ora andare in archivio, se si eccettua l'appendice del Lombardia, anche a causa di una brutta caduta nella penultima frazione della Vuelta - quella dell'Angliru - sulla discesa bagnata dell'Alto del Cordal. "Ora ho l’ottava costola che mi fa un po’ male, forse c’è un’infrazione, guarderò a casa, ormai è andata - dice Vincenzo a Claudio Ghisalberti della Gazzetta dello Sport - mi sono trovato per terra. L’asfalto era scivoloso, lo si vedeva anche dalla salita. Pellizotti stava facendo il passo, ma non scendevamo a tutta. Non ho azzardato niente, ma sono scivolato. Puntavo molto sull’Angliru, ma dopo la caduta non ero più lo stesso di prima. Non riuscivo a respirare. A quel punto ho pensato, come prima cosa, a gestirmi, al secondo posto. Fino a quel momento avevo sempre corso pensando al successo pieno, ma non è venuto. Comunque non lo considero un risultato a metà. Diciamo all’80%. E’ un piazzamento di grande valore, anche in considerazione degli avversari che ho incontrato. Avevo concentrato la mia preparazione della seconda parte di stagione su questa corsa. Il risultato, la vittoria di Andorra e il rendimento mi dicono che sono andato bene. Non è venuto nulla per caso. Una bella soddisfazione per tutto il movimento italiano. Ci siamo. Siamo vivi". Niente Mondiale - in programma nei prossimi giorni a Bergen, in Norvegia, per Nibali, per due ordini di motivi: "Prima devo capire come sto, vedere che cosa mi sono fatto al costato perché il colpo l’ho sentito. In base a questo, deciderò. Per adesso mi fa male dove sono caduto. Queste botte ci vuole tempo per assorbirle, non si inventa nulla. Certo, parlando con il commissario tecnico ho capito che il percorso non è adatto a me e che la Nazionale ha già le pedine giuste. Io che ruolo potrei avere?".

Questo invece il giudizio dello Squalo sul percorso dell'ultima Vuelta: "E' stata una corsa dura, difficile, combattuta dall’inizio alla fine. Non c’è mai stato un giorno facile. Credo di essere stato abbastanza regolare. Forse però la settimana centrale è quella in cui ho reso di più. Anche la crono è stata un’ottima prova. Non ho avuto un giorno di crisi, ma in tutti gli arrivi esplosivi ho pagato qualcosa. Non sono adatti a me e ho perso terreno. Recuperare poi è dura. I tre grandi giri hanno grandi differenze tra loro. In Italia ci sono salite di 10-15 km dure, ma non estreme quelle come delle Vuelta. Però alla fine vengono fuori dislivelli di 4-5.000 metri. La Vuelta punta su finali più ripidi, ma con un dislivello totale minore. Non è la prima volta che ci troviamo pendenze estreme. A me, alla fine, piacciono. A volte il risultato viene, altre no, ma questo non cambia il mio giudizio. Ma troppi trasferimenti. Basti considerare che abbiamo preso due volte l’aereo. Poi bisogna sommare quelli con bus e auto che sono stati tanti e lunghi. Poi, cosa a cui nessuno pensa, i chilometri percorsi dalla partenza al chilometro zero. E’ venuta fuori una tappa in più, ma di quelle lunghe". Due battute su Froome e Contador: "C'è stato un giorno in cui Froome non era di certo super, quello con arrivo su Los Machucos. Se avessimo avuto a disposizione una tappa con maggior dislivello totale, le cose sarebbero andate diversamente. C’erano tanti uomini che avevano interessi comuni di classifica. Alberto è andato fortissimo, tutti i giorni ha tentato di fare qualcosa di notevole. Non troveremo facilmente un corridore come lui". Finale con focus sulla sua squadra, la Bahrain-Merida, e sulla prossima stagione: "L'esperienza con la nuova squadra è stata abbastanza buona. Siamo partiti già con buone basi, sono stati commessi errori più che altro a livello organizzativo. Normale, come ogni squadra nuova bisogna lavorare per migliorare. Siamo stati sfortunati con gli infortuni. In compenso, abbiamo avuto un grande amalgama sin dai primi ritiri. Mi hanno chiesto un parere già prima ingaggiare Pozzovivo. Ho detto subito sì, perché conosco bene Domenico, so cosa può dare e la professionalità che ci mette. Obiettivi 2018? E. ancora troppo presto. Però di sicuro al Mondiale voglio arrivare preparato perché quello in Tirolo è un percorso molto adatto a me. Per arrivarci al top dovrò tornare qui alla Vuelta. Poi, la stagione non è ancora finita. Ho obiettivi importanti: Toscana, Emilia, Tre Valli e, soprattutto, il Lombardia del 7 ottobre".