Olympic stories, Michael Phelps e la caccia al record dei record

I grandi momenti a cinque cerchi del più forte nuotatore di sempre.

Olympic stories, Michael Phelps e la caccia al record dei record
Olympic stories, Michael Phelps e la caccia al record dei record

"Nuoto, mangio, dormo". No, non è il titolo di un romanzo di successo da cui trarre anche un film con un cast stellare, ma probabilmente la frase più famosa mai pronunciata da Michael Phelps, in occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008. Durante quella edizione (la XXIX) dei Giochi estivi a cinque cerchi, lo Squalo di Baltimora (fin troppo agevole il riconoscimento del soprannome per questo ragazzone nativo del Maryland), spiegò così ai giornalisti presenti come si svolgevano le sue giornate di allenamento. Nuotare senza sosta, mangiare per recuperare (negli anni si è a lungo favoleggiato circa l'esatta dose di chilocalorie a sua disposizione), e dormire per riposarsi. Il tutto per un obiettivo mai raggiunto prima, conquistare otto medaglie d'oro in una sola Olimpiade, battendo il precedente primato appartenente a un certo Mark Spitz (in realtà il contratto con la Speedo gli avrebbe garantito il premio di un milione di dollari anche se avesse "solo" pareggiato le sette medaglie auree del suo predecessore). 

Eppure ricondurre l'intera carriera di Michelone alla sola caccia al record di Spitz sarebbe riduttivo, anche perchè nel frattempo questo ormai fenomenale trentunenne ha conquistato la bellezza di ventidue medaglie olimpiche complessive, piazzandosi al primo posto come leader incontrastato nella classifica dei plurivittoriosi a cinque cerchi. Da buon baby prodigio, si qualificò clamorosamente già per le Olimpiadi di Sydney 2000, appena quindicenne. Il tempo di incrociare lo sguardo con giganti già affermati come Ian Thorpe, Grant Hackett e Pieter Van den Hoogenband, che Phelps si ritrovò ben presto all'apice del nuoto mondiale. I Mondiali di Fukuoka 2001 e Barcellona 2003 come ideale trampolino di lancio versa la prima Olimpiade da protagonista, quella del 2004. E fu proprio nella suggestiva cornice di Atene che il Kid (all'epoca ancora ragazzino) di Baltimora fece conoscere il suo nome anche a chi non seguiva con continuità il nuoto.

Dominatore nei 100 e 200 farfalla e nei 200 e 400 misti, Phelps agguantò l'oro anche nelle staffette a stelle e strisce (4X100 mista e 4X200 stile libero), classificandosi alle spalle di Ian Thorpe e Pieter Van den Hoogenband nei 200 stile libero, con tanto di record nazionale frantumato in una gara che non è mai stata realmente la sua.

Un altro bronzo nella 4X100 s.l. lo collocò subito dietro a Mark Spitz, con otto medaglie conquistate, di cui sei d'oro, a fronte delle sette vinte dal suo connazionale a Monaco di Baviera 1972. Ma ormai la sfida era stata lanciata, e la promessa del milione di dollari per battere il record fu solo un elemento mediatico della grande volata di Phelps verso Pechino, guidato sapientemente dal suo maestro e mentore Bob Bowman. In mezzo altri trionfi assortiti ai campionati del mondo di Montreal 2005 (unica sbavatura l'argento nei 100 farfalla, alle spalle dell'idolo di casa Ian Crocker) e di Melbourne 2007.

In Cina lo Squalo non sbagliò nulla: oro nei 200 e 400 misti, nei 100 e 200 farfalla, nei 200 stile libero, ma rischiò nella staffetta americana 4X100 s.l. In quell'occasione dovette ringraziare un clamoroso Jason Lezak, suo compagno di squadra, che bruciò con un'ultima frazione da urlo il possente francese Alain Bernard. L'esultanza belluina di Phelps al tocco di Lezak costituisce ancor oggi una delle istantanee più evocative della storia del nuoto e delle Olimpiadi. 

Anche nei 100 farfalla dovette sudare contro uno dei suoi storici avversari, il serbo Milorad Cavic, che avrebbe incontrato (e battuto) nuovamente per un soffio anche alla rassegna iridata di Roma 2009. Altre due staffette, 4X200 stile libero e 4X100 mista, gli consentirono di eguagliare e finalmente superare il grande Mark Spitz, probabilmente sollevato per non essere più nel mirino di cotanto erede dopo anni di caccia grossa.

Il quadriennio 2008-2012 fu segnato da un certo rallentamento nel ritmo degli allenamenti, naturale dopo oltre dieci stagioni percorse al massimo della velocità. I risultati arrivarono comunque, troppo superiore il talento di Michelone per non ottenerli (ori e altri piazzamenti a Roma 2009 3 Shanghai 2011). Dovette però subire il ritorno del suo rivale di sempre in patria, quel Ryan Lochte per anni vissuto alla sua ombra e finalmente libero di potersi esprimere ad altissimi livelli senza la concorrenza ineguagliabile dello Squalo di Baltimora, che comunque si prese la sua tipica dose di applausi e medaglie anche a Londra 2012, Olimpiadi che chiuse con un bottino di altri quattro primi posti e due secondi posti (battuto però nella sua gara, i 200 farfalla, dal giovane sudafricano Chad Le Clos). L'ultimo giorno in vasca all'Aquatic Center di Londra gli fu tributato un omaggio a sorpresa per essere stato l'atleta più vincente nella storia dei Giochi moderni, mentre il ragazzone americano, spesso a disagio in pubblico, aveva già preannunciato il suo ritiro dall'attività agonistica.

Ma, come capita spesso a chi ha vissuto quasi solo ed esclusivamente di sport, il distacco dal nuoto fu traumatico: alcool e fumo (fu beccato mentre aspirava crack) gli riempirono momentaneamente il vuoto di una vita, prima della decisione tanto attesa e neanche poi così imprevedibile: il ritorno alle gare e la partecipazione alla sua quinta Olimpiade.