Rio 2016, Ginobili saluta l'Argentina: "E' stata un'avventura fantastica"

L'addio alla nazionale Albiceleste di Manu e degli altri componenti della Generaciòn Dorada, tra le parole di rispetto e ammirazione degli avversari di Team USA.

Rio 2016, Ginobili saluta l'Argentina: "E' stata un'avventura fantastica"
Manu Ginobili. Marcelo Endelli/LatinContent/Getty Images

La carriera in nazionale di Manu Ginobili si è conclusa stanotte con la sconfitta della sua Argentina contro gli Stati Uniti. Poco dopo l'ultima sirena l'uomo da Bahia Blanca non riesce a trattenere le lacrime e, commosso, si lascia scappare poche parole: "E' stata un'avventura fantastica". Già, perchè quello della Generaciòn Dorada è già adesso un gruppo irripetibile, con i vari Nocioni, Scola e Delfino tutti insieme per l'ultima cavalcata a cinque cerchi. Non è finita con una medaglia, ma con il rispetto e l'onore delle armi riservato loro dagli avversari di Team USA, ora in semifinale contro la Spagna.

"So cosa rappresenta Manu nel suo paese - dice di Ginobili Carmelo Anthony - non solo per il basket ma come personaggio a tutto a tondo. Ha dato tutto quello che aveva per la sua nazionale e l'ha rappresentata in grande stile. Ha messo l'Argentina sulla mappa della pallacanestro internazionale. Non mi resta che dirgli grazie, è stato un onore giocare contro di lui nelle ultime quattro edizioni dei Giochi Olimpici". Non molto dissimile il tributo riservato da Mike Krzyzewski al giocatore dei San Antonio Spurs: "E' un Hall of Famer - le parole di coach K. - e' stato un avversario fiero e orgoglioso che da allenatore ho avuto la fortuna di incontrare in tutti questi anni in cui sono stato impegnato con il basket internazionale. In campo nessuno è stato come lui, gioca in tutte le posizioni. E con l'impegno e il cuore che ha messo per la sua nazione, nessuno avrebbe potuto rappresentare ad alti livelli l'Argentina meglio di Manu Ginobili. Da parte nostra solo grande rispetto. Non abbiamo battuto solo una grande squadra, ma ciò che io chiamo A Program, una grande cultura di pallacanestro. Congratulazioni alla loro nazionale per quello che hanno mostrato in quasi vent'anni di sport". Il diretto interessato non ha rimpianti, anzi si è goduto la standing ovation che il pubblico della Carioca Arena 1 gli ha riservato al momento della sua uscita dal campo a meno di due minuti dalla fine: "Sono orgoglioso di tutto quello che abbiamo fatto, dei risultati che abbiamo raggiunto, della nostra longevità cestistica e dell'amicizia e del cameratismo che si è creato nel nostro gruppo. Sono trascorsi vent'anni dalla mia prima partita con la maglia della nazionale: sono orgoglioso, un po' triste ma anche felice, perchè non capita tutti i giorni di avere l'opportunità di giocare a questi livelli a 39 anni. Sono stato incredibilmente fortunato a rimanere sano per tanto tempo e a continuare in nazionale con gli stessi ragazzi per un periodo così lungo".

"A fine partita i giocatori e lo staff tecnico americano mi si sono avvicinati e mi hanno fatto i complimenti. Sono molto orgoglioso delle loro parole. Sono stati molto carini e rispettosi, e quando delle leggende di questo sport mostrano tanto rispetto, tutto ciò ha un significato extra per me. Non era qualcosa di dovuto, potevano semplicemente stringermi la mano o fare qualsiasi altra cosa e iniziare a pensare alla semifinale con la Spagna. Invece hanno speso belle parole per me, l'ho apprezzato davvero tanto. Ora torno a casa con emozioni contrastanti, ma penso che abbiamo lasciato un'impronta nel basket FIBA". Gli fa eco il compagno e amico Luis Scola: "Siamo stati tra i migliori al mondo per tredici anni, prima di noi non era questa la posizione che l'Argentina occupava nella pallacanestro internazionale. E' cominciato tutto nel 1999, da quando abbiamo avuto questa generazione di grandi giocatori. A quei tempi nessuno avrebbe pensato che avremmo potuto vincere un titolo olimpico, la gente avrebbe riso alla sola eventualità. Il nostro obiettivo inizialmente non era vincere o conquistare una medaglia, e nemmeno arrivare ai quarti di finale, ma partecipare almeno una volta alle Olimpiadi. Cinque anni dopo abbiamo vinto. Nessuno può spiegare di preciso come tutto ciò sia accaduto. E' successo e basta. Tokyo 2020? Ragazzi, ho 36 anni, non se neanche se riuscirò a camminare tra quattro anni..."