Italnuoto, non solo Pellegrini e Paltrinieri verso il 2016

La rassegna continentale in vasca corta di Netanya rilancia le quotazioni di promesse in via di realizzazione come Matteo Rivolta, Simone Sabbioni, Marco Orsi, Silvia Di Pietro, in un gruppo che può sempre contare sulla classe purissima di Gregorio Paltrinieri e Federica Pellegrini. Si rivedono Detti e Scozzoli, ottimi segnali anche dalle azzurre in vista di Europei e Olimpiadi.

Italnuoto, non solo Pellegrini e Paltrinieri verso il 2016
Italnuoto, non solo Pellegrini e Paltrinieri verso il 2016

Gli Europei in vasca corta edizione 2015 che si sono conclusi ieri a Netanya hanno consegnato al movimento natatorio azzurro antiche certezze, volti nuovi e qualche sorpresa. Gregorio Paltrinieri e Federica Pellegrini hanno ancora una volta rubato la scena, ma sono emersi ad ottimi livelli anche giovani da tempo considerati sul trampolino di lancio ma mai in grado di effettuare l'ultimo salto di qualità per competere per le primissime posizioni nelle rispettive discipline. Il riferimento è a Matteo Rivolta, Simone Sabbioni, Marco Orsi e (per certi versi) a Gabriele Detti tra gli uomini, a Silvia Di Pietro, Erika Ferraioli e Ilaria Scarcella tra le donne. D'accordo, mancava il resto del mondo, da australiani a statunitensi, e non tutto il continente era rappresentato in maniera organica (praticamente assenti i francesi, a scartamento ridotto i britannici), ma le indicazioni giunte da Netanya possono indurre all'ottimismo in vista dell'annata 2016, in cui si gareggerà agli Europei in vasca lunga e alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

Importante anche il ritorno a una competizione degna di nota di Fabio Scozzoli, unica vera realtà della rana azzurra maschile la cui ascesa era stata stoppata da un grave infortunio a un ginocchio. Scozzoli, che pure ha mostrato di non aver recuperato sino a raggiungere gli standard di tre-quattro anni fa, ha comunque fornito segnali incoraggianti. Male nei 50, è andato a un passo dal podio dei 100, per poi contribuire in maniera decisiva al successo della staffetta mista maschile dell'ultimo giorno. In assenza di miglioramenti significativi da parte di Andrea Toniato, è ancora lui il faro della rana italiana, mentre l'iridato Adam Peaty è apparso ingolfato rispetto a Kazan, lasciando strada a Marco Koch in attesa di ritrovare su altri palcoscenici il suo grande rivale, il sudafricano Cameron Van Der Burgh. Matteo Rivolta sembra finalmente aver svoltato dopo anni di apprendistato nel delfino, disciplina a lungo dominata da Michael Phelps (lo Squalo di Baltimora è pronto al rientro, ndr), aggiudicandosi l'argento nei 100 e centrando la finale nei 50, con tanto di record italiani abbattuti. Con lui si è presentato a Netanya anche Piero Codia, bene fino alle batterie e semifinali, a fondo quando si è trattato di piazzare il colpo decisivo. Chi invece non ha mostrato cedimenti di sorta per tutto l'arco della competizione è stato Simone Sabbioni, che ha finalmente riportato il dorso azzurro ai fasti di un tempo, conquistando un argento, un bronzo e un oro nella staffetta mista. Anche per lui vale il discorso fatto per Rivolta: i miglioramenti sono stati evidenti, ma potrebbero non bastare quando il campo partenti mondiale sarà al completo.

Lo stile libero italiano è tornato a brillare. Preso atto del tramonto di un grande campione come Filippo Magnini, è finalmente sbocciato Marco Orsi, cui finora era sempre mancato l'ultimo tassello per il completamento di un mosaico che poteva condurlo all'eccellenza. Orsi ha lottato nei 50, arrendendosi solo al fenomenale russo Sedov, per poi trionfare in maniera imperiosa nei 100, da sempre gara regina della velocità natatoria. Il Bomber ha poi fatto abbondantemente il suo nelle staffette, e ora sarà certamente impaziente di misurarsi con l'èlite della disciplina, dal francese Florent Manadou al resto del mondo, mentre si aspettano ancora segnali di ripresa da Luca Dotto, desaparecido e mai più ripetutosi ai livelli di Shanghai 2011. Non c'erano dubbi invece sul rendimento di Gregorio Paltrinieri, erede designato del maestro australiano Grant Hackett, cui ha sottratto anche il record del mondo nei 1.500, e ormai vero e proprio astro del nuoto italiano e non solo, una star implacabile che dovrà abituarsi sempre più alle luci della ribalta. Anche Gabriele Detti, assente a Kazan, si è fatto notare a Netanya, ottenendo un argento dietro il suo fenomenale compagno di squadra, lasciando ben sperare anche per una ritrovata competitività negli 800 e, perchè no, nei 400 s.l., dove ha raccolto un bronzo inatteso. Perfette le staffette, con Guttuso e Bocchia a lasciare il testimone a Magnini e Orsi per i colpi da finisseur. Male invece gli azzurri nei misti, disciplina un tempo all'avanguardia nel nuoto italiano (con Boggiatto, Marin, Rosolino), ora rappresentata dal solo Federico Turrini, peraltro k.o. per sindrome influenzale.

Se il quadro del movimento maschile ha presentato novità e graditi ritorni, la crescita esponenziale delle azzurre a Netanya è stata probabilmente la sorpresa più piacevole da osservare. Con Federica Pellegrini regina indiscussa dei 200 continentali (anche se mancavano all'appello Sarah Sjoestroem e Katinka Hosszu, per non parlare di Melissa Franklin e delle altre statunitensi, Ledecky in testa), l'Italnuoto femminile ha scoperto una grande atleta in Silvia Di Pietro, capace di volare sia nello stile libero che nel delfino, e di essere utilissima alla causa delle staffette, un po' come Erika Ferraioli, stakanovista in quel di Netanya. Luci e ombre invece per Erica Musso, Diletta Carli e Martina Caramignoli, mentre buoni segnali sono giunti da Ilaria Scarcella e Martina Carraro in una rana orfana di Arianna Castiglioni, oltre che delle acerrime rivali Meilutyte-Efimova. Beffata invece Ilaria Bianchi nei 100 delfino, a una manciata di centesimi dal bronzo della tedesca Wenk, laddove Alessia Polieri ha ottenuto un risultato inverso, salendo a sorpresa sul podio dei 200. Male il dorso, con Elena Gemo eterna incompiuta dopo qualche lampo mattutino.

Il resto degli Europei ha mostrato ancora una volta una Sarah Sjoestroem stratosferica per i colori svedesi, sempre davanti alla danese Ottesen, ma che dovrà fare attenzione al ritorno prepotente dell'olandese Kromowidjojo nella stagione olimpica, mentre Katinka Hosszu dovrà selezionare meglio i suoi obiettivi per non arrivare con le gomme sgonfie alla fine di ogni competizione. Tra gli uomini, detto del calo di Peaty, da segnalare la vittoria di Paul Biedermann sul solco già tracciato a Kazan dopo anni di difficoltà, mentre Laszlo Cseh si è confermato fuoriclasse inarrivabile anche a trent'anni compiuti, la cui carriera eccezionale è stata segnata soprattutto dalla rivalità con i due fenomeni a stelle e strisce Michael Phelps e Ryan Lochte.