Nuoto, il nuovo che avanza aspettando Phelps

Il 2015 ha regalato agli appassionati imprese di fuoriclasse in erba (Guy, Larkin, Ledecky, solo per fare qualche nome) e colpi vincenti di vecchi campioni (Lochte, Cseh, Pellegrini). Il tutto tra rivalità sempre più accese e un enorme punto interrogativo relativo al ritorno in acqua dello Squalo di Baltimora.

Nuoto, il nuovo che avanza aspettando Phelps
Nuoto, il nuovo che avanza aspettando Phelps

Nell'anno pre Olimpiadi di Rio, sono stati due i grandi eventi natatori che hanno catalizzato l'attenzione degli appassionati: i mondiali in vasca lunga di Kazan e gli europei in corta di Netanya. In entrambe le manifestazioni si è assistito a un affascinante mix di leve emergenti e vecchi campioni ancora in grado di piazzare il colpo decisivo al momento giusto. Ecco una rassegna dei principali protagonisti del 2015, divisi tra novità e conferme, secondo uno schema che si riproporrà nei prossimi mesi, con Europei e Olimpiadi ad attendere i più forti nuotatori del mondo a sfide che valgono un'intera carriera.

Il nuovo che avanza.

Katie Ledecky. La diciottenne americana non può essere definita una sorpresa del nuoto internazionale, ma neanche una veterana di uno sport che sta cominciando a dominare. La piccola Katie ha letteralmente fatto faville nella rassegna iridata di Kazan, aggiudicandosi l'oro sulle diverse distanze dei 1.500, 800, 400 e 200 stile libero, mostrando tutti i miglioramenti ottenuti anche nelle gare più brevi. Spaziale nella staffetta a stelle e strisce 4X200, la Ledecky si candida prepotentemente al ruolo di regina del nuoto femminile per i prossimi anni. A Rio la si attende a nuovi record.

James Guy. Vent'anni compiuti a novembre, questo britannico dalla nuotata tanto elegante quanto efficace è stato la rivelazione dello stile libero maschile, aggiudicandosi due medaglie d'oro (200 e 4X200) e una d'argento nei 400 dietro il cinese Sun Yang. Il difficile per lui viene adesso, dovendo riconfermarsi nell'elite degli squali di tutto il mondo.

Mitchell Larkin. Altra nuova leva della gioventù australiana, il ventiduenne nativo di Buderim ha dato spettacolo nel dorso, salendo sul gradino più alto del podio iridato nei 100 e nei 200. Rivelazione assoluta di Kazan, è per ora l'antidivo per eccellenza, con tanto di occhialini da studente universitario che ne celano la ferocia in acqua. Ha impressionato per tranquillità e convinzione, a Rio bisognerà fare i conti con lui.

Ning Zetao. Il cinese che non ti aspetti. Campione nella gara regina della velocità, questo ventiduenne dal passato controverso (squalificato nel 2011 per essere stato trovato positivo al clenbuterolo) ha sorpreso tutti in un'edizione dei 100 s.l. senza padroni, cogliendo un successo inatteso. Inutile dire che avversari e critica lo aspettano al varco a cinque cerchi.

Bronte Campbell. La minore delle terribili sorelle australiane si è affrancata definitivamente dall'ombra della più nota e medagliata Cate, modificando in pochi giorni gerarchie familiari e iridate. Tre ori e un bronzo mondiali l'hanno già proiettata nell'empireo della velocità femminile.

Gregorio Paltrinieri. Uno che compete ai massimi livelli da almeno tre stagioni non può essere considerato una sorpresa, ma il suo cambio di passo fatto registrare nel 2015 lo ha definitivamente affiancato ai grandissimi del mezzofondo. Argento negli 800 s.l. a Kazan, ha finalmente messo termine alla tirannia del cinese Sun Yang, non presentatosi alla sfida dei 1.500 per motivi ancora da chiarire. Ha chiuso alla grande il suo anno d'oro polverizzando il record del mondo del maestro Grant Hackett in vasca corta.

Il vecchio che resiste.

Laszlo Cseh. Una vita alle spalle di Phelps e Lochte, il trentenne ungherese è rimasto sulla cresta dell'onda anche nel 2015, mostrandosi enormemente competitivo nei misti e nel delfino. Fuoriclasse vero, ha ancora in canna un paio di colpi pronti a esplodere la prossima estate.

Ryan Lochte. In calo rispetto alla versione dominante del biennio 2011-2012, il vecchio Ryan ha perso lo stimolo della concorrenza di Michael Phelps, continuando tuttavia a far valere la legge del più forte quando più conta. Molto meglio in subacquea che nella parte nuotata, ha trascorso un 2015 di transizione verso l'ultimo viaggio con destinazione Rio.

Federica Pellegrini. Aggettivi terminati per la Divina, ancora regina del nuoto femminile per carisma e personalità. Fiore tutt'altro che appassito, si è ormai dedicata - con risultati eccezionali - ai 200 s.l. e alle staffette. Ha lasciato intendere che potrebbe fare un pensierino anche al post 2016. 

Camille Lacourt. Il bello del nuoto francese ha acciuffato in extremis l'oro nei 50 dorso. La firma del campione su un finale di carriera crepuscolare.

Le rivalità.

Sjoestroem-Ottesen-Hosszu. E' la svedese Sarah Sjoestroem a uscire vincitrice dalla sfida con la danese Ottesen nel delfino femminile. Da rivedere la Iron Woman ungherese Hosszu, che ha tentato due volte (a Kazan e Netanya) di sottoporsi a un programma da stakanovista, con risultati alterni.

Efimova-Meilutyte. La russa con l'ombra del doping sulle spalle ha rotto l'egemonia della teenager lituana nelle acque clorate di casa, per la rabbia dell'avversaria che non la considera una concorrente leale. Sfida che farà scintille ancora per un bel po'.

Peaty-Van der Burgh. Duello anglo-sudafricano per il predominio della rana mondiale. In Russia l'ha spuntata Peaty, ma Van der Burgh non è certo tipo da arrendersi e proverà a ottenere la sua rivincità sul palcoscenico più luminoso.

Il ritorno.

Michael Phelps. Lo squalo di Baltimora è pronto a tornare. Dopo aver salutato tutti a Londra 2012 come una leggenda vivente delle Olimpiadi, Phelps si è accorto di quanto possa essere difficile vivere una vita senza stimoli agonistici. Entrato in un tunnel pieno di alcol e vizi, ha deciso di uscirne facendo ciò che gli riesce da sempre più naturale: nuotare. Non tornetà ai livelli pre-ritiro, ma resta ancora un personaggio in grado di spostare l'attenzione mediatica su una disciplina troppe volte ignorata.