Mauro Berruto spiega le ragioni delle sue dimissioni da allenatore dell'Italvolley maschile

In un'intervista al Corriere della Sera si augura di poter tornare ancora sulla panchina azzurra, ritenendo non ancora finita la sua opera.

Mauro Berruto spiega le ragioni delle sue dimissioni da allenatore dell'Italvolley maschile
Mauro Berruto spiega le ragioni delle sue dimissioni da allenatore dell'Italvolley maschile

L'eco della turbolenta estate della nazionale maschile di pallavolo sembra destinato a non spegnersi. Dopo le parole di Dragan Travica sul suo blog per spiegare la notte di Rio de Janeiro, difendendosi dalle accuse, ora è la volta dell'ex commissario tecnico Mauro Berruto. Quest'ultimo in una lunga intervista al Corriere della Sera spiega perchè si è dimesso, ma anche altre tematiche.

Il desiderio di completare la sua opera: "Mi sento come un maratoneta che dopo 41km si deve fermare all’ingresso dello stadio olimpico, il luogo che aveva sognato e a cui aveva dedicato ogni fatica. Il fatto è che questa maratona, magari camminando, la voglio finire lo stesso".

Che cosa è realmente successo quella notte di Rio de Janeiro: "Quattro giocatori hanno deliberatamente deciso di non rispettare una mia indicazione: fra i quattro, purtroppo, c’era Travica, il capitano. Allenatore e atleti non possono essere sullo stesso piano. Ho sempre esercitato il buon senso, tuttavia ci sono momenti in cui il rispetto dei ruoli deve essere sostanziale. Non sono impazzito, l’episodio è la recidiva di altri, uno dei quali grave e precedente il Mondiale: era stato sanzionato con una multa e riguardava 2 dei 4 coinvolti nel caso di Rio".

L'origine della spaccatura all'interno del gruppo azzurro: "La cena per l’argento agli Europei 2013. Per la prima volta ho avvertito che l’egoismo stava minando un valore fondante della mia squadra: l’essere a disposizione in modo incondizionato".

La versione dei fatti di Rio fornita da Travica: "Non commento. Dico solo che abbiamo un’idea differente del ruolo di capitano: è stato un mio errore non capirlo".

Ivan Zaytsev ritornerà a giocare da opposto: "Mi ha sorpreso che tornerà a giocare da opposto: è stato un po’ uno sconfessare un progetto tecnico condiviso fino a poche ora prima".

Il bilancio del suo lavoro da commissario tecnico: "In tre stagioni ho portato in palestra un centinaio di atleti in funzione dell’obiettivo Rio e quasi 30 hanno esordito in azzurro. Da agosto avrei tracciato il solco del cammino olimpico, Osmany Juantorena compreso. Dei 16 convocati per la Coppa del Mondo, 13 hanno esordito con me in azzurro e il quattordicesimo è Juantorena. Lascio una squadra a un mese dalla prima possibilità di finalizzare un lavoro di 3 anni".

La risposta ai suoi detrattori: "Venti anni di storia parlano per me. C’è chi misura tutto in coppe e trofei e chi valuta la fatica, i giri lunghi passando per oratori, categorie giovanili, campionato di B, A2, A1, di Grecia, di Finlandia. Io sono quello. Chiudo con 1 bronzo olimpico, 2 argenti europei e 5 podi di fila dopo aver ereditato una squadra che dal 2005 al 2010 di medaglie non ne aveva vinte. Dal 17 dicembre 2010 al 29 luglio 2015 ho fatto con passione totale il lavoro più straordinario del mondo".

Viene da chiedersi che cosa dirà la Fipav nella persona del presidente Magri e degli altri vertici? Se la spaccatura del gruppo è iniziata nel 2013 come mai la stessa federazione non ha fatto nulla per rimediare? Forse non ne sapeva nulla? Per quale motivo dopo i Mondiali maschili non si è affrontato il problema nella maniera corretta?Ha forse influito il fatto dell'imminente rassegna iridata in rosa?Queste dichiarazioni di Travica prima e di Berruto poi quali eventuali conseguenze avranno sul gruppo che sta preparando la Coppa del Mondo e sul lavoro di Blengini? Che vantaggio ha decidere di non decidere in seno alla Fipav su tematiche importanti?