St. Moritz - Hirscher e quei demoni chiamati Kristoffersen e Pinturault

Il fuoriclasse austriaco proverà il colpo doppio ai Mondiali in terra svizzera, ma dovrà sconfiggere la maledizione dei secondi posti.

St. Moritz - Hirscher e quei demoni chiamati Kristoffersen e Pinturault
St. Moritz - Hirscher e quei demoni chiamati Kristoffersen e Pinturault - Source: Alexis Boichard/Agence Zoom/Getty Images Europe

Quando Marcel Hirscher smetterà di sciare non verrà ricordato solo per i suoi innumerevoli successi. Al momento il fuoriclasse austriaco è a quota 105 (!) podi in Coppa del Mondo, con 45 vittorie in competizioni di primo livello e cinque sfere di cristallo consecutive. Per la sesta Coppa del Mondo è solo questione di tempo ed è tutt'altro da escludere che nei prossimi anni possano arrivare altre affermazioni nella classifica generale. Aldilà dei successi, Marcel Hirscher sarà ricordato come il più grande interprete dello sci moderno, l'uomo in grado di sfruttare al massimo i nuovi sci grazie a quel combinato disposto di potenza e agilità che non ha eguali nel panorama sciistico mondiale.

L'immortalità di un atleta, però, non si misura solo con la sua legacy, ma anche attraverso le memorie visive lasciate. E tra le immagini che ricorderemo più a lungo, la seconda manche dello slalom di Kitzbühel è una delle più potenti. Il campione austriaco non poteva in alcun modo permettersi di disputare una gara anonima nel tempio dello sci, non di fronte ad una folla bramosa di celebrare l'eroe nazionale, non nello slalom che ha visto cadere per una volta il giovane re norvegese, alias Henrik Kristoffersen. Hirscher decide allora di abbandonare qualsiasi tatticismo e di scendere come una scheggia impazzita, con quella razionale incoscienza che gli ha regalato gioie e pagine di giornale trionfali. Accade così che il "Marcello biancorosso" riesca a domare il pendio ghiacciato di Kitz con una facilità disarmante, rimontando dopo il nono posto delle prima discesa e fregiandosi ancora una volta di quell'immortalità sportiva che solo i predestinati possiedono.


In tre sole parole: la manche perfetta.

 

La vittoria nello slalom di Kitzbuhel è l'highlight della stagione di Marcel Hirscher, un'annata più complessa di quanto possa raccontare il dominio nella classifica generale. Perché l'uomo di Annaberg im Lammertal non è tipo che accetta di buon grado un secondo posto. E quest'anno è accaduto sovente, sia in slalom che in gigante. Il sorriso beffardo in quel di Schladming, dopo che per la quarta volta il suo demone più grande, Henrik Kristoffersen, gli è finito davanti, è la conferma di come Hirscher voglia disperatamente rimanere il numero 1 delle discipline tecniche. In gigante non è andata meglio. Tra le porte larghe il rivale sventola il tricolore transalpino. Alexis Pinturault, così come Kristoffersen, lo ha costretto in quattro occasioni ad accontentarsi della seconda piazza. È arrivato, quindi, il momento delle rivincite e del ritorno del Re; è arrivato il momento dei Mondiali di St. Moritz.

Il quattro è un numero che ritorna nella stagione e nella carriera di Hirscher: sono quattro i secondi posti dietro Kristoffersen in slalom, quattro i piazzamenti d'onore alle spalle di Pinturault in gigante e quattro anche i suoi successi quest'anno. Quattro sono anche le medaglie individuali raccolte fin qui ai Mondiali. Nell'ultima edizione dei Campionati del Mondo in Colorado, Hirscher si impose nella combinata e vinse la medaglia d'argento in gigante.
Nessun alloro pregiato, dunque, nelle sue gare predilette: slalom e gigante.

Quest'anno, dunque, affronterà la rassegna iridata in quel di St. Moritz con tante motivazioni. C'è innanzitutto l'enorme stimolo di battere in una gara singola due rivali che gli hanno reso la vita difficile. Farlo nell'appuntamento più importante dell'anno avrebbe una valenza doppia e significherebbe riscattare in un colpo solo i tanti bocconi amari mandati giù negli ultimi mesi. C'è poi un altro obiettivo da raggiungere. Fin qui Hirscher non ha mai vinto l'oro mondiale in gigante. Nelle ultime due edizioni ci ha pensato Ted Ligety a negargli il titolo iridato. Questa volta l'austriaco punta forte al bersaglio grosso. La vittoria a Garmisch, dove è riuscito a sopravanzare Pinturault nella seconda manche, lo fa arrivare all'appuntamento del 17 febbraio con grande fiducia. Hirscher dovrà guardarsi anche da Mathieu Favre, l'unico in grado di rompere il duopolio Hirscher/Pinturault. Da non sottovalutare anche le ambizioni della coppia tedesca Luitz-Neureuther e chissà che Kristoffersen non possa piazzare la zampata anche tra le porte larghe.

In slalom il compito pare più arduo per il cinque volte vincitore della Coppa del Mondo. Quest'anno, quando è arrivato al traguardo, Kristoffersen ha sempre vinto, dimostrando una solidità impressionante per uno della sua età. Il ventiduenne norvegese, però, è ancora a quota zero medaglie vinte ai Mondiali e non è escluso che possa patire il peso dell'evento dopo una stagione disputata su livelli mostruosi. Hirscher sarà pronto a sfruttare ogni minima sbavatura dell'astro nascente dello sci alpino, provando a mettergli ulteriore pressione addosso. Quest'anno l'austriaco è stato magistrale nelle seconde manche, ma ha sempre trovato un Kristoffersen pronto a rispondere colpo su colpo.
Il Mondiale, però, potrebbe essere l'occasione buona per ribaltare le gerarchie e per riprendersi la corona di re dello slalom che fu sua a Schladming quattro anni fa.