La pochezza degli Spurs al cospetto dell'èlite NBA

Dal 1 febbraio San Antonio ha vinto solo 3 volte, 10 le sconfitte. Se la regular season finisse oggi, sarebbero fuori day playoff (decimi).

La pochezza degli Spurs al cospetto dell'èlite NBA
Fonte: San Antonio Spurs Twitter

La gara di questa notte è stata eloquente, la sconfitta dei San Antonio Spurs è stata imbarazzante, e ci ha permesso di notare chiaramente l'abisso che c'è al momento tra la squadra di coach Gregg Popovich ed il meglio che attualmente offre la Lega. I neroargento al Toyota Center hanno collezionato la nona sconfitta nelle ultime undici partite disputate, dal 1 febbraio ne hanno vinte soltanto 3 su 13, una spirale verso il basso che ha condotto gli Spurs, al momento, fuori dalla zona playoff. Attualmente sono decimi - con 37 vittorie e 30 sconfitte - appaiati a Nuggets, Jazz e Clippers. Il calendario è tosto, si sta rischiando seriamente di perdere SA per la post-season, cosa che non accade da 21 anni.

Tutti lo sanno, anche i muri, che a questa squadra manca e tanto un giocatore del calibro di Kawhi Leonard, un uomo guida, un totem, quella presenza in campo in grado di spostare gli equilibri e dominare la scena sia in difesa che in attacco. Voci affermano che potrebbe ritornare in campo giovedì per la partita contro i New Orleans Pelicans, resta però da capire in quali condizioni il 'due' metterà di nuovo piede sul parquet, perchè un giocatore che finora in stagione ha messo insieme solo 9 gettoni di presenza, potrebbe non essere nelle migliori condizioni, potrebbe essere arrugginito e quindi richiedere del tempo per entrare in forma smagliante. In soldoni, anche con la superstar in questione in campo, San Antonio rischierebbe di non guarire del tutto. In più, c'è da recuperare LaMarcus Aldridge, giocatore chiave nel sistema Spurs, che garantisce il giusto tonnellaggio sotto le plance, dato che Pau Gasol è ormai l'ombra di se stesso e non è in grado più di reggere il confronto con i centri èlitari della Lega.

Rinunciare contemporaneamente a Leonard ed Aldridge è distruttivo, coach Popovich sta provando a fare di necessità virtù, provando a spremere Manu Ginobili e Tony Parker (il migliore a Houston, quasi perfetto al tiro per 12 punti finali), ma essendo entrambi agli ultimi rigurgiti di carriera, specialmente l'argentino, gli Spurs hanno i loro bei problemi da risolvere, di certo è impensabile tenere Manu in campo per 40' ed oltre. Patty Mills e Kyle Anderson sono stati quindi inseriti nello starting five a casa Rockets, seppur non abbiano le qualità per farlo, sesto e settimo uomo a Houston sono stati, per minutaggio, Brandon Paul e Bryn Forbes. Il primo insufficiente, la point guard invece ha provato a tenere in linea di galleggiamento i suoi nel terzo quarto con un paio di canestri prima di essere spazzato via dal Barba e dai suoi seguaci. Vedere Dejounte Murray preso in mezzo da Chris Paul e James Harden ci ha ispirato profonda tenerezza, l'unico starter che in qualche modo ha salvato almeno la faccia è stato Rudy Gay con i suoi 13 punti.

Negli ultimi due decenni la 'dinastia Spurs' ha fatto la storia dell'NBA. E' dal 1997 che San Antonio non manca l'appuntamento con i playoff, quest'anno rischia davvero di brutto, perchè al momento occupano il decimo seed ad Ovest, la concorrenza è tanta e molto agguerita. Gli Utah Jazz continuano a vincere e scalare la classifica, i Clippers seppure in pieno rebuilding possono contare su di un collettivo talentuoso e pronto a puntare addirittura al secondo turno, infine i Nuggets, di Jokic ed Harris, attaccanti fenomenali, ai quali basta lavorare un pochino sulla fase difensiva per diventare davvero molto temibili. Il calendario non aiuta, non è dei migliori. Gli Spurs devono smetterla di camminare a passo di lumaca, mentre tutto il resto della concorrenza corre verso la gloria.