NBA Playoffs 2018, Philadelphia 76ers - Miami Heat: questione di ritmo
NBA Playoffs, Philadelphia 76ers - Miami Heat: questione di ritmo e coesione - Foto Nba.com

NBA Playoffs 2018, Philadelphia 76ers - Miami Heat: questione di ritmo

Una delle quattro sfide del primo turno dei playoffs della Eastern Conference vedrà opporsi la squadra di Brown, Embiid e Simmons a quella di coach Eric Spoelstra, due squadre che fanno della coesione e del gruppo un'arma in più, ma le individualità dei Sixers possono fare la differenza.

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Andrea Bugno

Questione di ritmo, intensità, ed esperienza. Ma anche di coesione ed equilibrio, due dei cardini sui quali Brett Brown ed Eric Spoelstra hanno basato la costruzione dei rispettivi roster. Una delle sfide più intriganti del primo turno dei Playoff nella Eastern Conference è sicuramente quella che vedrà la sorpresa in assoluto della Regular Season, i Philadelphia 76ers, sfidare i solidi e soliti Miami Heat. Tanti i temi alla base di una serie che si preannuncia, con ogni probabilità, bella ed emozionante, dal punto di vista tattico prima ancora che di quello dello spettacolo in sé. Due sistemi di gioco alquanto diversi, ma che poggiano entrambe sull'equa distribuzione dei possessi e delle scelte, con svariate soluzioni nella faretra di entrambe gli archi, le quali possono far pendere l'ago della bilancia da una parte piuttosto che dall'altra.

La situazione ed il percorso - Sicuramente sull'esito della sfida peseranno le precarie condizioni di Joel Embiid, ancora alle prese con il post operazione all'occhio dopo lo scontro fortuito con Markelle Fultz che ne ha limitato la presenza nel finale di Regular Season. Lo stesso finale che ha visto Simmons e soci cavalcare l'onda di sedici vittorie di fila (52-30 conclusivo), le quali potrebbero rendere meno pesanti le spalle dei protagonisti, poco esperti in termini di playoff. Pochi infatti, ad oggi, i giocatori presenti in rosa che possono contare su una concreta e pesante partecipazione alla fase finale e decisiva della stagione: da Marco Belinelli ad Amir Johnson, per finire a JJ Redick. L'incognita assoluta è rappresentata, infatti, dall'approccio mentale dei vari Simmons, Saric, Fultz ed Embiid stesso con l'ambiente e le emozioni dei playoff, tutt'altro che fattore di secondaria importanza. 

Joel Embiid in azione - Foto Sixers Twitter
Joel Embiid in azione - Foto Sixers Twitter

Di contro, i Miami Heat di Eric Spoelstra da questo punto di vista appaiono decisamente più maturi e pronti alla battaglia. La squadra della Florida, capace di ritrovare quadra ed equilibrio dopo la pausa per l'All Star Game, è riuscita ad andare oltre una lunghissima serie di alti e bassi, trovando in corso d'opera un bilanciamento di interpreti e di soluzioni che hanno consentito al tecnico di recuperare il terreno perduto in partenza e di centrare la qualificazione con discreto margine sulle rivali. L'innesto di Wade ha chiuso il cerchio dal punto di vista delle rotazioni sul perimetro, mentre è sotto canestro che potrebbe mancare qualcosa, perché il solo Whiteside - molto lunatico tra le altre cose in stagione - non sempre può bastare. Come detto Spoelstra è riuscito a creare un sistema di gioco nel quale tutti gli interpreti possono risultare protagonisti e la dimostrazione di tale assunto risiede nei nove giocatori che hanno chiuso la stagione in doppia cifra di punti di media. 

I roster - Il ritorno di Simmons ha completato alla perfezione il "process" in atto in quel di Phila. L'innesto di quest'ultimo rispetto allo scorso anno, quando la manovra risultava sterile e spesso poco produttiva, è servito proprio in questo, con il prodotto di Louisiana State che ha consentito ai Sixers di innestare le marce alte in transizione e non solo. La quadra del cerchio si è trovata inoltre con gli arrivi di Redick - il più pagato in squadra - e Belinelli in corso d'opera, i quali hanno dato una dimensione molto più perimetrale alla squadra, allargando gli spazi e consentendo al play-tuttofare di avere maggiore agio in penetrazione. Stesso dicasi per Robert Covington, Dario Saric ed Ersan Ilyasova, i quali hanno confermato di sposare perfettamente le loro caratteristiche tecniche con quelle dell'australiano. A chiudere il cerchio Joel Embiid, il cui immenso talento e la cui versatilità consente ai Sixers di mantenere imprevedibilità e pericolosità, sul perimetro ed in post. Senza dimenticare le accelerate di McConnell e Fultz dalla panchina, o la vigoria di Holmes. 

Hassan Whiteside, incognita numero uno per gli Heat - Foto Miami Heat Twitter
Hassan Whiteside, incognita numero uno per gli Heat - Foto Miami Heat Twitter

Discretamente completo anche il roster a disposizione di Eric Spoelstra, il quale può contare su una cospicua batteria di esterni - in cinque al di sopra dei 100 canestri realizzati da oltre l'arco in stagione - e di un buon reparto lunghi. Al solito Whiteside si sono uniti il rookie Bam Adebayo - buon prospetto, discreta solidità e pericolosità oltre che fisicità e protezione del canestro - e l'esperienza e la versatilità di Kelly Olynyk, perfetto nel ruolo di ala grande ma anche di centro nominale all'occorrenza. A completare il quadro ci pensa James Johnson, anch'egli uterino ma di sicuro impatto in termini di intensità ed energia. Molto più complementare invece il reparto esterni, con il Deus Ex Machina - Goran Dragic - il quale mantiene saldamente il controllo e le redini della squadra, nonostante una stagione in leggero calo. Accanto allo sloveno tanti tiratori, come Ellington, Richardson e Tyler Johnson (con Waiters out per la stagione), ma anche l'esperienza di Dwyane Wade e l'energia di Justise Winslow. 

Foto Sixers Twitter
Foto Sixers Twitter

Le chiavi della serie - Energia, ritmo ed entusiasmo alla base delle fortune dei Philadelphia 76ers, che dal post ASG hanno cambiato marcia in termini di numero di possessi e, di conseguenza, di produzione offensiva, pur mantenendo intatti i propri, buonissimi, principi difensivi. Simmons, Embiid e soci - oltre ad essere la squadra che si passa più la palla - sono riusciti a trovare il giusto bilanciamento tra efficacia e spettacolo, motivo grazie al quale sono arrivati a segnare 113 punti - statistica rapportata su 100 possessi - nelle ultime 16 partite (tutte vinte), nelle quali hanno fatto registrare quarti da quaranta punti a bersaglio.

Questo il primo tarlo della difesa dei Miami Heat, i quali per avere una speranza dovranno limitare le sfuriate e la transizione dei Sixers, lasciando quanto più possibile ai ragazzi di Brown l'attacco alla difesa schierata. Gestione controllata e misurata dei possessi, con una delle difese più solide della NBA (settima), che dovrà in primis trovare una marcatura adatta per Simmons (Johnson?) per poi provare a mettere la museruola alle altre bocche da fuoco di Brown. Per Miami, invece - date per scontate le certezze sul perimetro - sarà necessario ritrovare il vero Hassan Whiteside, dominante a fasi alterne rispetto al passato: la sfida a distanza con Embiid - qualora ci fosse - potrebbe esaltare il centro di Spoelstra, facendolo ritornare un fattore come nelle stagioni precedenti, in grado di spostare gli equilibri da solo grazie alla sua capacità di rim protector. 

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