NBA Playoffs - Thunder vs Jazz, talento e organizzazione
Russell Westbrook. Fonte: NBA/Twitter

NBA Playoffs - Thunder vs Jazz, talento e organizzazione

I Big Three di Oklahoma City contro la solidità di Utah. Donovan contro Snyder, i momenti opposti di Anthony e Mitchell: questo ed altro in una serie dall'esito incerto.

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Andrea Russo Spena

Non sarà la classica serie di primo turno con una favorita e un'outsider, nonostante la favorita si chiami Oklahoma City. Thunder contro Utah Jazz è molto più di un normale turno di apertura dei playoffs NBA, è una sfida tra due squadre che giocano una pallacanestro agli antipodi, con degli interpreti molto diversi. OKC avrà il vantaggio del fattore del campo, risultato minimo se si pensa alle aspettative che gli uomini di Billy Donovan avevano a inizio regular season, mentre i Jazz hanno chiuso quinti a Ovest, al termine di una rimonta fantastica, che li ha visto ritornare dai bassifondi NBA fino all'élite del selvaggio West. Stagione in altalena per entrambe, ma più da montagne russe per i Thunder che per i Jazz, che negli ultimi due mesi e mezzo hanno trovato una continuità straordinaria. Oklahoma City ha cambiato molto in estate, con Paul George e Carmelo Anthony arrivati dal mercato dei free agents, per fare compagnia all'MVP Russell Westbrook, ma l'esito dell'esperimento Big Three non ha ancora avuto successo. Potrebbe averlo adesso, quando più conta, nella postseason, o fallire definitivamente, con tutto le conseguenze nel caso in chiave estiva. 

IL CAMMINO 

Come accennato, i Thunder hanno iniziato con le marce bassissime, rimanendo a lungo sotto il 50% tra vittorie e sconfitte, con Westbrook sempre a suo agio nella parte dell'attaccante contro tutti e gli altri due violini a girare a vuoto sui due lati del campo. Poi la svolta, partita dalla difesa, in una stagione che li ha visti sempre ondeggiare tra il quarto e il quinto posto a Ovest. Nel corso della regular season OKC ha cambiato pelle, ha perso per strada un grande specialista difensivo come Andre Roberson (fuori fino a fine stagione per infortunio), rimpiazzato dal veterano Corey Brewer, fino a trovare un assetto che è sembrato quello giusto. Ma il finale ha riservato nuovi alti e bassi a Billy Donovan: almeno un paio di sconfitte inopinate hanno costretto i Thunder agli straordinari nell'ultima settimana, per tornare proprio al quarto posto, anche grazie al traffico intasato della Western Conference. I Jazz hanno invece iniziato dalla certezza Quin Snyder, ora candidato a premio di allenatore dell'anno, senza Gordon Hayward, con gli infortuni di Rudy Gobert. Sembrava la classica annata destinata a concludersi senza playoffs, ma la scoperta del rookie Donovan Mitchell, attaccante straordinario, il ritorno ai suoi livelli di Rudy Gobert, l'innesto di Jae Crowder e soprattutto la rifioritura di Ricky Rubio, hanno concesso a Utah di correre a ritmi serrati per tutta le seconda metà della stagione, fino alla sconfitta di mercoledì a Portland, che li ha scaravantetati dal terzo al quinto posto a Ovest. 

I SISTEMI DI GIOCO

Ad aprile inoltrato, si fa ancora fatica capire a cosa vogliano fare offensivamente i Thunder. Quantomeno con continuità. Squadra costruita per convincere Russell Westbrook della bontà del progetto tecnico, Oklahoma City non ha un sistema di gioco ben definito, eccezion fatta per le accelerazioni "sempre e comunque" del suo numero zero e del pick and roll che vede coinvolto l'unico lungo di ruolo presente in quintetto, il neozelandese Steven Adams. A primi quarti in cui la palla è stata mossa velocemente, creando buoni tiri per tutti, si sono sovrapposti quarti periodi di siccità offensiva, in cui gli isolamenti hanno dettato legge, in linea con le caratteristiche del quintetto dei titolari. L'esatto opposto degli Utah Jazz di Quin Snyder, la versione più vicina della pallacanestro d'orchestra (good to great) dei San Antonio Spurs campioni nel 2014. Ricky Rubio è il playmaker, ma nell'attacco dei Jazz la palla si muove in continuazione, grazie alla point guard ombra Joe Ingles e allo stesso Donovan Mitchell, impressionante non solo come realizzatore, ma anche come interprete di un sistema complesso, che si basa su Rudy Gobert dal punto di vista difensivo, come ammesso dallo stesso Snyder, che ha definito il centro francese la sua ancora.

I ROSTER

Il roster di Oklahoma City rappresenta materia di dibattito ormai da mesi. Tanto straordinari i primi cinque (considerando Roberson uno dei migliori difensori della Lega) quanto difficili da inserire le riserve, da Raymond Felton, play di scorta, ad Alex Abrines, non solo un tiratore, passando per Jerami Grant e Patrick Patterson. Huestis e Ferguson si sono visti poco, e le loro chances di assaporare di più il campo durante i playoffs sono davvero scarse, mentre l'affaire Carmelo Anthony continuerà a far discutere. Melo è stato ormai chiaramente "declassato" al rango di tiratore sugli scarichi, ma sono in tanti a pensare che dovrebbe essere lui il leader della second unit, per avere più palloni a disposizione e per non dover essere sempre esposto difensivamente. Non sarebbe sorprendente vedere aumentare i minuti di Jerami Grant a scapito del giocatore dei Knicks. Il primo quintetto di Utah prevede invece il doppio lungo, Rudy Gobert e Derrick Favors, secondo una configurazione più tradizionale, che dimostra come anche una pallacanestro alternativa rispetto alle tendenze attuali sia possibile ed efficace. Detto di Rubio, Ingles e Mitchell, i Jazz fanno uscire dalla panchina Jae Crowder, specialista difensivo e tiratore da tre, lo svedese Jonas Jerebko come quattro tattico, il rookie Royce O'Neale come giocatore di energia e, nelle ultime gare di regular season, anche il redivivo ed esplosivo australiano Dante Exum, un Westbrook in sedicesimi, finora sempre fermato dagli infortuni. 

LE CHIAVI DELLA SERIE

Il pronostico è aperto. Per quanto visto in regular season, gli Utah Jazz sono chiaramente la squadra migliore, considerata soprattutto la difesa, mentre i Thunder hanno il doppio (se non il triplo) del talento offensivo. La spunterà chi riuscirà a coniugare al meglio proprio organizzazione e talento disponibile. Agli uomini di Donovan il compito di trovare una continuità difensiva e una chiarezza di idee in attacco, senza essere costretti a sperare nel solito Russell Westbrook, che nel quarto quarto può decidere le partite in un senso o nell'altro. OKC avrà bisogno del miglior Paul George, non solo quello da isolamenti, ma soprattutto quello che sa difendere contro qualsiasi esterno ed è coinvolto in attacco, mentre ad Anthony rimarranno i tiri a disposizione. Steven Adams e Rudy Gobert lotteranno là dove osano le aquile, Donovan proverà a costringere Snyder ad abbassare il quintetto mettendo in difficoltà Favors, mentre Utah replicherà di ritmo e continuità offensiva. Curiosità per vedere all'opera Donovan Mitchell, rookie alla prima serie di playoffs della sua carriera, e Ricky Rubio, l'uomo che potrebbe davvero cambiare gli equilibri dell'eliminatoria in caso di percentuali al tiro sopra la media della sua carriera.

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