NBA Playoffs: la longevità contro lo sviluppo nella sua alba; al primo turno sarà LeBron vs Oladipo

NBA: uno dei papabili Mvp di stagione contro il probabile Most Improved Player of the Year, una sfida che avrà molto da raccontare, ma che racchiude in sé un passato non troppo lontano

NBA Playoffs: la longevità contro lo sviluppo nella sua alba; al primo turno sarà LeBron vs Oladipo
Fonte: IndyStar

Al primo turno sarà ancora Cleveland Cavaliers vs Indiana Pacers, così come era già accaduto l’anno scorso. Svariate sono le novità in termini di roster e modalità di gioco. I Cavaliers arrivano da una stagione altalenante che ha fatto balzar fuori gli scettici: dubbiosi che questo possa essere ancora una volta l’anno della squadra di LeBron James per giungere alle Finals. Ma proprio quest’ultimo è sempre l’arma in più per qualsiasi squadra in cui abbia militato; se di contro la sua franchigia ha disputato una regular season mediocre, la sua invece è stata da superstar; il trentatreenne dell’Ohio è stato capace di migliorarsi anche dove nessuno pensava ci fosse margine di salita: 27.5 punti, 8.6 rimbalzi e 9.1 assist; queste le sue medie nella regular season, dove il “King” è sceso ogni volta sul parquet saltando zero partite. Incredibile davvero per un giocatore della sua età, ma osservando il lato fisico possiamo tranquillamente dire che supera limiti che l’uomo medio nemmeno può immaginare. Migliora invecchiando tanto che, più volte, si è voluto egli stesso paragonare al vino. Se James è uno dei papabili Mvp della stagione corrente, ad aspettarlo dall’altro lato del campo ci sarà un giocatore che certamente non si è riposato quest’anno: Victor Oladipo, il più quotato per la vincita del premio come giocatore più migliorato (Most Improved Player), è stato capace di prendere in mano una squadra data per persa dopo l’addio di Paul George, e di metterla su un binario che li ha portati fino alla quinta posizione in classifica, con un gioco solido maturato durante tutto l’anno. La shooting guard di Indiana ha viaggiato a 23 punti, 5.2 rimbalzi e 4.3 assist, migliorando ampliamente su tutti i campi del suo gioco. La squadra attorno a lui sembrava davvero destinata a portare a casa poche soddisfazioni all’inizio della regular season, smentita dopo smentita però ha convinto tutti, facendo dei Pacers una delle squadre a cui fare attenzione. I precedenti non sono certo a favore della squadra di Indiana, LeBron James non ha mai perso ai playoffs contro questa squadra nemmeno in presenza dell’all-star Paul George. Nel 2017 addirittura Cleveland ha archiviato la pratica Indiana Pacers in quattro partite, spazzando via gli avversari in quello che in gergo si definisce “sweep”, gli altri scontri sono tutti avvenuti in casacca Heat, dove James ha sempre avuto la meglio, trovando difficoltà solo nel 2013 nelle finali di conference dove le squadre si sono protratte sino a gara sette. Nello stesso anno poi Miami vincerà in finale contro i giovani Oklahoma City Thunder di Kevin Durant, Russell Westbrook e James Harden. I pronostici non paiono essere dei migliori per la squadra di coach Nate McMillan, anche se esistono degli spiragli che possono far pensare ad un’impresa. Con un occhio in questo piccolo foro ci proiettiamo ai trascorsi recenti avvenuti in regular season, ovvero le quattro gare in cui le due squadre si sono trovate l’una di fronte all’altra: tre sono state le vittorie dei Pacers e solo una quella di Cleveland. I risultati: 106-102 (Indiana), 124-107 (Indiana), 106-102 (Indiana) e 115-108 (Cleveland). Numeri che fanno ben sperare, ma che presi nel dettaglio presentano due anomalie: la prima che il roster dei Cavaliers era totalmente diverso, visto che tutti questi scontri sono avvenuti prima delle numerose trade apportate dallo staff di Cleveland; in secondo luogo dobbiamo assolutamente annotare il fatto che si trattasse di regular season e per quanto si voglia o no sappiamo tutti come i ritmi cambino una volta entrati ai playoffs, e quanto incidano quelli del signore in maglia “23”, uno dei giocatori più influenti nel post regular season della storia della lega.​

I SISTEMI DI GIOCO:

Per quel che concerne il sistema di gioco dei “wine and gold” è risaputo come ci si concentri sul dare palla a LeBron per svariati motivi: uno su tutti è che la difesa quando James ha la palla tra le mani si deve concentrare su di lui lasciando spazi aperti, perché un suo uno contro uno richiede nella maggior parte dei casi un aiuto. La sua immensa bravura nel leggere questi spazi che lacerano la difesa si fonde alla sua capacità di realizzare assist spettacolari, cosa che prende in contro tempo le difese, tutto ciò fa di lui un playmaker aggiunto. Non ha limiti sul campo, può giocare in penetrazione, fuori dalla linea da tre, o dal post; è lui l’assoluta arma in più di Tyronn Lue, e la squadra costruitagli attorno rende ancora più evidente l’idea di giocare su questa linea. Tanti i giocatori di contorno, tra cui anche i vari innesti che hanno reagito bene agli schemi di squadra: Jordan Clarkson, George Hill, Rodney Hood e Larry Nance Jr sono entrati rapidamente nei ritmi offensivi, soprattutto l’ex giocatore di Sacramento il quale sembra trovarsi in buona connessione con James. Jose Calderon è un altro di quei giocatori che offre una gran mano su tutte le zone di campo, vista la sua esperienza, e la sua efficienza nel gestire i palloni: “smart decision” è il suo motto. Il dubbio di Cleveland sarà ora vedere in che modo ruoterà i giocatori in queste partite di playoffs, e quali saranno quelli che più ne risentiranno in termini di minuti. Certo è che Kevin Love sarà l’altro uomo chiave insieme a James, il vero secondo violino, le quali caratteristiche vengono spesso sottovalutate. La sua presenza in campo fa sì che il gioco di James possa essere spostato più fuori dall’area, rendendo letale la sua visione, inoltre Love è un tiratore eccelso che se pescato libero dal difensore difficilmente sbaglia. Difensivamente concede a LeBron la possibilità di scappare via subito evitando il rimbalzo, più volte infatti abbiamo visto la famosa giocata in stile football americano, dove Love spediva la palla direttamente nelle mani del compagno in contropiede. Secondo violino sì, ma fino ad un certo punto, la sua presenza è fondamentale tanto quanto quella di James, e se davvero sarà possibile arrivare a vincere il titolo occorrerà anche un Kevin Love al massimo. Il vero problema dei Cavs rimane la difesa, il che non è una novità, quest’anno però il dato è ancora più preoccupante: si parla della peggiore squadra da playoffs negli ultimi vent’anni in defensive rating. Ma nemmeno negli anni passati la squadra di Lue aveva dimostrato una grande presenza in fase difensiva, quanto questo dato possa essere sfruttato dagli avversari si vedrà, la difficoltà sarà limitarne lo strapotere offensivo innanzitutto.  Per quel che concerne il gioco di Indiana sarà concentrato sull’uso di Oladipo come principale opzione offensiva, e probabilmente potrà essere importante la soluzione Myles Turner. Il giovane centro dei Pacers non si troverà un pivot puro a marcarlo, tranne nel caso in cui entri Tristan Thompson ma il minutaggio del Canadese è decisamente diminuito anche in regular season. Probabile che la marcatura sarà presa in questione da Kevin Love, questo potrebbe creare un vantaggio sul piano fisico per Turner, anche se non è stato un anno di consacrazione per lui. Il ragazzo ha viaggiato con una media di 12.7 punti e 6.4 rimbalzi, lasciando i suoi sostenitori su un velo di dubbio riguardo la sua maturazione, apparentemente ancora distante.

LE CHIAVI DELLA SERIE:

La vera chiave della serie in casa Cavs ha un nome: LeBron James; chiaramente la sua produttività cambia il rendimento di tutto il team. Durante l’anno ha dimostrato più volte di essere letale quando scendeva sul parquet e giocava mettendo tutto l’impegno possibile, ai playoffs ci si aspettano grandi prestazioni da uno come lui e sappiamo che non ci deluderà. Obbiettivamente Indiana è una squadra alla portata dei Cavaliers; se James e compagni prenderanno il ritmo nelle prime partite è possibile anche un 4-0, ma tanto dipenderà da come Tyronn Lue utilizzerà il suo roster nella serie. James gioca per un’altra finale, quella che risulterebbe essere l’ottava consecutiva; un giocatore che già ha fatto la storia di questo gioco ma che sicuramente vorrà ancora scriverne qualche pezzo. Se la sua volontà è quella di arrivare a giocarsi il titolo, vallo tu a fermare. Per i Pacers la chiave potrebbe essere la difesa di Cleveland; se coach McMillan sarà in grado di sfruttare le disattenzioni e i numerosi momenti di pigrizia, spesso manifestati dai giocatori Cavs in fase difensiva, allora potrebbe guadagnare vantaggi favorevoli. Già nella regular season ha dimostrato di saper battere questa squadra, potrebbe riuscirci ancora. L’altro possibile punto fondamentale è quello citato in precedenza, ovvero l’uso dei centri: Turner e Sabonis, i quali avendo un vantaggio sul piano fisico in caso fossero marcati da Love creerebbero spazi su eventuali raddoppi o aiuti. Certo è che la squadra di Lue è ferrata nell’affrontare franchigie che hanno giocatori in posizione di centro più alti e dotati nel ruolo, perciò non sarà di sicuro una passeggiata per Indiana.