NBA Playoffs - Il lavoro dei Pelicans contro Curry, in difesa e in attacco

La scelta difensiva di New Orleans contro Curry e Thompson, mentre nell'altra metà campo una delle idee principali è far lavorare Curry anche in difesa. E gara3 è andata nel migliore dei modi

NBA Playoffs - Il lavoro dei Pelicans contro Curry, in difesa e in attacco
Le analisi di VAVEL: Andrea Liguori sul lavoro dei Pelicans contro Steph Curry - Twitter

Alcune osservazioni dopo la gara3 tra New Orleans Pelicans e Golden State Warriors. Innanzitutto la cosa più banale, ovvero che New Orleans ha giocato una gran partita, diretta dal direttore d'orchestra Rajon Rondo. I Warriors hanno sì sbagliato tiri che possono segnare ad occhi chiusi, ma vanno dati i meriti alla difesa, che ha lavorato molto bene avendo perfettamente in mente la distinzione tra Curry, Thompson e Durant da un lato - a cui non va ovviamente lasciato il minimo spazio - e tutti gli altri dall'altro: la scelta è di staccarsi e rischiare magari di essere puniti proprio dai vari Iguodala, Green e Livingston. I Pelicans inoltre hanno cercato di limitare le ricezioni statiche di Davis, coinvolgendolo molto in situazioni di pick&roll o di blocchi senza palla (e ne vedremo alcune in seguito). Soprattutto però voglio soffermarmi sul piano partita di coach Gentry su Curry in entrambe le metà campo.

Iniziamo dalla difesa, dove l'idea è seguire lui e Thompson spingendoli dentro l'arco dei 3 punti. E questa scelta difensiva non è così scontata, anzi. La maggior parte delle squadre preferisce o cambiare uomo oppure raddoppiare Curry per costringerlo a liberarsi della palla, ed è qui che poi entra in gioco l'innata abilità di Green a gestire i 4contro3. Questo possesso ad esempio è uno dei rari esempi di raddoppio fatti in gara3 da New Orleans, e questo è il risultato:

Il piano invece è seguirlo e se possibile giocare sul suo fianco, in modo tale da non lasciargli spazio per un tiro da 3, che è naturalmente l'arma più temuta.

Qui Curry non ha materialmente la possibilità di prendere un tiro da 3 e deve attraversare l'arco in palleggio. Per New Orleans già questo rappresenta una vittoria.

Naturalmente parliamo di un giocatore in grado di prendersi un tiro da 3 in tutte le condizioni, ma il difensore ha comunque l'obbligo di dargli fastidio durante il tiro. E i Pelicans sono disposti a convivere con le conseguenze di questa scelta.

Lo stesso vale anche per quanto riguarda Klay Thompson, che a differenza di Steph sfrutta quasi esclusivamente blocchi senza palla. Guardate qui l'ottimo lavoro che fa Ian Clark nel contestargli il tiro.

O quello che fa qui Moore. Ripeto, non esiste probabilmente un tiro che Curry e Thompson non possono segnare, ma il coaching staff ha deciso di convivere con questi tiri piuttosto che con quelli frutto della circolazione di palla di Golden State derivante magari da un raddoppio su Curry. Nonostante il canestro, Moore non si scompone ed è subito pronto a sprintare verso la metà campo offensiva.

A dare man forte al difensore di Curry o Thompson ci pensa spesso chi marca Green, o anche Iguodala e Livingston. Come in questo caso, con Curry che viene spinto dentro e Davis che è preoccupato più dal possibile lob per McGee: ci pensa Mirotic a lasciare Green e negare un facile appoggio al ferro a Steph.

In questo possesso l'aiuto è ancora più sfacciato, e viene portato sempre dall'uomo di Green ma stavolta sull'uscita dal blocco di Thompson.

Solomon Hill non ha fretta di avvicinarsi a Green dopo lo scarico, e una volta che questo decide di tirare, gli alza la mano in faccia e sa che la difesa ha ottenuto ciò che voleva. Se poi Green segna (2/4 nelle triple in questa partita), pazienza.

Allo stesso modo la difesa non ha problemi a convivere con i tiri di Iguodala, che viene qui abbandonato da Mirotic per aiutare sull'eventuale ricezione di Green sugli sviluppi del pick&roll con Curry.

Naturalmente questa difesa non è indenne da errori, e questo i Pelicans lo sanno. Vuoi per dei blocchi sospetti, vuoi per errore del difensore, Curry può tranquillamente trovarsi in situazioni come quelle delle due clip seguenti. Ma la difesa di New Orleans è fiduciosa che situazioni del genere non capitino in misura eccessiva, e resta fedele al proprio gameplan.

 

Passando ora alla metà campo offensiva, abbiamo già accennato come i Pelicans non abbiano preparato solo come difendere su Curry, ma anche come attaccarlo, facendolo lavorare anche in difesa, sia attaccandolo in 1contro1 che costringendolo a subire tanti blocchi. Ed è per questo che E'Twaun Moore, che è il giocatore su cui Curry ha difeso maggiormente, è stato più coinvolto del solito nell'attacco. Sono stati tanti i possessi in cui Moore ha sfruttato un blocco di Davis per ricevere con un'uscita a ricciolo, e questo tipo di giochi ha un doppio effetto positivo per la squadra di Alvin Gentry: stancare, come detto, Curry e consentire a Davis di ricevere senza avere il proprio difensore addosso. E così qui può ricevere il lob alzatogli da Moore:

E qui invece, dopo che Curry costringe Moore a ricevere con i fuori dall'arco dei 3 punti invece che in area, quest'ultimo gioca un pick&roll con Davis per poi servirlo sul roll. Fallo e canestro.

Situazione simile anche qua: blocco senza palla per l'uomo marcato da Curry, che riceve sull'uscita a ricciolo e segna il floater.

Addirittura in quest'altro possesso Curry viene bloccato per ben tre volte nel giro di pochi secondi, e sappiamo che subire tanti blocchi porta ad un maggior dispendio fisico. Moore non riceve, ma con l'area libera Mirotic guadagna una posizione profonda sotto canestro approfittando del mismatch con Thompson.

Attaccare Curry vuol dire anche che quando il gioco è rotto si può passare la palla a chi è marcato da lui per permettergli di attaccarlo 1contro1. Ed è quello che in quest'occasione fa il solito Moore, che si procura il fallo.

 

Replicare una partita giocata con questa applicazione e questa intensità, supportate da buone percentuali, contro una squadra del genere è un'impresa. Però i Pelicans in gara3 hanno fatto quella che era l'unica cosa che potevano fare per avere ancora speranza: vincere. E ora devono "solo" rifarlo in gara4.