NBA playoffs, i Warriors e la sindrome della vittoria in tasca
Kevin Durant. Fonte: Golden State/Twitter

NBA playoffs, i Warriors e la sindrome della vittoria in tasca

Media e critici danno Golden State proiettata verso le Finals, ma i Dubs non vogliono cadere nel tranello: "Houston può vincere ovunque", dice Durant.

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Andrea Russo Spena

Il successo dei Golden State Warriors in gara-1 delle Finali della Western Conference ha avuto un impatto mediatico dirompente. I Dubs, campioni NBA ma reduci da una stagione con alti e bassi, erano attesi alla sfida con gli Houston Rockets di Mike D'Antoni, testa di serie numero uno a Ovest e considerata legittimamente la vera avversaria verso un nuovo titolo. Il 106-119 del Toyota Center sembra ora - quantomeno secondo una chiave di lettura prevalente - aver rilanciato in orbita Golden State e spento ogni speranza di vittoria dei Rockets.

Non è così. Houston rimane squadra pericolosissima sui due lati del campo, che solo la miglior versione di Golden State è riuscita a piegare nel secondo tempo del primo episodio della serie. Ecco perchè i Warriors si affrettano a ripetere in coro che la sfida sarà lunghissima, e che una vittoria non basta a ipotecare le Finali di Conference. "Non è vero che non abbiamo più pressione - dice a proposito Klay Thompson, come riportato da Chris Haynes di Espn - non vogliamo pensarla così. E' una trappola, c'è ancora tanta pressione su di noi. Certo, il gioco di Houston è faticoso per loro e li costringe sempre ad attaccare. Hanno un giocatore che attacca sempre dal palleggio e poi devono difendere, non è facile. In gara-1 abbiamo dato il meglio, facendo muovere bene la palla sul perimetro, in modo tale che tutti la toccassero. In questo modo è stato più facile conservare energie per fare ciò che dovevamo. Ma dobbiamo continuare a essere efficaci". Gara-1 come un punto di partenza, insomma. La pensa così anche Steve Kerr: "Abbiamo subito impostato il nostro ritmo - dice il capo allenatore di Golden State - ma ora abbiamo la possibilità di prendere un vantaggio ulteriore vincendo domani. Sarebbe importante, il piano è vincere ancora". "E' solo una gara", avverte Draymond Green, riferendosi al successo di lunedì.

Sulla stessa lunghezza d'onda Stephen Curry: "Abbiamo già girato pagina. Siamo venuti qui pensando solo a gara-1, perchè era l'unica partita che avevamo davanti. So che suona come un clichè, ma le squadre che hanno una mentalità vincente, da titolo NBA, ragionano in questo modo. Ora ci sono ancora quarantotto minuti in cui giocare e fare il nostro lavoro, cercando di capire cosa abbiamo fatto bene e in cosa invece possiamo ancora migliorare. Per gara-2 servirà la stessa mentalità. Quarantotto minuti davanti a noi, si parte da zero a zero, dobbiamo ripetere quanto fatto in gara-1, anzi, in maniera ancora migliore, più decisa". Non si fida dei Rockets Kevin Durant, dominante nel primo episodio della serie: "Non penso che la vittoria sia stata un gran momento di svolta per noi. Houston può vincere ovunque, l'hanno già dimostrato in passato. Sappiamo che è una serie in cui dobbiamo vincere quattro partite. Gara-1 non ti garantisce il successo finale. Dobbiamo solo continuare a giocare". Alzare i ritmi, spingere in transizione, avere lo stesso senso di urgenza di domenica notte: sono queste le priorità dei Golden State Warriors. E magari provare a insinuarsi in qualche crepa che potrebbe nascere nel fronte avverso: "Non possiamo giocare così tanti isolamenti contro una squadra tanto forte in difesa - il monito di Eric Gordon, guardia dei Rockets - sappiamo che abbiamo i migliori giocatori di isolamento, ma contro una squadra del genere diventa dura. Mi piacerebbe avere più palloni".

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