NBA playoffs - Golden State, tornano i fantasmi del passato

Houston sbanca la Oracle e mette i Warriors spalle al muro: senza flusso e transizione, Golden State è in estrema difficoltà. L'importanza delle difese e degli isolamenti.

NBA playoffs - Golden State, tornano i fantasmi del passato
Kevin Durant. Fonte: Golden State Warriors/Twitter

Dopo sedici vittorie consecutive ai playoffs alla Oracle Arena, i Golden State Warriors di Steve Kerr si inchinano in casa. Lo fanno in gara-4 di Finale di Conference contro gli Houston Rockets, al termine di una partita tiratissima, che ora gonfia le vele dei texani, tornati ad avere il vantaggio del fattore campo e con l'inerzia tutta dalla loro parte. Una sconfitta che è molto più pesante di quanto sembra per i campioni NBA, ora davvero spalle al muro contro un avversario che ha dimostrato di non voler mollare niente. Questi i temi principali della sfida appena conclusasi: 

- Attacchi? Difesa. Dimenticate i Phoenix Suns di Mike D'Antoni, quelli di Steve Nash e dei seven seconds or less. In una serie di playoffs in cui due squadre sono vicinissime, è la difesa a orientare le partite. Inizio strepitoso dei Warriors, che non hanno concesso punti per oltre cinque minuti, poi gran lavoro di Houston, che ha bloccato il flusso di Golden State: eccezion fatta per i tiri folli di Curry e un finale di terzo quarto da urlo, l'attacco dei Dubs ha lungamente battuto in testa, letteralmente soffocato dalla difesa dei Rockets. 

- Isolamenti. E' una serie di isolamenti. Paradossale, se si pensa a quanto visto in regular season. Se si gioca di isolamenti Houston ha una chance in più. James Harden e Chris Paul sono giocatori di questo tipo, oltre a essere grandi passatori. Senza Andre Iguodala, Golden State ha meno esterni che possono cambiare e difendere uno contro uno. Dall'altra parte Curry e Thompson non battono quasi nessuno dal palleggio (escluso un Harden svogliato), e il solo Kevin Durant deve togliere le castagne dal fuoco a Kerr. Si evidenziano così i limiti realizzativi di Draymond Green, Kevon Looney e Jordan Bell, giocatori di sistema (Green è buona parte del sistema) ma che, presi individualmente, non sono superstar, di certo non offensivamente.

- Il flusso. Houston ha dimostrato di poter vincere anche senza giocare di flusso, senza triple in transizione, ma con tiri presi allo scadere dei ventiquattro secondi, con Harden che attacca sui cambi e con Chris Paul che tira alla disperata. Golden State non può prescindere dal suo flusso: una volta persa la transizione, tolto il movimento di palla con cambi forsennati, la squadra di Steve Kerr è lontanissima dal suo meglio. Prova ne sia il quarto quarto di stanotte. 

- Golden State, è come il 2016? Gara-4 contro i Rockets ha ricordato tantissimo gara-7 delle NBA Finals contro i Cleveland Cavaliers. Lì fu Kyrie Irving a giustiziare i Warriors, stavolta è stato Chris Paul a mettere al tappeto i californiani. Stesso schema: palla ferma, perchè Golden State è un ingranaggio perfetto, che appena si inceppa finisce per fermarsi. Tagli, movimento, triple: se salta tutto ciò, saltano i Warriors. Gli ultimi possessi, con Curry e Durant a cercare ossigeno, sono stati la fotocopia di quelli con i Cavs nella famosa gara-7 della stoppata di LeBron e del tiro di Irving. Neanche KD basta a Golden State: il loro sistema è predicato su altro, non su isolamenti.

- Il fuoco di Curry e poco altro. Sono d'altronde i numeri ad avallare la tesi di un attacco di Golden State in netta difficoltà. Solo quattordici assist in gara-4, per una squadra abituata a ben altre cifre. La dimostrazione del lavoro fatto da Houston in difesa (ha funzionato il quintetto senza Capela, con P.J. Tucker e Gerald Green estremamente aggressivi) e delle difficoltà di Klay Thompson, a mezzo servizio dopo un contatto nel primo quarto. Numeri che stanno andando dalla parte di Houston sin da gara-2. In mezzo, i fuochi di artificio di Curry, sia in gara-3 che nel terzo quarto di gara-4: nel primo caso sono bastati, nel secondo no. 

- Harden e Paul. Anche nell'NBA contemporanea non esiste un backcourt che abbia tante soluzioni offensive come quelle dei Rockets. Harden e Paul sono due clamorosi giocatori di uno contro uno: in alcuni casi hanno esagerato nell'attaccare il ferro a testa bassa, ma finora hanno avuto ragione. Non si può dire lo stesso di Curry e Thompson, che hanno bisogno costruirsi tiri di sistema per essere devastanti. La marcatura faccia a faccia degli esterni dei Rockets su di loro ha fatto la differenza. 

- Le prospettive. Ora l'inerzia è tutta dalla parte di Houston, che ha vinto una gara cruciale e che sembra essere avviata verso le Finals. Presto per trarre conclusioni, ma gara-4 potrebbe essere stato lo spartiacque di questa serie, specie se i Warriors non recupereranno Iguodala e non cambieranno registro in attacco. Tirare presto, alzare i ritmi diventa fondamentale per Steve Kerr e i suoi ragazzi, mai così in difficoltà nell'era Durant.