Italbasket, l'analisi individuale, ep. 9: Marco Cusin

L'unico vero difensore d'area della rosa azzurra da qualche anno a questa parte ricoprirà un ruolo fondamentale nello scacchiere di Pianigiani.

Italbasket, l'analisi individuale, ep. 9: Marco Cusin
Italbasket, l'analisi individuale, ep. 9: Marco Cusin

Che piaccia o meno, uno come Marco Cusin a questa Nazionale Italiana serve. Difficile che non piaccia, vista l'enorme abnegazione che il centro attualmente in forza alla Vanoli Cremona mette in campo, specialmente in difesa. Ma la medaglia ha sempre due facce. E anche quando si parla del Cuso bisogna guardarle entrambe, nonostante una sia molto più bella dell'altra. Il nostro centrone ha ormai raggiunto i 30 anni ed è un punto fermo del roster di Simone Pianigiani, anche perchè di altri come lui ce ne sono pochissimi. E così il centro nativo di Pordenone si appresta a cominciare la sua terza avventura agli Europei.

Già, perchè Cusin era già stato chiamato da Pianigiani sia nel 2011 che nel 2013, raccogliendo ben poche soddisfazioni nella prima esperienza, migliorando invece notevolmente nell'ultima edizione, complice anche l'assenza di un perno come Andrea Bargnani, che ha significato più minuti in campo e più possibilità. Toccata quota 30 anni (classe 1985), è arrivato il momento di fare quel salto di qualità che è lecito aspettarsi, cercando di impegnarsi più di quando fatto nelle ultime esperienze azzurre, dando un contributo maggiore alla causa.

A influenzare il rendimento in azzurro potrebbe anche esserci il fatto che Cusin, in 13 anni di carriera, abbia cambiato troppe squadre: Trieste, Biella, Ferrara, Fabriano, Cremona, Pesaro, Cantù, Sassari e infine ancora una volta Cremona. Certo, non sarebbe una novità che un italiano cambi così tante maglie, ma lo diventa se si pensa che Cusin non è mai stato un punto fermo e fondamentale dei roster. Anche quest'anno sarà un comprimario, ma il suo ruolo sarà fondamentale. Analizziamo nel dettaglio cosa può dare il Cuso a questa Nazionale.

PRO - La sua fisicità è a dir poco fondamentale per la squadra. Lui e Cervi erano gli unici veri difensori d'area massicci tra i 16 chiamati da Pianigiani per la preparazione, quelli che con il loro fisico non soffrirebbero troppo sotto canestro, visto che Melli potrebbe pagare in centimetri alcune situazioni difensive. Quello che non riesce a dare Bargnani nella sua metà campo, lo deve dare Cusin. Inoltre i suoi blocchi a dir poco marmorei aiuteranno tantissimo il pick'n'roll azzurro, aspetto del gioco che gli è valso il soprannome di Pandino.

CONTRO - La tecnica è quella che è, o ancora meglio che non è. Putroppo il numero 12 azzurro non è mai stato un mostro nella metà campo offensiva e non è certamente un fattore se è lontano più di due metri dal ferro. E anche sui movimenti in post avremmo qualcosa da ridire. Ovviamente non si può pretendere che da un giorno all'altro diventi l'Olajuwon italiano, e ci mancherebbe, però questi suoi limiti offensivi potrebbero pesare enormemente. E attenzione anche alla rudezza difensiva e ai problemi di falli in cui potrebbe incappare.

IL RUOLO - Comprimario, e su questo non ci sono dubbi. Specialista difensivo? Probabilmente sì. Certo, in una squadra avere almeno un difensore d'area è fondamentale, il problema è che Bargnani non lo è, che Melli è come detto un po' undersized, e la grinta non può compensare del tutto questo aspetto. Quindi resta solo Cusin. Difficile pensare che, con gli altri in salute, metterà piede in campo per più di un quarto d'ora a partita. Ma in quel quarto d'ora dovrà dare tutto, con concentrazione, aspetto da limare, e soprattutto reggere tecnicamente contro i centri avversari, i Raduljica, i Gasol e tutti gli altri. Se dovesse farcela, a quel punto le cose potrebbero mettersi molto meglio.