C’è Israele sulla strada dell’Italia: conosciamoli meglio

La selezione israeliana affronterà gli Azzurri nell’ottavo di finale di domenica prossima, alle 18.30 a Lille. Ma non è affatto la squadra materasso delle sedici compagini rimaste, anzi. Riuscirà l'Italia a superare l'ostacolo rappresentato dai ragazzi di coach Edelstein?

C’è Israele sulla strada dell’Italia: conosciamoli meglio
C’èIsraele sulla strada dell’Italia: conosciamoli meglio

Il 13 settembre si troveranno di fronte la seconda classificata del gruppo A, Israele (3-2), e la terza del gruppo B, l’Italia (3-2). Gli israeliani vengono da un girone eliminatorio molto ben giocato, l’Italia dalle due imprese di quello che è stato definito come il “girone di ferro” di questi Europei.

I ragazzi di Coach Edelstein hanno esordito col botto, superando la Russia (grossa delusione della manifestazione continentale) e la Finlandia. Sconfitta indolore all’overtime contro la Bosnia, prima di superare nel confronto diretto la Polonia di Gortat, assicurandosi il secondo posto e lasciando a riposo i giocatori principali contro la Francia, che ha spazzato via gli israeliani in una gara fra seconde linee dei rispettivi roster.

L’Italia sia presenta alla sfida nel miglior momento della nazionale azzurra da 10 anni a questa parte, ed ovviamente può giovarsi dei favori del pronostico. La pressione potrebbe sembrare tutta dalla parte di Gallinari e compagni, ma Israele non è una squadra che un occhio attento sottovaluterebbe.

Prima dell’inizio del torneo, ci eravamo chiesti se Casspi e compagni sarebbero stati la sorpresa o la cenerentola degli Europei. I risultati hanno dato ragione alla prima ipotesi, oltre ogni aspettativa. Gli israeliani, se si eccettua la partita con la Bosnia, sono stati bravi a capitalizzare le occasioni create, vincendo ben tre gare con degli ottimi finali di partita. Al netto della sconfitta contro la Francia, tutte le partite si sono risolte in volata.

Leader tecnico ed emotivo della squadra è l’ala dei Sacramento Kings Omri Casspi. Quest’ultimo viene impiegato con un minutaggio astronomico da coach Edelstein: nelle 4 partite giocate, viaggia ad una media di 37.8 minuti a partita, risultando il miglior marcatore dei suoi con 18.5 punti e il miglior rimbalzista con 7.5 carambole a partita, davanti all’americano naturalizzato D’or Fischer. L’ex Mavericks, il play Gal Mekel, è secondo nei punti con 14.8 e primo negli assist con 5 cioccolatini da scartare a partita. Il dato più interessante è però quello dell’ala grande Eliyahu, le cui 4 assistenze abbondanti a partita ne fanno un giocatore pericolosissimo quando riceve palla in post alto.

L’attacco tipo di Israele comincia dalle mani di Mekel, si sviluppa attraverso il gioco alto-basso tra Fischer ed Eliyahu, che in post alto controlla il piazzamento dei suoi. Limonad e Kadir si dividono equamente lo spot di guardia, cercando insieme a capitan Casspi di allargare il più possibile il campo. A questo punto, l’attacco viene finalizzato dopo una fitta rete di passaggi di ispirazione motion offense, ma che possono anche concludersi rapidamente se l’ala grande riesce a pescare il taglio degli esterni verso il canestro, secondo principi che ricordano molto la Princeton offense di Carriliana memoria.

Israele privilegia la ricerca del tiro a più alta percentuale disponibile sul parquet, in controtendenza con il gioco tanto in voga attualmente nella NBA. Utilizza pochissimo il tiro da tre punti, ma è prima per percentuale di realizzazione da oltre l’arco con il 42.5%. Ciò è solo apparentemente paradossale, in quanto un attacco così efficiente (sono anche quinti per assistenze complessive, a fronte di un pace di gioco molto controllato) vive di alte percentuali. Israele segna solo 75 punti a gara e ne subisce praticamente altrettanti (stats che su 5 partite vanno prese con le molle, vista l’ininfluente imbarcata contro i francesi nell’ultima gara). Il totale dei rimbalzi li vede ventesimi nella speciale classifica, ma non perché abbiano scarsi rimbalzisti, quanto piuttosto perché le chance di rimbalzo sono minori, a causa dei canestri realizzati e del basso ritmo imposto alla gara, con solo 59 tiri tentati a partita.

Il turno di riposo osservato da Casspi e Mekel nell’ultima partita del girone la dice lunga su quanto dovremmo aspettarci contro l’Italia. I due sono gli unici oltre i trenta minuti di utilizzo. Completano le rotazioni i venti minuti a partita ciascuno a guardia di Kadir e Limonad, i circa 29 di Eliyahu (che vedremo costantemente in campo contro l’Italia, anche da centro), i 25 di Fischer e di Ohayon, play aggiunto e unico rappresentante rimasto del Maccabi, di cui è capitano.

Le assenze di Pnini e di Halperin sembrano aver compattato il gruppo rendendolo maggiormente proattivo nella risposta alle avversità della competizione. Le amichevoli perse senza demeritare contro la Serbia hanno infuso quel pizzico di fiducia necessaria nella mente dei giocatori, ma è stata la vittoria all’esordio sulla Russia la chiave di volta per il passaggio del turno: gli israeliani hanno capito subito che un’altra W sarebbe stata sufficiente, e l’hanno ottenuta il giorno successivo ai danni della Finlandia. Contro la Polonia la ciliegina sulla torta che ha significato secondo posto.

In una recente intervista per il sito ufficiale della competizione, Casspi ha enfatizzato molto l’aspetto del team basketball giocato dai suoi, e della fiducia che pian piano hanno guadagnato migliorando le prestazioni individuali e traslando tale improvement nei risultati di squadra. Gli stessi Casspi e Mekel hanno lavorato molto sulla tecnica di base, questa estate, col preparatore personale David Thorpe.

La chiave tattica della partita sarà nell’imposizione del pace, il ritmo della gara. L’Italia deve puntare ad aumentare il numero di possessi, facendo correre gli israeliani e sfruttando magari il proprio quintetto atipico con Gallinari da “4” tattico. Israele ha un gioco molto più tradizionale, con doppio lungo e gestione oculata dei possessi, senza attaccare il rimbalzo d’attacco ma puntando all’equilibrio e alla transizione difensiva dopo il tiro. L’Italia deve stare attenta a non concedere punti da palla persa, che potrebbero aumentare l’autostima degli avversari, nonché le percentuali. Sembra banale, non lo è: aumentando il ritmo della gara, il rischio di palla persa e di errori nella gestione dei possessi è più elevato. Un rischio al quale Israele si sottrae per principio, anche se le partite ad eliminazione diretta sono tutt’altra cosa rispetto al girone e provocano una maggiore pressione nelle giocate.

La difesa sulle penetrazioni di Mekel sarà altrettanto importante. L’attacco di Israele nasce dalle mani del play ex NBA, con un’entrata a canestro o con l’entry pass per Fischer: bloccare le prime due opzioni dell’attacco vorrebbe dire instillare il tarlo del dubbio nella testa degli israeliani, poco inclini all’improvvisazione. Casspi è l’unico che in situazioni statiche sia in grado di crearsi il tiro dal palleggio (come dimostrato con due triple consecutive dal nulla contro la Polonia, quando Israele faticava ad avvicinarsi a canestro vista l’ingombrante presenza di Gortat), ma non è un realizzatore puro come può essere il nostro Gallinari, e alla lunga questo potrebbe fare tutta la differenza. In attacco, come detto, l’utilizzo dello small ball da parte degli italiani potrebbe creare mismatch decisivi per portare a casa la contesa.

Non sarà quindi una partita facile, ma l’impressione è che gli accoppiamenti siano dalla parte degli Azzurri. Non resta che sfruttare al meglio le armi a disposizione della squadra di Coach Pianigiani, in una partita da vincere senza se e senza ma per arrivare fra le magnifiche otto del Vecchio Continente.