Basket olimpico - Da Torino a Rio: la Croazia e i suoi leader alla caccia di altri sgambetti

I giustizieri dell'Italia nel preolimpico di Torino si apprestano a rappresentare una delle outsider più credibili del lotto: l'obiettivo podio sembra alla portata, ma nella bagarre...

Basket olimpico - Da Torino a Rio: la Croazia e i suoi leader alla caccia di altri sgambetti
Basket olimpico - Da Torino a Rio: la Croazia e i suoi leader alla caccia di altri sgambetti

Tra qualche giorno, sul divano di casa, noi italiani che guarderemo le partite del torneo di basket delle Olimpiadi di Rio de Janeiro ci potremmo sentire come Bill Murray nella scena finale di Space Jam, quando in tribuna, voltandosi verso l'amico Larry Bird alla partita dei Bulls, proferì un lapidario: "Larry, là potevo esserci io...". Probabilmente nessuno di noi si troverà davvero a fianco la leggenda dei Celtics, e probabilmente, salvo qualche eccezione, nemmeno si sarebbe potuto trovare fisicamente a Rio. Sta di fatto che chi avrebbe rappresentato il tricolore, ovvero la nostra amata nazionale di basket, dividerà la stessa sorte degli appassionati, ovvero il posto sul divano di casa. Al nostro posto sull'aereo verso il Brasile è salito chi l'ha meritato di più, ovvero la Croazia, la giustiziera azzurra nella finale del preolimpico di Torino.

24 ANNI DOPO - La compagine slava è una delle più giovani, essendo anche una delle nazioni nate più tardi: la prima partecipazione olimpica di cui si ha memoria è quella del 1992, rappresentata da una nazionale guidata da Drazen Petrovic in campo, il cui incredibile cammino si arrestò solo in finale contro la superpotenza del Dream Team statunitense. La medaglia in palio per gli umani, ovvero quella d'argento per il secondo posto, può comunque valere tanto quanto una vittoria, visto lo strapotere di quel Team USA e del prestigio che si porta a spasso. Dopo la tragedia che colpì tutto il basket, più in particolare quello a scacchi bianco-rossi, ovvero la prematura morte di Petrovic nell'estate nel 1993, iniziò un periodo di flessione, non prima però di aver conquistato tre bronzi, due agli europei e uno ai mondiali.

Drazen Petrovic  e Michael Jordan. (fonte immagine: nbapassion.com)
Drazen Petrovic e Michael Jordan. (fonte immagine: nbapassion.com)

I SETTIMI POSTI - Nel 1996 il ritorno alle Olimpiadi fu bagnato da un settimo posto piuttosto deludente e da una prematura eliminazione ai quarti di finale contro un avversario alla portata come l'Australia. Fu il primo di una lunga serie di flop, tanto lunga che ad oggi, tra Olimpiadi, Europei e mondiali, una medaglia manca dal sopracitato terzo posto alla manifestazione continentale del 1995. Per rivedere la Croazia ai giochi si dovette aspettare l'edizione di Pechino, nel 2008: il girone fu agevolmente superato, ma al terzo posto dietro Argentina e Lituania (rispettivamente terza e quarta a fine competizione), il tabellone stabilì così una complicata sfida con la Spagna, poi vincitrice della medaglia d'argento alle spalle di Team USA. Il 72-59 sancì la fine della corsa per l'allora squadra di Repesa, ancora una volta settima.

OBIETTIVO QUALIFICAZIONE - Importante è comunque notare che nelle tre partecipazioni sotto i cinque cerchi, la Croazia sia sempre stata in grado di superare almeno il girone, ribadendosi squadra ostica ma ogni tanto, come nel 1996, con passaggi a vuoto non necessari e deleteri. Quest'anno si aggiunge una difficoltà in più, ovvero il tasso tecnico molto elevato del girone B. Guardandolo, a prima vista, si può affermare che hanno evitato Francia, USA e Serbia. Certo, però il Venezuela e la Cina sarebbero stati ottimi avversari. L'unica concorrente piuttosto spacciata a prima vista è la Nigeria, per il resto le altre cinque si daranno bagarre massima: la Spagna parte un passo avanti a tutte, appena dietro c'è l'Argentina, poi Brasile, Lituania e appunto Croazia. Indubbiamente, per quanto mostrato a Torino specialmente tra semifinale e finale (vittorie con Grecia e Italia), Kruno Simon e compagni dovranno giocare a cento, senza permettersi cali. Una chance però esiste, ed è anche piuttosto grossa.

IL ROSTER

NOME SQUADRA RUOLO ETA'
4 Luka Babic Cedevita Zagabria Ala 24
5 Filip Kruslin Cedevita Zagabria Guardia 27
6 Rok Stipcevic Dinamo Sassari Guardia 30
7 Krunoslav Simon Olimpia Milano Guardia/Ala 31
8 Mario Hezonja Orlando Magic Guardia/Ala 21
9 Dario Saric Philadelphia 76ers Ala/Centro 22
10 Roko Ukic Pallacanestro Cantù (ora FA) Guardia 32
12 Darko Planinic Saski Baskonia (ora FA) Centro 25
15 Miro Bilan Cedevita Zagabria Centro 27
33 Zeljko Sakic Cibona Zagabria Ala/Centro 28
35 Marko Arapovic Cedevita Zagabria Ala 20
44 Bogdan Bogdanovic Brooklyn Nets Guardia 27
ALL. Aleksandar Petrovic      

LA CINTURA DI ORIONE - Difficile individuare chi sia l'elemento maggiormente di spicco tra Krunoslav Simon, Bogdan Bogdanovic e Dario Saric. Indubbio è che il cocktail che si genera possa talvolta risultare letale per le difese avversarie: il primo, guardia/ala di Milano e leader tecnico naturale, è probabilmente il maggior creatore offensivo, agendo varie volte anche da playmaker, portando palla e iniziando l'azione con la stessa impeccabile capacità con cui la conclude; il secondo è il partner-in-crime del numero 7, probabilmente il realizzatore più puro e quello più capace di essere al posto giusto al momento giusto, non disdegnando comunque gli attacchi in isolamento; il terzo è invece lo sparigliatore, il lungo con le mani morbide che sa aprire il campo con la stessa facilità con cui va a rimbalzo su entrambi i fronti, nonostante sia la metà campo offensiva il maggior territorio di conquista.

OSCILLAZIONI PSICOLOGICHE - Allargando il discorso all'intero roster, coach Aza Petrovic dispone di diverse soluzioni, anche se l'impressione è che la rotazione potrebbe ancora essere ristretta a 8, massimo 9 giocatori. La forza offensiva trova da contraltare l'aspetto mentale di una squadra che, come capita a molte compagini dell'est Europa, è troppe volte instabile. Eccessi di foga pericolosi, come quello nel quale è incappato Simon nella finale del preolimpico contro l'Italia (tre falli in un respiro che l'hanno tolto dal primo tempo), misti ad alcuni cali di tensione che pregiudicano la tenuta di una difesa già non del tutto impermeabile. Difficile certamente parlare di contender, più adatto il termine outsider, ma con tanta voglia di stupire ancora e togliersi qualche soddisfazione. Magari in un ipotetico quarto con la non proprio amata Serbia...