Ncaa Final Four 2017- North Carolina: alla ricerca del titolo perduto

Dopo la sanguinosa sconfitta in finale dell'anno scorso, North Carolina approda per la ventesima volta nella sua storia alle Final Four. Oregon è il primo ostacolo da superare per tornare a giocarsi il titolo.

Ncaa Final Four 2017- North Carolina: alla ricerca del titolo perduto
Ncaa - North Carolina: ce ripigliamm' tutt' chell che è 'o nuost

North Carolina convive con la pressione della favorita sin dall'inizio del torneo, sia per la storia dell'ateneo, sia per l'effettiva forza della squadra, quindi il raggiungimento delle Final Four è l'obiettivo minimo che i Tar Heels si sono posti ad inizio Marzo. Adesso però la situazione inizia a scottare: mancano due partite alla vittoria del titolo e la squadra di coach Roy Williams è pronta a riprendersi quello che le è stato tolto lo scorso anno dal buzzer beater di Jenkins. 

Il cammino di North Carolina inizia con una partita stravinta contro Texas Southern per 103-64 con 21 punti di una delle stelle di questa grande squadra: Justin Jackson. La vittoria contro i Tigers lascia in bocca a coach Williams un retrogusto amaragnolo dettato dall'infortunio alla caviglia destra dell'altra stella della squadra: Joel Berry II. La point guard di Orlando però continua a giocare e guida i suoi alla vittoria contro Arkansas, la più sofferta prima di giocare contro Kentucky, che vale il pass per le Sweet Sixteen. Tra le migliori sedici del torneo, i Tar Heels affrontano Butler in una sfida tra uno dei migliori attacchi e una delle difese più aggressive del continente a stelle e strisce. La difesa dei Bulldogs riesce ad arginare molti giocatori di North Carolina, ma le due stelle si caricano la squadra sulle spalle prendendosi la maggior parte dei tiri (il 54% del totale) portando i Tar Heels all'ennesima facile vittoria e alle Elite Eight. 

Sono proprio le Elite Eight il vero banco di prova per le ambizioni di North Carolina. Nell'altra metà campo ci sono i Kentucky Wildcats guidati dagli splendidi Monk e Fox che poche ore prima hanno abbattuto UCLA e Lonzo Ball. Il match rappresenta alla perfezione la March Madness: i Tar Heels dominano il primo tempo, chiuso a +5, ma nei secondi venti minuti Kentucky torna a spingere come contro UCLA e prende la testa della gara; sembra tutto fatto per il passaggio dei Wildcats alle Final Four, ma un blackout di quattro minuti permette a North Carolina di rientrare nel match. Kentucky pareggia con le triple insensate di Fox e Monk, ma a sette decimi dalla sirena arriva il canestro di Maye che regala il pass a North Carolina. 

Il jumper decisivo di Maye | Photo: GettyImages
Il jumper decisivo di Maye | Photo: GettyImages

Come nel primo turno però, alla grande gioia per il raggiungimento del primo obiettivo, si affianca l'amara sensazione di aver perso Joel Berry II. La guardia infatti si è nuovamente infortunata nella partita contro la squadra di Coach K, questa volta alla caviglia sinistra e rischia seriamente di saltare il match che vale la finalissima contro Oregon. Notizie certe si avranno solo a ridosso della partita, ma l'eventuale assenza di Berry II complicherebbe di molto i piani di Coach Williams e Jackson sarebbe elevato definitivamente a leader della squadra, con annesse pressioni e responsabilità. 

L'esperienza di North Carolina resta comunque un fattore decisivo nel cammino verso Phoenix e nelle Final Four potrebbe essere la discriminante contro squadre come Oregon e South Carolina, una per la prima volta alle Final Four dal '39 e l'altra per la prima volta in assoluto. Certo, tra South Carolina e i Tar Heels c'è sempre Gonzaga, guidata da uno strepitoso Nigel William-Goss, ma contro i Bulldogs, North Carolina potranno far valere il loro dominio nella zona pitturata che li ha contraddistinti fin ora.

La ricetta vincente per North Carolina sta quindi nel suo attacco e nella sua esperienza, anche recente come quella dello scorso anno. L'unica speranza per le avversarie, Oregon in primis, è che Berry non scenda in campo e che per questo motivo l'attacco studiato da Coach Williams non perda di fluidità, altrimenti si fa dura per tutti.