Ncaa Final Four 2017 - Gonzaga e la stagione (quasi) perfetta

I Bulldogs hanno strappato il primo biglietto per le Final Four nella propria storia, spazzando i dubbi sulla veridicità del 30-1 maturato nell'arco della loro stagione. Ora Few punta al colpo grosso.

Ncaa Final Four 2017 - Gonzaga e la stagione (quasi) perfetta
NCAA 2017 - Gonzaga e la stagione (quasi) perfetta

Tempo di Final Four in quel di Glendale, Phoenix: la March Madness del torneo NCAA, che porta università sparse in tutti gli Stati Uniti a darsi battaglia in un enorme tabellone ad eliminazione diretta (per intenderci, simile a quelli dei tornei tennistici) è arrivata al suo punto clou. Quattro le squadre rimaste, che si affronteranno in semifinali e finali, tutte nella capitale dello stato dell'Arizona. Noi di VAVEL Italia ci stiamo inoltrando all'interno di ognuna delle quattro realtà impegnate: dopo le sorprese South Carolina ed Oregon e la corazzata North Carolina, tocca ai Gonzaga Bulldogs, qualificati come testa di serie numero 1 del tabellone West ed impegnati sabato notte (appena oltre la mezzanotte italiana) proprio contro South Carolina.

Tra i ragazzi di coach Mark Few spunta un nome a luccicare più degli altri: è quello di Nigel Williams-Goss, point guard in forza ai Bulldogs dopo due annate trascorse con l'Università di Washington. Goss, eletto giocatore dell'anno della West Coast Conference per il 2017, è la vera punta di diamante degli Zags. Con Gonzaga ha chiuso la regular season per la prima volta sopra il 50% dal campo, con il 91% in lunetta ed una media che sfiorava i 17 punti, con un picco di 36 nella prima partita dell'anno, a San Francisco. Nel tabellone della March Madness il prodotto di Findlay ha mantenuto una media di 15.5 punti, spesso e volentieri dialogando con il centro Przemek Karnowski. Il gigante polacco (216 cm per 136 kg) è al quinto anno coi Bulldogs, e dopo aver saltato praticamente tutta la stagione 2015/16 per problemi alla schiena che lo hanno costretto (tra mille e più complicazioni) anche a rimandare l'eleggibilità al draft NBA, quest'anno è esploso dimostrando tutto il suo valore. Un corpo da montagna accompagnato da piedi rapidissimi e mani da pianista, che gli permettono di smazzare passaggi dal post ai limiti del reale o di incassare punti personalmente nel pitturato. Oltre all'asse 1-5, il resto del quintetto titolare ha da dire la sua: l'altro lungo, il classe 1995 Jonathan Williams, garantisce punti ed intensità continua sotto entrambi i tabelloni, mentre Mathews e Perkins hanno dimostrato di poter essere tiratori pericolosi soprattutto sugli scarichi, caratteristica che permette a Gonzaga di aprire il campo per trovare spazi letali nelle difese avversarie. La panchina offre una rotazione sostanzialmente allungata ad otto uomini: Zach Collins, sulle cui spalle si posano tanti occhi di osservatori NBA, e Tillie forniscono un ricambio continuo al frontcourt, mentre Silas Melson, nella sua annata da junior, sta dimostrando di poter rimpiazzare le guardie con grandissime prestazioni in fase realizzativa.

Annata da sogno quella degli Zags: su 33 partite di regular season, 32 hanno portato una W nell'università di Spokane, Washington. La bellezza di 21 vittorie consecutive, da novembre a febbraio, sconfiggendo tutte le concorrenti nella West Coast Conference prima dell'unica sconfitta, contro i BYU Cougars. Comunque, la March Madness ha visto i Bulldogs fare fede al loro titolo di schiacciasassi. Archiviata la straripante vittoria per venti punti contro South Dakota State in primo turno, i ragazzi di coach Few si sono liberati anche di Northwestern (79-73) prima del tiratissimo match di Sweet 16, quello contro la quarta testa di serie, i West Virginia Mountaineers, deciso per 61-58 da una tripla di Jordan Mathews nell'ultimo minuto di gioco. In Elite 8 (equivalente dei nostrani quarti di finale) è toccato invece alla cenerentola Xavier, spazzata via dalla straordinaria produzione offensiva di Gonzaga, che ora attende, da super favorita, la sfida contro un'altra debuttante alle Final Four: South Carolina. 

Mark Few, da diciassette stagioni capo allenatore dei Bulldogs, è riuscito a costruire una squadra (che ha definito in maniera assoluta la migliore della sua carriera) ricchissima di fiducia e di caparbietà, capace di attaccare in maniera travolgente e di difendere con fisicità ed intensità. Neanche i problemi di falli, come quelli di Karnowski e Collins nell'ultima partita, abbattono la determinazione degli Zags nell'opporsi in qualsiasi modo all'avversario. E, quando la difesa non gira, è l'attacco a salire di giri per restare comunque in controllo della situazione.

Nello staff del tecnico dell'Oregon, però, si vede anche un italiano: è Riccardo Fois, video assistant di Few, nonché conosciuto per anni come il "gemello" mancato di Gigi Datome. Fois e il capitano della nazionale, infatti, hanno condiviso un percorso che va dal minibasket, col Santa Croce, fino alle giovanili di Siena. Lì, le strade si sono divise ed il trentenne di Olbia ora si ritrova oltreoceano, ad essere il primo italiano immischiato in una Final Four di NCAA. Del ritiro, però, non si dice pentito, anzi: "Sono sempre stato affascinato dall’America, mi sento italiano ma credo che resterò qui. Per chi fa il mio lavoro, negli States c’è il meglio del meglio. Datome? Mi ha fatto gli auguri, è contento perché nei pronostici mette sempre Gonzaga nelle Final Four, e almeno stavolta non lo abbiamo deluso..."