Nel nome di Alexey

Shved si sta mettendo sulle spalle l'intera Russia che ora vola ai quarti di finale e sogna la cavalcata già vissuta dieci anni fa.

Nel nome di Alexey
Alexey Shved (foto Eurobasket.basketball)

Una competizione che solitamente favorisce la compagine che fornisce il miglior apporto in termini di chimica di gruppo, di compattezza, di migliore applicazione degli schemi sia in attacco che in difesa. Una competizione che da qualche anno a questa parte è diventata una specie di passerella di vere e proprie stelle della NBA, capaci di mantenere un altissimo livello di prestazioni anche dall'altra parte dell'Oceano. C'è chi avrebbe puntato e certamente continuerà a puntare sui fratelli Gasol o sul Chacho Rodriguez e sulla Spagna, considerata ancora la favorita d'obbligo per portare a casa l'edizione 2017 di Eurobasket. C'è chi avrebbe puntato con decisione su formazioni che puntano sul metodo come la Lituania, o che si sono presentate all'appuntamento continentale con individualità di grande spessore come la Francia. E in entrambi i casi, sarebbe andata male. E poi c'è chi non ha mai abbandonato la possibilità di vedere all'opera e di esaltare uno dei talenti più cristallini, e senza dubbio meno sfruttati nel contesto americano, tra quelli venuti fuori nell'ultimo decennio di pallacanestro nel Vecchio Continente. Il suo nome è Alexey, il suo cognome è Shved, e la sua professione nelle prime due settimane è stata quella di risolutore di problemi.

Senza voler scomodare personaggi celebri e immortali della storia del cinema, come il dottor Wolf di Pulp Fiction, Shved ha dimostrato di poter essere un'arma clamorosamente efficace e difficile da arrestare per qualsiasi tipo di difesa esistente nel contesto di Eurobasket. Attualmente, il nuovo esterno del Khimki Mosca - formazione che per l'occasione tornerà a calcare il palcoscenico della Turkish Airlines EuroLeague - è l'unico giocatore ad aver concluso tutte e sei le partite fin qui disputate come topscorer della propria nazionale, con medie realizzative che hanno del clamoroso. Il capocannoniere di Eurobasket 2017 ha messo a segno ben 142 punti, con una media di 23.7 a partita, realizzando il 43.5% dal campo e il 39.3% da tre punti, nonostante in quest'ultimo fondamentale si alzi con i piedi dietro l'arco per tentare conclusioni anche ad alto coefficiente di difficoltà, con almeno una mano in faccia o da distanze decisamente abbondanti. Ma di fronte a medie realizzative del genere, per un giocatore che prende in media 15 tiri a partita, ci si aspetta che la Russia giochi secondo un "one-man-show" che fatica a mandare in ritmo gli altri giocatori.

E invece non è così, perchè Alexey Shved è anche il terzo miglior giocatore per assist serviti in questo Campionato Europeo. Sono in totale 41 i canestri messi a segno dalla Russia su assistenza del proprio numero 1, che attualmente si trova a quota 6.7 assist a partita. Una cifra che è praticamente identica a quella degli unici due giocatori che lo precedono, ovvero Mantas Kalnietis e Sergio Rodriguez. C'è anche da dire che la permanenza sul parquet del futuro giocatore del Khimki è decisamente superiore rispetto soprattutto a quello che sarà il suo più grande rivale in campionato e in Eurolega con la canotta del CSKA Mosca, il quale rimane in campo circa 21 minuti in media contro la mezz'ora del russo. C'è anche da dire che la differenza di talento che El Chacho può mettere in ritmo è di gran lunga superiore rispetto ai giocatori che Shved può servire per mettere a segno punti. E per un giocatore che prende così tanti tiri in una partita, servire anche così tanti assist non è certo un lavoro da poco. Ecco perchè il numero 1 della Russia - e non soltanto per ciò che ha stampato sia sul petto che sul retro della canotta - diventa il giocatore più decisivo nonchè il principale 'problem solver' di tutto Eurobasket 2017.

A maggior ragione se consideriamo le cifre messe a segno dalla Russia in ambito realizzativo nelle prime cinque partite della competizione continentale. Come detto, Shved smazza a partita circa 7 assist, mettendo a segno anche una media di 6.7 tiri sui circa 15 che prende in media gara dopo gara. Per un totale che oscilla tra i 13 e i 14 canestri che in ogni partita la Russia mette a segno grazie alla propria stella, tra tiri messi a segno e assistenze per i compagni. Il tutto in un contesto di squadra che realizza in media 24.6 canestri dopo i primi sei impegni in questo Eurobasket 2017. Quindi l'incidenza di Alexey Shved sul piano offensivo è superiore al 50%, il che vuol dire che più di un canestro su due della formazione guidata da Sergey Bazarevich è realizzato o comunque ispirato dal numero 1. Un giocatore che ha ritrovato la sua reale dimensione, che sente la pressione di doversi mettere sulle spalle una nazione intera e che proverà a farla sognare ancora, nel quarto di finale che opporrà la Russia alla tenace Grecia. Una partita in cui Shved potrebbe diventare ancora l'eroe.