Dolomiti Energia Trentino non è una meteora, ma una stella che brilla sempre di più

In dieci anni dalla quarta divisione nazionale alla finale scudetto, Trento ha cambiato gli attori in campo, ma si è lasciata guidare dagli stessi uomini in panchina. Visione di insieme di una realtà che risplende nel campionato nazionale e chiede visibilità anche in Europa.

Dolomiti Energia Trentino non è una meteora, ma una stella che brilla sempre di più
Dolomiti Energia Trentino non è una meteora, ma una stella che brilla sempre di più

Otto anni fa, proprio in questi giorni, la Dolomiti Energia Trentino ufficializzava l'acquisto del titolo di Lumezzane nella vecchia Serie A Dilettanti (attuale Serie B). Un inizio complicato, con una retrocessione al secondo anno, evitata solo grazie al ripescaggio, a cui è seguita la promozione nella vecchia Legadue (attuale Serie A2) nel 2012. Passo dopo passo la realtà trentina ha continuato a crescere: Coppa Italia di A2 nel 2013 e promozione in A1 nel 2014. Una crescita che non ha conosciuto intoppi, con il quarto posto in regular season nella stagione da neopromossa, a cui è seguita la partecipazione in Eurocup nella passata annata, conclusasi con un'eliminazione all'ultimo in semifinale con Strasburgo. 

Un percorso che è stato apprezzato dai vertici del basket europeo, che hanno immediatamente dato fiducia al progetto assegnando una wildcard triennale per l'Eurocup, che avrebbe permesso una programmazione ancora migliore. La società trentina ha avuto però la sfortuna di non aver alle spalle una federazione forte, in grado di sostenere le proprie squadre, ma che piuttosto ha preferito barattare il futuro di queste per un fantomatico voto in ottica Roma 2024, che peraltro non è mai servito per via del ritiro della candidatura. 

Un colpo bassissimo, che ha dovuto far rivedere tutti i piani ed i budget nel pieno dell'estate, riprogrammando da zero una stagione senza coppe (che ha inciso nell'addio di Davide Pascolo e JuJu Wright soprattutto). Una delusione che nella prima parte di stagione sembrava aver ammattito quel progetto così virtuoso, ma che con qualche giusto innesto in corsa però si è risollevato inanellando 12 vittorie in 15 partite, nonostante gli infortuni occorsi lungo il percorso. La squadra ha ricominciato a correre e in un batter d'occhio ha travolto come un treno prima Sassari (campione nel 2015, che eliminò proprio Trento) e poi la corazzata EA7 Armani Milano (campione nel 2016, anche in quel caso fu colei che giustiziò Trento). Ora ha di fronte a sè la sfida più grande ed importante della sua storia: la finale playoff contro l'Umana Reyer Venezia.

V COME VENDETTA - Una sconfitta nella serie conclusiva non potrebbe però essere considerata un fallimento, visto il roster costruito a budget ridotto e soprattutto composto da soli 5 stranieri (contro i 9 a disposizione di coach De Raffaele, che ha il lusso di poter scegliere i 7 di volta in volta).

Anche in questo caso la società trentina andrà a caccia di una vendetta (come già successo nei due turni precedenti). Trento e Venezia infatti si sono già incontrate in una finale, in particolare nella finale della vecchia Serie B2, e già allora sulla panchina di Trento sedeva coach Buscaglia con al suo fianco il GM Trainotti. I trentini riuscirono a portarsi sul 2-1, ma Venezia, che anche in quel caso disponeva del vantaggio campo, ribaltò la serie e si conquistò la promozione in Serie B1, lasciando gli avversari a bocca asciutta.

DIFESA VS ATTACCO - Trento ha dimostrato di aver di gran lunga la miglior difesa dell'intero campionato con tutti i giocatori con defensive rating sotto i 100 punti (98 il massimo, 95,4 il dato di squadra). Al contrario invece Venezia non difende in maniera perfetta, con solo Melvin Ejim sotto i 100 punti (99 per la precisione), mentre il resto della squadra dimostra valori altissimi (112,3 il valore complessivo). I lagunari bilanciano questo pessimo dato grazie alle ottime statistiche della fase offensiva, evidenziate dall'offensive rating di squadra pari a 114 (cioè 114 punti segnati ogni 100 possessi), che però potrebbe non bastare visto che Trento ha portato il suo offensive rating dai 100 punti di regular season a 106 punti in questi playoff, nonostante le prestazioni sottono di Dominique Sutton che ha tenuto un OR di 80 punti circa, che viene bilanciato dalle straordinarie prestazioni di Diego Flaccadori, Dustin Hogue e Toto Forray (tutti oltre i 110 punti).

DICHIARAZIONI - Al fianco di coach Buscaglia, si è presentato il play di Trento Aaron Craft a parlare in conferenza stampa. L'americano è stato il primo a prendere la parola e ha espresso con queste frasi il suo pensiero in vista della finale: 

"Non sono nervoso per questa Finale, almeno niente di diverso da quanto provo prima di scendere in campo ad ogni match, però è vero che mancano ancora due giorni prima di Gara 1 e quindi la tensione è destinata a salire. Non vedo l'ora di affrontare questa sfida, questo è certo, perché dopo una stagione come quella che abbiamo fatto, crescendo progressivamente fino a trovare la fiducia e la compattezza di gruppo che ci hanno portati fin qui, ci manca ancora qualcosa di importante da fare. Ho visto le semifinali di Venezia contro Avellino, affronteremo una squadra forte, completa, che a roster dispone di tanti giocatori che possono giocare point guard, ciascuno con le sue caratteristiche: Haynes che è pericolosissimo col suo tiro da tre punti, Filloy con le sue letture dal pick and roll sia passando la palla che prendendosi il tiro dal palleggio, Stone con la sua stazza e la sua grande esperienza. Sarà una grande sfida per me, non vedo l'ora di viverla e giocarmela assieme a un gruppo di ragazzi davvero straordinario, che ha reso la mia stagione facilissima per il modo che ha di gestire pressioni e responsabilità suddividendole sempre. E poi arriviamo a questa Finale ancora una volta da sfavoriti, un po' come ci succede da tutto l'anno, e come ci siamo quindi abituati a fare. Il fattore campo? Non è una cosa a cui pensiamo troppo. Essere da soli contro tutti è una cosa in cui possiamo trovare motivazioni e compattezza extra". 

A seguire è stato proprio il coach ad esprimere i suoi pensieri, a sole quarantotto ore dalla gara 1:

"Prenderemo anche questa serie una partita alla volta, senza stare troppo a pensare a quante partite restano da giocare. Per questo siamo concentrati esclusivamente su Gara 1, che stiamo preparando molto bene, con grande motivazione e voglia di giocare come è ovvio sia vista l'importanza dell'appuntamento. Le qualità migliori di Venezia? Ne hanno tante, penso innanzitutto al grande talento dei singoli giocatori, combinato con la grande capacità di giocare assieme che non è banale quando assieme ci sono così tanta qualità e una simile profondità di roster. In tante cose credo che la Reyer abbia fatto una stagione simile alla nostra, dimostrandosi capace di restare unita e compatta anche nelle difficoltà. De Raffaele ha promesso un tuffo in laguna in caso di Scudetto? Non riesco a pensare oltre a Gara 1, quindi niente voti".