Legabasket Serie A - Finale Scudetto - L'intensità di Trento e le polveri bagnate di Venezia

Analisi a margine di Gara-1 della Finale Scudetto di Legabasket, che ha visto Trento imporsi su Venezia all'esordio della serie decisiva.

Legabasket Serie A - Finale Scudetto - L'intensità di Trento e le polveri bagnate di Venezia
Finale Scudetto - L'intensità di Trento e le polveri bagnate di Venezia

Sabato si è concluso il primo atto della Finale Scudetto, che ha visto Trento imporsi in maniera netta e decisamente meritata al Taliercio, nei confronti di una impalpabile Umana Reyer Venezia. Una sfida dominata per almeno trentacinque minuti dai bianconeri di Buscaglia, che si sono imposti dalla seconda metà del primo quarto, rischiando solo qualcosina nell’ultimo periodo, complici l’uscita per falli di Craft e il debito di ossigeno, ma Shields ha frenato la tardiva rimonta lagunare. Un capolavoro di Coach Maurizio Buscaglia, che ha sfruttato alla grande i punti di forza dei suoi guerrieri costringendo De Raffaele alla resa immediata nella prima battaglia.

Ma vediamo, con ordine, che cosa ha funzionato per Trento e su cosa deve lavorare Venezia, per recuperare il filo del discorso.

ATLETISMO E DIFESA
Buscaglia ha estremizzato il concetto di intensità, grazie ad una squadra formata da giocatori dotati di una notevole componente atletica, con un’intelligenza cestistica di base buona, in grado di mettere al servizio le proprie doti fisiche in un campo da pallacanestro. Non a caso, giocatori come Sutton, Hogue e Beto Gomes, hanno creato enormi grattacapi ad una squadra più robusta e tecnica. Batista, pur portando in dote undici rimbalzi, ha sofferto l’atletismo di Hogue, letale in velocità e rapidissimo con le mani, come lo certificano le tre palle rubate. La velocità d’esecuzione dei trentini ha permesso di coprire egregiamente in difesa, con raddoppi continui sul pivot sudamericano di Venezia, uno dei più positivi nella semifinale contro Avellino, ma nello stesso tempo di ruotare efficacemente le marcature sugli esterni. Il risultato è stato, a dir poco, eccellente, vista la percentuale al tiro da tre punti dei lagunari: 22%, con un 8 su 36, di cui due a buoi scappati.
L’immagine di questa sfida è la prestazione di Dominique Sutton: l’ala trentenne da Kansas ha disputato una prova perfetta, con sedici punti, tre rimbalzi e sette palle recuperate. Performance a tutto tondo per Sutton, che è stato un moto perpetuo in ambo le fasi di gioco, molto spesso in transizione, con le sue rubate, concluse con una poderosa schiacciata, imitato anche da Gomes e Shields.

PANICO E POCHE ALTERNATIVE
L’intensità elevatissima di Trento ha minato tutte le certezze della truppa di De Raffaele, che si è disunita subito e non ha saputo trovare alternative credibili per arginare l’energia dei giocatori di Maurizio Buscaglia. Si è provato ad abbassare i ritmi in attacco, cercando Batista in post basso, ma l’uruguaiano è stato costantemente triplicato, rallentando ancora di più la manovra offensiva orogranata, dando così tempo agli esterni di Trento di accoppiarsi velocemente sui pariruolo avversari. In questo modo, i tiratori veneti, fra i migliori della Serie A, si sono ritrovati subito senza rifornimenti dall’interno e fuori ritmo, con un bottino estremamente mediocre per una batteria di realizzatori di questo livello: 22%, frutto di otto triple a segno su trentasei tentativi. L’arma migliore dei lagunari si è ritorta contro, ha fatto cilecca e ciò ha permesso a Trento di battezzare gli avversari in certe occasioni nel secondo tempo, per conquistare i rimbalzi e volare in transizione. Nell’ultimo quarto, la Reyer, complice l’uscita per falli di Aaron Craft, è rientrata pian piano in gara, toccando il -10 con Peric, ma Bramos e il croato hanno sbagliato tre triple aperte in sequenza, sprecando la possibilità di riaprire definitivamente la sfida con quattro minuti da giocare. Unica nota positiva, oltre alla prestazione di Peric, che si conferma sempre di più il principale terminale offensivo, come visto anche nella serie contro Avellino, è la predisposizione a rimbalzo della Reyer Venezia: 46 rimbalzi totali, 14 in più rispetto agli avversari, con 19 offensivi, ma vanificati dalla pessima vena offensiva dei tiratori, che hanno sprecato a più riprese i rimbalzi d’attacco di Batista e Tonut, consentendo agli ospiti di ripartire e punire le disattenzioni difensive dei lagunari.

Gara-1 è già in archivio, ma la Finale è tutt’altro che a senso unico: la Reyer Venezia ha già ribaltato lo svantaggio contro Avellino, vincendo tre partite consecutive per volare in finale. Trento ha dalla sua l’entusiasmo, che permette ai giocatori di giocare senza pressione, ma deve gestire un roster meno profondo di quello veneziano e, in una serie alla meglio di sette partite, questo può davvero fare la differenza. Appuntamento a questa sera alle 20.45, per il secondo round di questa Finale Scudetto, che potrebbe davvero essere scoppiettante.