Atlanta Hawks, qual è il segreto?

La squadra di Mike Budenholzer è la vera sorpresa della stagione. Sia per il primato nella Eastern Conference, ma soprattutto per qualità del gioco, continuità di rendimento e meccanismi ed automatismi perfetti, tali da farla soprannominare la nuova San Antonio. Qual è il segreto di questo successo?

Atlanta Hawks, qual è il segreto?
Atlanta Hawks, qual'è il segreto?

Gli Atlanta Hawks di Mike Budenholzer sono la squadra rivelazione della Nba. Assieme ai Golden State Warriors guidano le classifiche delle rispettive Conference (37-8 per gli Hawks, 36-7 per i californiani che sono davanti di poco in quanto a percentuale). Quest'oggi ci soffermeremo su quello che sorprende maggiormente della franchigia della Georgia, che è la continuità di rendimento che sta avendo, giocando sempre una pallacanestro ben definita (in attacco come in difesa), che sembra garantire agli uomini di Budenholzer un livello di gioco molto elevato. Come si arriva a questo tipo di chimica? Come si costruisce un sistema di gioco così ipoteticamente perfetto? Sarà sufficiente per arrivare fino in fondo?

Il lavoro alle spalle dell'allenatore è immenso. Si studiano mappe di tiro, caratteristiche principali dei propri attori e si costruisce, o quantomeno è il fine principale, un sistema di gioco su misura per i protagonisti. Certo è che costruire una squadra ben assortita, con caratteristiche fisiche, tecniche e soprattutto di personalità all'interno dello spogliatoio, non è quasi mai opera facilissima. Sembra esserci riuscito il Gm degli Hawks, Danny Ferry, che ad un gruppo già ben assortito (Teague, Korver, Millsap, Horford, Antic, Scott), ha aggiunto pedine fondamentali quali Schröder e Sefolosha

Chimica apparentemente trovata per Budenholzer e la sua banda: sesta squadra per media punti fatta (103.4) e seconda per assist (26.2, questo dato verrà analizzato poi successivamente con mappature di tiro e statistiche). Questo per quanto riguarda l'attacco, ma anche l'altra metà campo è fondamentale: gli Hawks sono la migliore difesa dell'intera Nba (96.1), per struttura e capacità personale, certo, ma nel dato va considerato anche che la maggior parte delle partite sono state giocate contro le squadre dell'Est, che sono ovviamente più deboli sulla carta delle squadre dell'altra Conference.

L'aspetto difensivo per il momento lo tralasceremo, andando a soffermarci maggiormente sugli schemi e soprattutto sulle letture della squadra di Budenholzer, che hanno dato vita al miracolo Hawks. 

Partiamo dalla lettura dei dati per poi arrivare a scoprire come si è arrivati a questi ultimi. 103.4 punti ad allacciata di scarpe, conditi dal 47.3% di realizzazioni dal campo (frutto di un ottimo 38/80 di media a sera). Quello che però sembra condizionare le vittorie dalle sconfitte degli Hawks è il tiro dalla lunga distanza: 38.7% in stagione (prima con la stessa percentuale dei Warriors), all'interno del quale c'è un ulteriore dato, ancor più significativo (ed anche preoccupante in ottica playoff). Nelle vittorie, Atlanta tira il 40% da tre punti a fronte del 33% nelle poche sconfitte (8). Certo, per arrivare a questi dati c'è bisogno sicuramente di un tiratore scelto come Kyle Korver, che sta tirando da tre punti meglio di chiunque altro nella Nba (53.1% surreale), ma serve anche mettere in ritmo lo stesso Korver, come Carroll, come Sefolosha, Scott o Bazemore. Arriva in quest'ottica l'aiuto degli assist: dei 38 canestri di media realizzati, ben 26, quindi quasi il 65% del totale, sono assistiti. Cosa vuol dire? Nela maggior parte delle azioni (2 volte su 3) gli Atlanta Hawks costruiscono un tiro da uno scarico o su una situazione di pick&roll, che la maggior parte delle volte, viene giocata in situazione dinamica. 

Breve excursus. Che vuol dire situazione dinamica? C'è una sottile differenza tra giocare un pick&roll in situazione dinamica o, contrariamente, statica. Quello che condiziona una percentuale, nella maggior parte di questi casi, sugli scarichi del penetratore o del possessore di palla, è necessariamente muovere la difesa avversaria (per capire a cosa mi riferisco basta guardare gli Spurs delle Finals Nba 2014) oltre alle mere capacità balistiche personali. In una situazione meno dinamica di attacco, le spaziature vengono compromesse e la difesa ne trae necessariamente vantaggio, in quanto è più accessibile un recupero. Ecco, oltre ad un lavoro eccellente sulle spaziature offensive (ovvero la distanza che c'è tra un giocatore ed un altro che il più delle volte garantisce creare e mantenere un vantaggio), il lavoro svolto si focalizza sulle letture offensive: quì c'è molto da lavorare, e le variabili sarebbero infinite da spiegare, ma quello di cui si necessita è un pacchetto di giocatori di un elevato quoziente intellettivo cestistico, che sappia reagire alle mosse della difesa in maniera quasi immediata, facendone scaturire tiri migliori. 

Sembra essere il caso perfetto di Al Horford e Paul Millsap, due giocatori che prenderemo adesso in esame in quanto rappresentano lo stereotipo del lungo moderno: sia il primo che il secondo, infatti, hanno caratteristiche sia interne che esterne e, come vedremo successivamente dalla mappatura di tiro, possono tranquillamente scambiarsi i ruoli. A cosa serve tutto ciò? Il lavoro svolto dai due giocatori serve, sul campo, a svuotare l'area quando Teague gioca il pick&roll o batte i propri avversari, dando al play maggiori soluzioni nel caso di rotazione della difesa o di chiusura dell'azione al ferro. Il tutto necessariamente svolto con due tiratori che aprono il campo e costringono la difesa ad allargare le proprie maglie come Korver e Carroll.

Passiamo adesso alle mappe di tiro dei cinque giocatori degli Hawks che partono solitamente in quintetto base (tenendo conto che la second unit è pressocchè una fotocopia delle statistiche rispetto a quelle dei primi cinque), cercando a analizzare, singolarmente e complessivamente, le zone di impiego giocatore per giocatore. Proveremo a capire quindi dove ed in quale maniera Budenholzer ha saputo sfruttare, con il suo staff, le caratteristiche dei giocatori sul parquet di gioco. 

Jeff Teague - Pts 17.1; Reb 2.7; Ast 7.5; Fg: 5.9/12.5, 47.3%; 3P: 1.0/3.1, 33.3%;  Ft: 4.3/4.9, 86.6%.

Kyle Korver - Pts 12.9; Reb 4.2; Ast 2.9; Fg: 4.1/8.0, 51.6%; 3P: 3.1/5.8, 53.1%; Ft: 1.6/1.8, 92.3%.

DeMarre Carroll - Pts 11.8; Reb 5.4; Ast 1.6; Fg: 4.2/9.0, 46.5%; 3P: 1.7/4.3 39.4%; Ft: 1.7/2.6, 67.6%.

Paul Millsap - Pts 17; Reb 7.9; Ast 3.2; Fg: 6.2/12.7, 48.6%; 3P: 1.0/2.8, 35.5%;  Ft: 3.7/5.0, 74.0%.

Al Horford - Pts 15.2; Reb 6.7; Ast 3.2; Blk 1.4; Fg: 6.7/12.3, 54.6%; 3P: 0.2/0.5, 33.3%; Ft: 1.5/2.0, 75.0%.

Capitolo a parte merita big Al Horford. Dopo essere rientrato dall'intervento ai muscoli pettorali dello scorso anno si pensava che Horford pagasse lo scotto di essere stato fermo ai box. Invece, subito abile ed arruolabile. Quello che sorprende ed impressiona (anche guardando la mappatura di tiro) è che il centro (oddio, centro, quello che nell'accezione vecchia del termine pensate sia il vostro lungo in area, dimenticatelo) degli Hawks tira in pratica più tiri da fuori l'area dei tre secondi che all'interno del pitturato (254 contro 159). Chiaramente la percentuale è minore dalla cosiddetta mid-range position rispetto alla restricted area (50% contro 72%), tuttavia garantisce maggiore spazio alle penetrazioni di Teague, o al posizionamento di Millsap in post basso, ed è comunque una signora percentuale per un giocatore che è sostanzialmente un centro. 

Qualora unissimo tutte e cinque le slide, potremmo notare come tutte le zone del campo sono equamente distributite tra i protagonisti sul parquet di gioco. Ciò vuol dire che lo staff tecnico di Coach Budenholzer è riuscito a sfruttare al meglio tutte le posizioni del campo, riuscendo ad esaltare le caratteristiche dei propri giocatori: Horford ha una maggiore densità di tiro nell'area tra i 3-6 metri (oltre a quella nel paint), Millsap se non tira nel pitturato è un giocatore prettamente esterno, che predilige il tiro da tre punti dividendosi le zone del campo con Korver e Carroll, tiratori scelti; mentre Jeff Teague è l'uomo con la palla, che nella maggior parte delle conclusioni chiude al ferro, quando non è costretto a prendere un tiro da fuori o scaricare per i compagni. Insomma, tutte le zone d'attacco sembrano coperte dai giocatori in questione e se andassimo a controllare anche quelle del secondo quintetto, potremmo osservare un comportamento simile. 

Con questo cosa vogliamo dire? Gli Hawks sono di certo una delle realtà più belle di questo campionato Nba e di questi primi quattro mesi di basket giocato. Sono una squadra compatta che gioca un basket, come detto, simile a quello che ha portato gli Spurs di Popovich alla vittoria, ma ciò non vuol dire consequenzialmente che anche questi Hawks vinceranno il titolo. Tutt'altro. Di certo sono una delle papabili per arrivare in fondo ad Est, ma sarà difficile vederli in finale Nba. Quantomeno per la scarsa attitudine a giocare, quando conteranno davvero, partite di un livello cestistico superiore sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Quando la pressione sulle spalle e su ogni singolo tiro salirà, la scarsa esperienza in quelle gare dei vari Millsap, Teague, Horford potrebbe fare la differenza in negativo. Qualora invece i ragazzi dalla Georgia dovessero continuare a giocare così, con questa scioltezza e spensieratezza, beh, nessun traguardo gli sarebbe precluso.