Klay Thompson fa tremare i Warriors: out a tempo indeterminato per commozione cerebrale

Lo Splash Brother, vittima di un colpo alla testa riportato in gara-5 contro Houston, dovrà ora sottoporsi a tutti test previsti dall'Nba per i casi di concussion. In dubbio la sua presenza per la prima partita delle Finals, in programma giovedì in California. Intanto negli States infuria la polemica sul permesso accordatogli dai medici a rientrare in campo contro i Rockets.

Klay Thompson fa tremare i Warriors: out a tempo indeterminato per commozione cerebrale
Klay Thompson fa tremare i Warriors: out a tempo indeterminato per commozione cerebrale

Il colpo alla tempia subito da Klay Thompson, guardia dei Golden State Warriors appena sbarcati alle Nba Finals, in gara-5 della serie contro Houston non è rimasto senza conseguenze. Quella che sembrava una botta facilmente superabile, frutto di una ginocchiata involontaria di Trevor Ariza, rischia ora di compromettere il finale di stagione di Thompson, giocatore chiave nello scacchiere di coach Steve Kerr.

Secondo quanto riportato da Rusty Simmons per il San Francisco Chronichle, a Thompson è stata diagnosticata ieri una commozione cerebrale - concussion il termine anglosassone - e le sue condizioni verranno valutate ora alla luce del protocollo medico approntato dall'Nba per regolare casi del genere. La prima diagnosi, effettutata negli spogliatoi della Oracle Arena in gara-5 della serie finale della Western Conference, aveva fatto riferimento esclusivamente a una "lesione all'orecchio destro", consentendo allo stesso Thompson di rientrare in campo per gli ultimi minuti di partita. Poche ore dopo, il padre del ragazzo, intervenuto in un programma radiofonico di ESPN, aveva dichiarato che il figlio non era riuscito a guidare la sua auto fino a casa, e che era stato due volte in preda a conati di vomito.

Attualmente nessuno può prevedere quale sarà l'evoluzione della situazione, e se Thompson potrà essere presente nel primo atto delle Finals contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James, in programma giovedì 4 giugno a Oakland. Il numero 11 dei Warriors dovrà adesso sottoporsi al rigido protocollo previsto dalle regole Nba per i casi di concussion. La Lega ha infatti da qualche anno predisposto una serie di accertamenti da compiere per tutte le fattispecie di commozione cerebrale, in cui il rischio per la salute degli atleti è altissimo. Golden State assiste con preoccupazione all'evoluzione delle condizioni di Thompson, conoscendone perfettamente l'importanza e l'incidenza sul gioco di Steve Kerr. Lo Splash Brother, oltre a essere un formidabile tiratore da tre punti (43,9% dall'arco in stagione), è di fatto la seconda opzione offensiva dei Warriors, integrandosi perfettamente con Stephen Curry, mvp della regular season. Difensore di livello, spesso sottovalutato, Klay riesce a essere decisivo sui due lati del campo, da vera e propria shooting guard moderna.

Tutte l'attenzione dei media è però adesso incentrata sulla situazione clinica di Thompson, con l'aspetto tecnico che cede inevitabilmente il passo alle preoccupazioni sulla salute del ragazzo. Non sono mancate a tal proposito le prime voci polemiche, tra cui quella del giornalista della Nbc Dan Feldman, secondo cui a Thompson non sarebbe dovuto essere consentito di rientrare in campo dopo il terribile colpo subito. "In una Lega in cui i casi di concussion sono rari - ha dichiarato Feldman - i rischi di danni cerebrali sono troppo alti per rimettere subito in campo i giocatori, anche perchè i sintomi di una concussion possono manifestarsi anche non immediatamente, ma dopo un certo lasso di tempo dal colpo subito".