LeBron chiama, i Cavs rispondono

L'ennesima dimostrazione di forza di James porta la serie in parità. Decisiva la difesa degli uomini di Blatt, con Dellavedova decisivo nel finale. Curry e compagni perdono l'occasione di portarsi sul 2-0, non trovando mai ritmo in attacco. Ora le Finals si spostano in Ohio, per un confronto che si fa sempre più incerto.

LeBron chiama, i Cavs rispondono
LeBron chiama, i Cavs rispondono

Mai scommettere contro LeBron James. Steve Kerr e i suoi Golden State Warriors sapevano che, anche senza Kyrie Irving, sarebbe stata una lunga serie di finale. Ma in troppi, tra addetti ai lavori e appassionati, avevano già assegnato il titolo ai ragazzi della Baia, senza fare i conti con il Re, autore di un'altra prova maestosa (tripla doppia da 39 punti, 16 rimbalzi e 11 assistenze) in gara-2 delle Nba Finals. Ora, sull'uno pari, la serie è più aperta che mai, con i Cavs capaci di prendersi il vantaggio del fattore campo, e consapevoli di essere a tre vittorie dal fare la storia, dando a Cleveland il suo primo titolo in 51 anni di vita della franchigia.

Gara-2 è stata di un'intensità fuori dal comune. I Cavs hanno sopperito ad assenze importanti, come quelle di Kyrie Irving e Kevin Love, con un'applicazione difensiva feroce, contando sulla produzione del loro leader tecnico ed emotivo, e ricevendo un contributo tanto inatteso quanto necessario da elementi del supporting cast, quali Iman Shumpert, James Jones e l'eroe di serata Matt Dellavedova. I Warriors sono stati invece al di sotto dei propri standard durante tutta la gara, con percentuali al tiro inusuali per le abitudini della casa, con un Curry mai in ritmo, e con il solo Klay Thompson all'altezza della situazione.

Le attenzioni mediatiche si concentreranno adesso tutte su LeBron, sulla sua tripla doppia, sui 35 tiri tentati dal campo, sui 50 minuti giocati, sui suoi isolamenti e anche su alcuni errori nel quarto quarto. Ma se i Cavs sono ancora in corsa per il titolo, lo devono anche e soprattutto alla loro difesa e ad un'intensità tattica straordinaria, frutto del lavoro, ancora troppo sottovalutato, di coach David Blatt. Dopo un primo quarto in cui i Warriors sembravano poter scappare via facilmente, sfruttando la vena realizzativa di un Thompson più coinvolto rispetto alle ultime apparizioni, Cleveland ha stretto la sua morsa difensiva sugli avversari, mandati abbondantemente fuori ritmo e sconfitti in molti matchup decisivi (Mozgov-Bogut il caso più eclatante). L'mvp della regular season Stephen Curry è stato letteralmente braccato su ogni possesso offensivo, sia con un'attenzione maniacale per rendergli difficile ogni ricezione in uscita dai blocchi, sia raddoppiandolo, a volte triplicandolo, nelle situazioni di pick and roll, in cui i vari Tristan Thompson, Jr Smith e James Jones hanno aiutato i compagni Shumpert e Dellavedova in un'asfissiante marcatura face to face.

Come tutte le squadre che si basano sul movimento di uomini e palla, i Warriors sono andati in crisi una volta perso il loro abituale ritmo offensivo, senza riuscire a ritrovarlo nemmeno nella furente rimonta dei minuti finali dei regolamentari. Con un Curry in tale difficoltà (5 su 23 dal campo per lui), capace comunque di forzare l'overtime con una tripla stampata in faccia a James e una penetrazione al ferro da prestigiatore, è stato Klay Thompson il giocatore più continuo dei padroni di casa (34 punti a referto per l'uomo da Washington State). I 93 punti totali dei Warriors dicono molto sulle difficoltà offensive della squadra di Kerr, probabilmente preoccupato più che dalle orrende percentuali dei suoi, dal ritmo della gara, gestito magistralmente da Cleveland. Annullando la transizione offensiva avversaria, i Cavs hanno ora più di una possibilità di arrivare al titolo.

Sull'altro lato del campo gli uomini di David Blatt hanno eseguito con la lentezza richiesta i loro giochi offensivi. Pochi pick and roll, praticamente nessun cambio di lato, qualche iniziativa personale di Mozgov in cambio di valanghe di isolamenti per James, sia in post-basso che faccia a canestro. Andre Iguodala è stato il più continuo nella marcatura sul Prescelto, limitandolo ancora una volta, avvalendosi degli aiuti di Draymond Green, confusionario in attacco, ma decisivo nel finale con un paio di stoppate nel quarto quarto. Raramente LeBron è stato raddoppiato, stante la scelta di Kerr di mandare aiuti in maniera discontinua per costringere il numero 23 a fronteggiare situazioni diverse. La decisione dello staff tecnico dei Warriors è facilmente comprensibile, se si considera che, al minimo accenno di raddoppio, James ha trovato i tiratori sul perimetro, con Shumpert e Jones pronti a ricevere per il tiro da tre.

L'eroe del finale per i Cavs è stato l'aussie Dellavedova che, dopo tre quarti offensivi imbarazzanti a questo livello, ha segnato due canestri in fotocopia nell'ultimo parziale, effettuando poi la giocata decisiva dell'overtime dove ha catturato un rimbalzo in attacco fondamentale per le sorti dei suoi, subendo fallo da Klay Thompson e segnando, con freddezza da consumato veterano, i due tiri liberi seguenti. L'australiano è il volto dei Cavs delle Finals, un gruppo di gregari al servizio di James, che con la difesa vogliono riscrivere il finale di un thriller che sembrava troppo scontato per essere vero.