NBA, i Rockets alle porte della regular season: tra infortuni e nuove alchimie

Houston ha da poco recuperato Harden, Lawson e Thornton, con i primi due incaricati di trovare la miscela giusta per far decollare le speranze dei tifosi in rosso. Nel frattempo Howard vicino al rientro.

NBA, i Rockets alle porte della regular season: tra infortuni e nuove alchimie
NBA, i Rockets alle porte della regular season: tra infortuni e nuove alchimie

Sulle spalle degli Houston Rockets c'è il peso di un fantasma non indifferente: gli infortuni.

Dopo aver condizionato la scorsa stagione da novembre fino ai Playoffs, l'infermieria dei texani è di nuovo piena in questa preseason.
A tal proposito sono arrivate le parole di coach Kevin McHale, dopo la sconfitta di sabato (105-100 contro i Miami Heat): “Se non ti alleni, non importa quanto si allenino i tuoi compagni, ma rimani indietro. Se quattro dei tuoi migliori otto e cinque dei tuoi migliori nove giocatori non scendono in campo, è buono per il loro riposo, ma alla lunga perderanno forma fisica. Dobbiamo solo cercare di mantenere tutti in salute. Abbiamo provato a fare allenamenti più leggeri ma non ha aiutato. Non so cosa potrà aiutare.”
Contro gli Heat, tuttavia, Houston ha potuto salutare il ritorno in rotazione di James Harden (dopo il lieve infortunio al ginocchio), Ty Lawson (recuperato dalla spalla slogata) e Marcus Thornton (piccolo problema all'occhio). Restano ancora ai box però Dwight Howard e Clint Capela.

Infortunio compromettente quello dell'ex-Lakers, che ha impedito a McHale di impiegarlo nella maniera desiderata nella preseason.
“In realtà vorrei che giocasse ogni partita. Non voglio che giochi nei back-to-back, ma a parte questo il nostro progetto era di fargli giocare ogni esibizione. Sarebbero state sei partite utili per farlo entrare in forma e fargli trovare ritmo. Semplicemente non sta abbastanza bene.”

Ma la crisi dei lunghi non finisce qui. Sono out infatti anche Donatas Motiejunas (problemi alla schiena) e Terrence Jones (colpito al mento proprio contro Miami da Udonis Haslem).

Comunque, sul fronte guardie il rientro di Harden è una manna dal cielo. Dopo le due partite saltate per la contusione al ginocchio, infatti, il barba può tornare ad allenare il suo gioco in convivenza con Ty Lawson, al fine di velocizzare il ritmo di giocate e passaggi in vista della regular season. Di questo ha parlato proprio il numero 13 nelle interviste post-allenamento. “Abbiamo tre partite rimaste, abbiamo tempo. Abbiamo ancora circa una settimana e mezza per trovare il nostro ritmo, far tornare tutti i ragazzi in campo assieme e da lì ripartire”.
Ritmo più veloce che aiuta, ad esempio, Trevor Ariza, che in questa preseason sta viaggando al 50% di tiri dal campo ed ad una doppia cifra abbondante di punti per partita. “Penso che la più grande differenza rispetto allo scordo anno sia il livello di sicurezza per me e gli altri.” ha detto l'ala ex-Washington, che ha poi continuato “per me lo scorso anno era il primo nel quale giocavo con questo gruppo e con questo tipo di attacco, e non mi sentivo troppo rilassato. Ora sono più a mio agio, e sto capendo meglio gli schemi offensivi. Sto capendo meglio di cosa ho bisogno per essere più efficiente ed incisivo per aiutare la squadra a vincere, ed è più facile”.

Buone nuove sono arrivate, però, dall'allenamento di ieri, martedì 20 ottobre. Howard (che ha giocato una sola partita di preseason per dei fastidi alle vertebre basse) ha ricominciato a tirare dal campo ed è sulla via del recupero.
“Penso si stia riprendendo” ha detto McHale dopo l'allenamento. “Il problema è la schiena. Le gambe stanno bene, ma la schiena continua a dargli fastidio; non nella parte sinistra che già gli diede problemi, ma nella destra. Sta provando a sforzarla un po', facendo qualcosa sul campo ma ancora nessun contatto. Il nostro obiettivo, che è anche il suo, è portarlo a fare qualche azione di contatto già tra tre o quattro giorni. Speriamo di riuscirci”.
La scorsa stagione il centro dei Rockets ha giocato solo 41 partite (minimo in carriera), per una varietà incredibile di diversi infortuni. Nelle finali di Conference ha lui stesso ammesso di aver giocato sul dolore al ginocchio, che si è poi rivelato essere dovuto ad uno stiramento di due legamenti.