NBA, Nike e LeBron James: il matrimonio del secolo

L'accordo a vita tra LBJ e l'azienda dell'Oregon apre una nuova era per le sponsorizzazioni commerciali dei giocatori Nba. E il segno che a Beaverton intendono fare del 'Prescelto' il nuovo volto del marchio sportivo più famoso del mondo. Sulla scia di quanto già accaduto con Michael Jordan

"Il valore dell'accordo? Stimabile tra 400 e 500 milioni di dollari". E se lo dice David Falk c'è da credergli. Non foss'altro perché a parlare è l'uomo che ha procurato a Michael Jordan il più importante contratto di sponsorizzazione sportiva di tutti i tempi: senza Falk, infatti, l'uomo da Wilmington avrebbe continuato a calzare 'Converse' per tutta la vita e noi non avremmo mai sentito parlare di 'jumpman' e linea 'Jordan'.

L'oggetto del contendere è sempre un contratto pubblicitario di fornitura tecnico-sportiva. E, ancora una volta, c'è di mezzo la Nike e uno dei cestisti più famosi di tutti i tempi. Che a sua volta calza il 23 e, fin da adolescente, si è autoimposto come meta quella di raggiungere (e, perché no, superare) l'illustre predecessore. Ma se da un punto di vista sportivo la mission si è fatta quasi impossibile, dal punto di vista commerciale LeBron James si è dimostrato degno erede di MJ.

E' di queste ore, infatti, la notizia del nuovo accordo che legherà a vita il 'Prescelto' e il marchio dello Swoosh. E quando diciamo "a vita" intendiamo proprio nel senso letterale del termine: LeBron e l'azienda dell'Oregon hanno stipulato un contratto che avrà valore anche quando il figlio prediletto di Akron smetterà di calcare il parquet. Proseguendo sulla falsariga di quanto fatto, appunto, con Jordan o, in altri ambiti, da David Beckham, testimonial Adidas anche al termine della sua parabola calcistica. 

Del resto non poteva essere altrimenti. James è uomo Nike praticamente fin dal liceo, quando sarebbe apparso chiaro ai più che il prodotto di St.Vincent-St. Mary avrebbe compiuto il salto tra i 'pro' senza passare per la NCAA. Il suo primo contratto di sponsorizzazione, datato 2003, gli ha consentito di guadagnare 90 milioni di dollari nei successivi sette anni, per poi essere rinnovato nel 2010 con gli endorsement valutabili intorno ai 10 milioni annui. Prima dell'ultimo, sbalorditivo, prolungamento, con dettagli e cifre che, però, non sono state ancora rese ufficiali. In ogni caso, in 13 anni di 'matrimonio', sono state prodotti altrettanti modelli di signature shoes, con le vendite che hanno fruttato qualcosa come 340 milioni di dollari annui.

Ma legarsi così a doppio filo ad un atleta è davvero la mossa giusta per il marchio sportivo più importante del mondo?. Da un punto di vista prettamente economico probabilmente no. Almeno stando alle parole di Matt Powell, analyst di Npd Group: "Se si rapporta l'accordo  semplicemente alle vendite che James crea rispetto a quanto paga Nike, probabilmente l'azienda sta perdendo soldi". Eppure, paradossalmente, questi ultimi non sono tutto: "James è il volto del marchio Nike ed è il giocatore più famoso della Nba - prosegue Powell -. Per questo la sponsorizzazione ha senso".

Proprio come accaduto con Jordan, quando si penserà a LBJ si penserà a Nike e viceversa. Seppur con le dovute proporzioni (solo lo scorso anno, infatti, i prodotti a marchio 'Jordan' hanno venduto per 2.2 miliardi di dollari) e con tutti i rischi che una strategia simile può comportare. Anche tra le mura amiche. Si perché adesso, prevedibilmente, l'azienda si troverà a dover fare i conti con i malumori di un altro suo uomo di punta, quel Kevin Durant lungamente corteggiato dalla Under Armour (fornitrice di fiducia di Stephen Curry) e che si vede superato e di molto dal 'basso' dei suoi 300 milioni di dollari in 10 anni, in virtù dell'accordo siglato con Nike la scorsa estate. Sarà interessante capire come a Beaverton riusciranno a gestire le rimostranze della superstar dei Thunder che difficilmente accetterà di essere messa in secondo piano dal punto di vista economico. Con la spada di Damocle di quanto già avvenuto con James Harden, passato ad Adidas grazie ai 200 milioni di dollari per i prossimi 13 anni.

Durant a parte, comunque, appare chiaro come sia LeBron la carta che Nike intende giocarsi per raggiungere l'ambizioso obiettivo dei 50 miliardi di fatturato entro il 2020. Nell'attesa, però, il colpo è certamente stato messo a segno dal 23 dei Cavs, oggi più che mai epitome del giocatore-azienda: le sue azioni della Beats, acquistate dalla Apple, gli hanno fruttato 30 milioni di dollari e, non più tardi di una settimana fa, è stato 'omaggiato' dalla Warner Bros di poco meno di 16 milioni da investire in Uninterrupted, la sua piattaforma di contenuti sportivi. 

Non c'è da stupirsi, quindi, se Forbes ha inserito il nostro al sesto posto nella classifica del 2015 relativa agli sportivi più pagati: con 65 milioni di dollari l'anno (tra contratti di sponsorizzazione e quelli relativi alle prestazioni sportive), è superato solo da gente come i pugili Mayweather e Pacquiao, i calciatori Messi e Ronaldo e il tennista Roger Federer.

Campione in campo, grande imprenditore di se stesso fuori. "Io e LeBron siamo innamorati e ossessionati per Nike da quando siamo dei ragazzini", ha dichiarato Maverick Carter, gestore degli interessi commerciali del campione e che con Paul Watcher ha condotto felicmente l'ultima trattativa con lo 'sbuffo' più famoso del mondo. C'è da capirlo, in fondo. Da oggi c'è mezzo miliardo di buoni motivi per innamorarsi ed essere ossessionati. E per sorridere alla vista dell'estratto conto.