Nba, gli Spurs 4.0 e il tiro da tre punti

L'evoluzione del gioco di San Antonio con l'innesto di LaMarcus Aldridge è in controtendenza rispetto alla pallacanestro giocata negli ultimi cinque anni all'ombra dell'Alamo, ma i risultati sono sempre gli stessi.

Nba, gli Spurs 4.0 e il tiro da tre punti
Nba, gli Spurs 4.0 e il tiro da tre punti

"Tutti questi tiri da tre punti? Non è basket, ma qualcosa di più simile a un circo ormai. Perchè non avere allora tiri da cinque o da sette punti? E' la mia opinione, sono della vecchia scuola. Però so bene che è fondamentale tirare dall'arco, ogni volta che abbiamo vinto un titolo, i tiri da tre punti sono stati fondamentali. Sono troppo importanti nella pallacanestro di oggi ed è necessario saperli sfruttare. E nessuno lo fa meglio dei Golden State Warriors". Pensieri e parole di coach Gregg Popovich, mai banale, neanche dopo una brutta sconfitta dei suoi Spurs sul campo dei Toronto Raptors.

L'opinione di Pop è solo apparentemente contraddittoria. Ma come, si sono chiesti in molti, prima vinci titoli Nba anche grazie al tiro da tre punti e poi affermi che trattasi ormai di un circo? No, non sono questi i termini della questione. Popovich sa perfettamente quanto sia vitale per una squadra che ambisce a giocarsi le Finals avere un sistema di gioco in grado di costruire tiri dall'arco, ma ritiene che il tiro dalla lunga distanza abbia in buona misura snaturato lo spirito del gioco. Lo "detesta", ma lo utilizza come strumento necessario per creare una buona ed efficace pallacanestro. D'altronde i numeri sono dalla sua parte e spiegano perfettamente come si siano evoluti i suoi San Antonio Spurs dagli albori dell'era Duncan ad oggi, parallelamente allo sviluppo del gioco di quest'ultimo quindicennio. Nel 1999, anno del primo titolo texano vinto in finale contro i Knicks di Jeff Van Gundy, gli Spurs giocavano una pallacanestro "interna", tutta poggiata sulle solide spalle di Tim Duncan e David Robinson, in cui il tiro da tre veniva considerato un'opzione sui raddoppi che attiravano i due lunghi (mai nessuno come Duncan è stato capace di ribaltare il lato dal post-basso nella storia recente dell'Nba). Questo sistema offensivo produceva 10.4 tiri dall'arco a partita (con il 33% di realizzazione) e San Antonio era solo la ventiquattresima squadra per tiri da tre tentati e la diciannovesima per pace, con 88.9 punti segnati a gara. Era la pallacanestro che permise ad Avery Johnson di andare a bersaglio dall'angolo per il primo titolo della storia della franchigia.

Con il passare degli anni - e, soprattutto, dei giocatori - gli Spurs aumentarono il ritmo, giocando partite a più alto numero di possessi, rimanendo pur sempre in quella che possiamo definire l'ortodossia del gioco. Anche in occasione del campionato vinto nel 2003 contro i New Jersey Nets, con una squadra che aveva appena inserito Manu Ginobili e Tony Parker, gli uomini di Popovich chiusero la stagione al ventitreesimo posto quanto a punti segnati in media a partita (90.0), salendo però in undicesima posizione per tiri da tre presi a gara (13.9). Erano gli Spurs 2.0., ormai privi di David Robinson, in cui Duncan era la primissima opzione offensiva e gente come Stephen Jackson e Steve Kerr (sì, quello Steve Kerr) non esitava a punire gli avversari dall'arco. I numeri non variano neanche se si vanno a considerare le stagioni successive, come quella del titolo del 2005 in finale contro i Pistons (probabilmente la serie più bella degli ultimi quindici anni) e del 2007 contro i Cavs del primissimo LeBron James (4-0 con Tony Parker Mvp). In entrambe le circostanze, con Robert Horry protagonista da numero quattro (più nella prima che nella seconda finale a dire il vero), i texani mantennero il loro gioco a ritmo basso tanto che proprio in occasione del terzo titolo erano ancora la ventisettesima squadra della lega per pace, calcolato però sulla base dei punti segnati ogni 48 minuti (e non per punti ogni cento possessi, attenzione).

La vera e propria svolta nel gioco di San Antonio cominciò a materializzarsi nell'estate del 2010, dopo il fragorosto tonfo per 4-0 contro i Phoenix Suns di Alvin Gentry subito in semifinale di Conference. Proprio durante il training camp di inizio stagione, Popovich lasciò intendere chiaramente che la squadra sarebbe stata affidata definitivamente a Parker e Ginobili, con Duncan superlativo ad adattarsi a un nuovo tipo di pallacanestro, più veloce e sbarazzina. Quella edizione degli Spurs fu eliminata a sorpresa dai Memphis Grizzlies al primo turno di playoff, ma nacquero lì le basi della squadra che poi avrebbe vinto il titolo nel 2014 contro i Miami Heat, gli Spurs 3.0 per dirla alla Manu Ginobili. Nelle stagioni 2012 e 2013 San Antonio fece segnare infatti la prima e la quarta miglior percentuale al tiro pesante (secondi e settimi quanto a tiri dall'arco mandati a bersaglio a partita, rispettivamente 8.4 e 8.1). Il trend è poi proseguito nell'anno del trionfo contro gli Heat del 2014, dopo la tremenda beffa patita in gara 6 dell'ultima serie del 2013, con il tiro (da tre, guarda caso) di Ray Allen a togliere ai texani l'ennesimo Larry O'Brien Trophy dell'era Duncan. L'annata della cavalcata verso il quinto anello vide infatti gli Spurs concludere la stagione al primo posto per percentuale da tre (39.7%) e decima per pace (95 punti a partita, mai così tanti con Popovich sulla tolda di comando). 

L'innesto di LaMarcus Aldridge ha nuovamente cambiato le tendenze offensive di San Antonio, riducendone la pericolosità perimetrale (con in compenso un miglior bilanciamento difensivo), al punto che oggi gli speroni sono solo ventitreesimi per tiri da tre tentati (18.8), venticinquesimi per pace (94.1), anche se settimi per percentuale di realizzazione dall'arco (36.6%). Cosa è cambiato da una stagione all'altra per modificare in maniera così decisa il gioco dei neorargento e riportarli a praticare un ritmo più basso in una Nba dove invece sono altre le squadre che sembrano pigiare più spesso sull'acceleratore? L'inserimento di Aldridge è solo una delle spiegazioni al riguardo: l'ex giocatore di Portland non gioca dietro la linea del tiro da tre, con lui le spaziature non sono ancora ideali, e a farne le spese è al momento Danny Green, tiratore scelto che sta vivendo un inizio di regular season particolarmente difficile. Diversa la situazione di Kawhi Leonard, capace ormai di prendersi anche tiri dal palleggio e non più solo sugli scarichi come avvenuto nei suoi primi due anni di apprendistato (molto rapido, a dire il vero) in quel di San Antonio.

La chiave di volta del gioco degli Spurs dell'ultimo quinquennio è rappresentata però dall'efficacia in penetrazione di Tony Parker. E' il franco-belga il giocatore barometro dell'attacco neroargento, almeno per quanto riguarda spaziature e percentuali da tre punti. Il play nativo di Bruges ha ridotto le sue avventure al ferro, che non solo gli consentivano di andare a segno con continuità in mezzo ai lunghi avversari, ma facevano in modo di dare ritmo ai tiratori sul perimetro (recentemente Leonard, Belinelli, Green, e in maniera più marginale Diaw e Ginobili). La versione attuale di Parker è quella di un giocatore che non attacca immediatamente il ferro sul pick and roll - per esitazione e mancanza di esplosività - rendendo così molto più prevedibile e lento lo sviluppo dell'attacco texano (d'altronde le precarie condizioni fisiche del nativo del numero nove hanno inciso enormemente anche sull'esito della serie di primo turno di playoff della passata stagione contro i Los Angeles Clippers).

La minore pericolosità offensiva di San Antonio si giustifica anche con l'addio di Marco Belinelli, per due anni miglior cecchino di Popovich partendo dalla panchina, il cui posto nel secondo quintetto Spurs è stato preso nominalmente da Kyle Anderson, tutt'altro tipo di giocatore, che può spaziarsi sul perimetro ma non può essere considerato un tiratore puro. Ci sarebbe poi Ray McCallum, cui Pop non ha ancora dato spazio, ma la questione non riguarda solo quanti tiri da tre a partita prendano gli Spurs, ma piutttosto come li costruiscano. Finora la second unit di Ginobili, Diaw e Mills è sembrata più adatta a praticare la pallacanestro vincente degli ultimi anni, anche se la scritta "lavori in corso " campeggia ancora dalle parti di San Antonio, dove sono convinti che il meglio debba ancora venire, anche grazie alla possibilità di lavorare quasi a fari spenti, con le luci della ribalta tutte puntate sui Warriors da record di Stephen Curry. La vera stagione degli Spurs (quelli 4.0) non è realmente iniziata e - in pieno stile neroargento - potrebbe decidersi proprio su un tiro da tre punti, quelli che Popovich detesta ma su cui è stato in grado di costruire le fortune di un'intera franchigia.