"Good bye Joey": Crawford annuncia il ritiro

Dopo la notizia che per Kobe quella in corso sarà l'ultima stagione, anche l'arbitro più famoso della NBA ha deciso di appendere il fischietto al chiodo.

"Good bye Joey": Crawford annuncia il ritiro
"Good bye Joey": Crawford annuncia il ritiro

Dopo 39 anni passati ad arbitrare le partite della NBA, Joey Crawford ha deciso di appendere il fischietto al chiodo. Nella stagione in cui una star di assoluto livello come Kobe Bryant dichiara il suo ritiro, ecco che un altro importante pezzo del mondo del basket oltreoceano arriva al capolinea della propria carriera. Importante perché nonostante la gente non faccia la fila per un suo autografo o per acquistare la sua maglia allo store del palazzetto, Crawford negli anni è diventato un’icona riconoscibile del sistema di intrattenimento NBA.

Infatti l’arbitro con il numero 17 si è creato negli anni uno status non sempre apprezzato all’interno della lega grazie ai numerosi falli tecnici ed espulsioni che ha sanzionato a giocatori e allenatori indistintamente anche alla prima mossa fuori posto. Basti pensare che nel 2003 nella serie di playoffs tra San Antonio Spurs e Dallas Mavericks fu capace di fischiare 4 falli tecnici nei primi 10 minuti ed espellere sia l’head coach sia l’assistente allenatore dei Mavs. Non è insolito inoltre trovarlo nella speciale classifica “Shaqtin a Fool” redatta da Shaquille O’Neal tra i momenti più divertenti delle partite.

Il sessantaquattrenne nativo di Philadelphia, Pennsylvania è arrivato alla 39esima stagione da arbitro nella lega con all’attivo anche 313 partite di playoffs e 50 di Finals (record della categoria) nonostante la sospensione impostagli dall’allora commissioner David Stern dopo la famosa lite tra il fischietto e Tim Duncan nel 2007.

Attualmente è fuori dai giochi a causa di un infortunio al ginocchio e si considera possa fare il suo ritorno a Marzo, pronto per una nuova edizione dei playoff quando i fischi da prendere saranno molto più pesanti. La decisione del suo ritiro però non arriva dalla mancanza di voglia nel continuare il proprio lavoro ma dalla consapevolezza che con l’evolversi del gioco sempre più veloce sarà sempre più complicato mettere in gioco il massimo dell’efficienza. Chiude infatti con queste parole le proprie considerazioni.

“It's been so good that I want to go out on a high note. I don't want to go out on a low note. I want to be in the NBA Finals, and I don't want to be reffing just for the sake of reffing.”