NBA, I dubbi dei Warriors: si può rinunciare a Curry?

Le statistiche parlo chiaro: senza il 30 Golden State perde molto del suo potenziale offensivo. Eppure i recenti infortuni consiglierebbero un periodo di riposo precauzionale per l'MVP in carica, alle prese con problemi fisici non ancora del tutto chiari

"E' frustrante, fastidioso e qualsiasi altro aggettivo vi venga in mente". Così Stephen Curry ha commentato, al termine della gara con i Lakers (17 punti e 6/13 dal campo in 26 minuti) che lo ha visto ancora una volta uscire per infortunio, i problemi fisici che lo stanno affliggendo da qualche tempo. Almeno dalla partita di Natale, quando a causa di un problema alla pianta del piede, fu costretto a saltare quasi interamente il secondo quarto della sfida, poi vinta, contro i Cavaliers. Non a caso, tre giorni dopo, contro i Kings, la situazione si è aggravata a tal punto da spingere lo staff medico a tenerlo a riposo per le gare contro Rockets e Mavericks (record 1-1), salvo poi ritrovarselo nuovamente ko una volta riportato in campo contro i Nuggets a causa di un contatto fortuito con  Jameer Nelson. Infine l'uscita anzitempo dal parquet contro i gialloviola che ha fatto allungare i tempi di recupero fino a quattro settimane. "Ma non ho intenzione di restare fermo così ha lungo - si è affrettato a dire l'MVP in carica - una volta che avrò capito come potermi proteggere dai colpi e come giocare sopra il dolore, sarò nuovamente al fianco dei miei compagni". 

Come si dice in questi casi più facile a dirsi che a farsi. Soprattutto perché non è ancora ben chiaro quale sia il reale problema. Di base Curry ha subito una forte contusione allo stinco che gli sta creando notevoli fastidi a causa dell'ematoma che fatica a riassorbirsi e che, anzi, si aggrava ogni qual volta il 30 subisce un colpo o sforza troppo la muscolatura della gamba interessata. 

Ora, la normale prudenza suggerirebbe di far riposare il giocatore fino a totale e completa guarigione, vista la sua importanza all'interno dello small ball dei Golden State Warriors. Eppure, in una sorta di diabolico paradosso, il duumvirato Kerr-Walton sembra quasi non potersi permettere di rinunciare troppo a lungo al fenomenale prodotto di Davidson. La ragione la si trova nei numeri relativi alle medie delle gare con e senza il nativo di Akron:

Nelle 35 partite di regular season fin qui disputate Curry, come detto, ha saltato gli impegni con Houston e Dallas. Il bilancio è in perfetta parità, una vittoria e una sconfitta (contro i Mavs). A variare sensibilmente, al ribasso, sono le statistiche: addirittura clamorosa quella dei punti per partita, che passano da 114.4 a 102.5. La spiegazione è sempice: senza Curry si tira di meno (82.5 contro 86.6) tanto da due quanto da tre (21 - 30.5) con conseguente abbassamento delle medie dal campo (46.1% rispetto al 48.6 quando il 30 è in campo), nonché del numero di assist di squadra (che passano dal 28.8 al 27.5). Curioso il dato relativo ai rimbalzi, soprattutto in relazione alla fisicità relativa del nostro nonchè della sua desuetudine alla lotta sotto i tabelloni: senza di lui siamo addirittura sotto di 7 (40 - 47.2), mentre è insignificante la variazione relativa alle palle perse (15 - 15.4).

Letta così l'assenza del figlio di Dell non sembra un grandissimo affare. Soprattutto se, dalle parti del Golden Gate, hanno davvero intenzione di attaccare il famigerato 72-10 dei Bulls versione 1995/1996. Eppure forzare troppo il recupero della star per eccellenza potrebbe pregiudicare irrimediabilmente il prosieguo della stagione soprattutto in chiave post season, quando quello che è stato fatto in precedenza conterà poco o nulla. Sconsigliabile, a maggior ragione se gli Spurs continueranno ad essere la macchina inarrestabile che sono stati fino ad ora, nel colpevole silenzio di media ed addetti ai lavori.

Mettiamola così: non si potrebbe rinunciare al nostro 30 preferito ma, in questo caso, sarebbe doveroso farlo per preservarlo in vista dei veri momenti chiave della stagione. E, perché no, anche per testare le reazione del resto del gruppo: privare per un pò la squadra della prima opzione offensiva, che tante volte ha tolto le castagne dal fuoco, potrebbe aiutare a innalzare il livello del supporting cast, con evidente giovamento all'interno di un sistema rodato sì, ma solo con la contemporanea presenza di tutti i suoi elementi chiave.

Stavolta Parigi (intesa come Larry O'Brien) non vale la messa di un record. Anche se questo cambierebber per sempre la storia dello sport.

p.s. vi lasciamo con una piccola chicca. Vale a dire il rendimento dei Warriors con e senza Curry negli ultimi 6 anni. Le conclusioni traetele voi.