Not so Magic: analisi sul crollo di Orlando

I ragazzi di coach Skiles hanno perso 8 delle ultime 9 gare, fuori attualmente dalla zona playoffs ma non tutto è perduto per una delle franchigie più talentuose della lega.

Not so Magic: analisi sul crollo di Orlando
Not so Magic: analisi sul crollo di Orlando

E’ passato poco meno di un mese da quando gli Orlando Magic erano piazzati al settimo posto in classifica della Eastern Conference, in piena corsa per i playoffs, un risultato a dir poco notevole per una franchigia che nelle ultime tre stagioni ha avuto un record di 68 vinte e 178 perse. Salto di qualità complessivo dovuto sia al cambiamento in cabina di regia (via Jacques Vaughn e dentro Scott Skiles) sia ai grossi miglioramenti effettuati dalle giovani promesse, uno su tutti Evan Fournier.

Un sogno che si è ritorto contro a quanto pare poiché sono bastate tre settimane per ridimensionare i ragazzi di coach Scott Skiles: 8 sconfitte nelle ultime 9 (l’ultima stanotte contro Philadelphia, la franchigia col peggior record della lega), record di vittorie sceso sotto il 50% e posto ai playoffs al momento perso in favore di Boston.

I punti di forza dei Magic sono stati il loro gioco offensivo atto ad “allargare il campo” con quattro tiratori solidi dal perimetro permettendo in questo modo più spazio per le incursioni in area dei vari Payton e Gordon, oltre all’atletismo elevato specialmente nel quintetto iniziale, il cui elemento di punta è sicuramente Tobias Harris, che ha permesso alla franchigia della Florida di ottenere un posto tra le migliori 10 di tutta la lega per efficienza difensiva grazie alla loro aggressività sulla palla e la possibilità di cambiare sui blocchi senza gravi danni. Inoltre la mancanza di una vera superstar ha permesso di partita in partita di poter trovare un protagonista sempre nuovo senza dare riferimenti fissi per le difese avversarie.

I motivi di questo cambiamento possono essere molteplici, a partire dall’età media tra le più basse dell’intera NBA, che comporta naturalmente periodi di alti e bassi.  Sicuramente possiamo escludere sia un problema di atteggiamento da parte dei ragazzi in campo. E’ impossibile immaginare infatti che il sergente di ferro Skiles, uno che ha all’attivo il record per assist in una partita (30 per la precisione, festeggiati con una vittoria contro i Nets lo scorso 30 Dicembre), mandi sul parquet i suoi giocatori senza aver ottenuto la loro piena attenzione.

L’aspetto più evidente è un calo di tipo fisico da parte dei Magic. Infatti mentre nella prima parte di stagione il quintetto iniziale aveva a disposizione la stragrande maggioranza del minutaggio, nelle ultime 10 gare Skiles è andato sempre più alla ricerca di energie dalla panchina e i principali beneficiari sono stati Aaron Gordon e Shabazz Napier, con un deficit netto di qualità nel gioco.

Altro fattore negativo sono stati gli infortuni, prima quello di Elfrid Payton alla caviglia sinistra che ancora adesso non gli permette di avere quell’esplosività in attacco e reattività in difesa che lo avevano contraddistinto, e quello occorso a Victor Oladipo al ginocchio successivamente, senza contare C.J. Watson, quello che nei piani doveva essere il vero playmaker di riserva. Proprio Oladipo sembra essere l’ago della bilancia per i giovani Magic: tolto dal quintetto base ad inizio stagione per dirigere e dare sostanza alla “second unit” per permettere un livello prestazionale elevato una volta iniziata la girandola dei cambi ed inoltre non è stato raro vederlo nel quintetto finale di gara, dove i palloni pesano di più.

Un elemento molto importante per l’inizio positivo della franchigia della Florida è stato ed è Nikola Vucevic. Il centro montenegrino è attualmente uno dei migliori nel suo ruolo, solido tecnicamente e attivo rimbalzista, una macchina da doppie doppie, oltre che perno e stella indiscussa della squadra. Fino al 30 Dicembre scorso tutti lo avrebbero inserito tra i primi 5 centri della lega ma appena il suo rendimento è calato, tutta la squadra ha fatto registrare prestazioni tutt’altro che brillanti. 15 punti e 7.6 rimbalzi in 30.5 minuti nelle ultime 9, non i numeri che ci si aspetterebbe dal perno di tutto il progetto. I suoi problemi sembrano essere legati in primo luogo dalla mancanza di un centro di riserva all’altezza che gli consenta di riposarsi senza far sentire eccessivamente la sua mancanza (e in questo Jason Smith non riesce soprattutto nella metà campo difensiva), costringendo coach Skiles a tenerlo in campo più di quanto vorrebbe. In secondo luogo il gran numero di partite concentrate in 20 giorni, inclusa la trasferta londinese contro i Raptors, sembra aver provato il 7’’ montenegrino.

Altra nota di demerito è per Mario Hezonja. Dal croato scelto alla chiamata numero 5 dello scorso draft ci si aspettava un impatto notevolmente diverso, specialmente ora con Oladipo infortunato. Giocatore a fasi alterne in questa prima metà di stagione, capace di far vedere il suo talento col tiro da 3 o volando sopra il ferro ma sempre con prestazioni altalenanti e mai solido in difesa. Certo è un rookie, certo ha margini di miglioramento da futura stella NBA ma di sicuro non sta sfruttando le opportunità che sta ricevendo e questa lega non ne da molte, se poi ad allenarlo è Skiles sono ancora meno.

Analizzando in particolare il gioco dei Magic si può notare come il complessivo calo prestazionale sia dovuto all’incepparsi dei movimenti offensivi per larghi tratti di partita. In particolare è mancata la pericolosità dall’arco con i vari Frye, Nicholson e Harris, permettendo alle difese avversarie di chiudersi sempre più e impedire le penetrazioni. Orlando ha un 30% tondo al tiro da 3 nelle ultime 9, troppo poco per aprire le scatole difensive avversarie, soprattutto nella pallacanestro moderna. Altro dato significativo per evidenziare la difficoltà offensiva dei ragazzi di Skiles è l’aver raggiunto quota 100 punti segnati in una sola occasione durante questa striscia negativa, proprio contro Toronto a Londra. Se l’attacco non è scintillante, la difesa non è da meno. L’aggressività sul perimetro è presente di rado ma quello che spaventa è la facilità con cui gli avversari riescano ad arrivare in prossimità del ferro dei Magic. Questo deriva soprattutto dalla mancata efficienza dei piccoli, permettendo agli avversari di entrare in area senza eccessivi sforzi innescando troppo presto le rotazioni difensive (a tratti totalmente assenti peraltro)

Il quadro che si presenta davanti allo staff tecnico di Orlando è quello di recuperare al più presto lo smalto di inizio stagione, serrare le fila in vista della seconda parte di regular season che prevede un calendario non proprio agevole nelle prossime giornate con scontri diretti contro le candidate ai playoffs ad Est (tra cui due match in tre giorni contro Boston a questo punto decisivi) per non perdere le speranze nel sogno postseason, continuando comunque a non perdere di vista il vero obiettivo stagionale ovvero arrivare alla maturazione degli elementi più talentuosi del roster.