NBA - I Clippers spiegano la loro rinascita (senza Griffin)

Nel post partita della diciottesima vittoria nelle ultime ventidue (quella di ieri sera per 100-93 sugli Heat) Paul, Jordan, Crawford e Doc Rivers hanno risposto alle domande sul periodo di straordinaria forma di Lob City, nonostante l'assenza di Blake Griffin.

NBA - I Clippers spiegano la loro rinascita (senza Griffin)
NBA - I Clippers spiegano la loro rinascita (senza Griffin)

Se all'inizio dell'anno qualcuno vi avesse detto che i Los Angeles Clippers avrebbero infilato diciotto vittorie in ventidue partite, probabilmente lo avreste preso per matto. Con Blake Griffin appena infortunato, lo slot di ala piccola che continuava ad essere vacante e le solite delicate dinamiche di spogliatoio, la situazione non sembrava delle più rosee. E invece, come per le fenici mitologiche, proprio dalle ceneri della squadra di coach Doc Rivers è arrivata una striscia fenomenale, probabilmente destinata ad allungarsi stasera, dopo la trasferta non irresistibile a Philadelphia.

Così, dopo la partita di ieri sera, domenica 8 febbraio, contro i Miami Heat (vinta 100-93) i giornalisti statunitensi sono andati a pizzicare Chris Paul cercando di scoprire il backstage della rinascita. “In squadra abbiamo ragazzi molto grintosi, con molta perseveranza” sono state le sue prime parole, seguite poi da “in tutta onestà, non può accadere nulla che in qualche modo non abbiamo già visto. Quindi semplicemente analizziamo, ne parliamo e andiamo avanti”.

Non solo Paul, alle interviste post-match si è presentato anche il centro DeAndre Jordan, a cui è stato chiesto se le buone prestazioni in trasferta nell'ultimo mese e mezzo (11-2) abbiano rappresentato uno step fondamentale per far crescere la squadra e per farla avvicinare al livello di Golden State e San Antonio. “Sicuramente ci aiutano a prepararci ai Playoffs. Dobbiamo continuare a vincere le partite difficili, nonostante le assenze. In questo modo, quando torneremo ad avere un roster totalemente in salute ci dimostreremo ancora più forti”.

"E' tutto merito di Doc [Rivers] e del suo sistema” sono state invece le parole di Jamal Crawford, reduce da quattro partite consecutive in cui ha sfondato i 20 punti segnati, portando la sua media stagionale a 13.3. “Ci dà fiducia, crede in quello che fa e ci crediamo anche noi. Se continuiamo a tenerci uniti così bene come lo stiamo facendo in questo periodo, le cose andranno bene. Il Coach riesce sempre a tenerci concentrati. Non puoi prepararti agli infortuni, ma quando arrivano devi fare squadra”.

Domande (ovviamente) anche per coach Rivers, che ha dovuto rispondere della tenuta mentale dei suoi e nel dettaglio se il livello di solidità psicologica del gruppo (tutt'altro che ottimo ad inizio stagione) sia salito proprio in concomitanza col periodo di problemi ed infortuni.
“Onestamente, non so” ha esordito l'ex-coach di Boston, “penso che in questo abbiamo molta esperienza, ce la caviamo bene. Nessuno parla dei problemi. Quando siamo in campo, conta solo il basket”.

Basket, gioco, campo, sono stati gli ottimi rifugi trovati dai Clippers per ovviare alla pesante assenza di Blake Griffin, il quale alle porte del rientro dall'infortunio già citato è stato coinvolto in una pesante discussione col magazziniere della franchigia, ed ha riportato la rottura del quarto metatarso della mano destra dopo averlo colpito. Stesso infortunio (per questioni di gioco, stavolta) patito lo scorso mercoledì durante la sfida con Minnesota dalla point guard Austin Rivers, figlio di Doc, che come Griffin ne avrà dalle quattro alle sei settimane. Il numero 32, però, potrebbe subire un'ulteriore sospensione a seguito dell'indagine congiunta della franchigia e della NBA sul suo comportamento in quella rocambolesca serata in quel di Toronto. A tutto questo si aggiunge la trade che ha riportato a Houston Josh Smith praticamente gratis (attenzione, però, questo potrebbe essere stato un bene per i californiani).

Ma come al solito la lega migliore del pianeta, ed il suo pubblico, non fanno sconti: nonostante questi problemi, Los Angeles è chiamata ad agguantare un posto nei primi quattro della Western Conference in vista dei Playoffs. I record di Golden State Warriors (46-4) e San Antonio Spurs (43-8) sembrano lontani e molto difficilmente raggiungibili, quindi i ragazzi di lob city (34-17) puntano piuttosto a scalzare dal terzo posto gli Oklahoma City Thunder (38-14).

Sebbene Paul, Jordan e Redick abbiano alzato sensibilmente il livello del loro gioco per colmare l'assenza di Blake Griffin negli ultimi due mesi, un'altra ragione fondamentale delle recenti vittorie è da ricercare nel ritrovato equilibrio della squadra. Basti vedere il match contro Miami: con i titolari che faticavano (1/14 al tiro in apertura di match), e gli Heat a +6 a fine primo quarto, Rivers si è affidato alla sua panchina (la seconda nella lega per punti segnati). Così, guidato da Crawford, il secondo quintetto ha riacceso la scintilla che ha portato i Clippers davanti all'intervallo. Come sottolineato dallo stesso Rivers, nessuna prestazione individuale avrebbe potuto girare così la partita. In generale, il parziale panchina-contro-panchina è 46-25 a favore di L.A. Questo, unito ai 36 della coppia Paul-Redick ed agli 11 rimbalzi con 3 stoppate di Jordan, dà un senso ben chiaro alla vittoria di ieri sera.

"Ho amato il nostro gioco" ha commentato Rivers. "Non parliamo degli infortuni, non cerchiamo scuse. Abbiamo detto ai ragazzi: 'Qualsiasi cosa succeda, noi siamo qui per vincere. Pensate solo a questo'. Penso che abbiano fatto un ottimo lavoro a riguardo”.

In attesa del ritorno di Austin Rivers a fornire aggressività sotto entrambi i tabelloni, non è escluso che il front-office di Lob City possa muovere qualcosa sul mercato degli scambi per ampliare il parco guardie. Ma, per ora, la formula sancita da Rivers è semplice: “Chi sta bene, gioca”.