NBA - Il crollo dei San Antonio Spurs in gara-4, senza "ball movement"

Andiamo ad analizzare la sconfitta degli Spurs in gara-4 della serie contro i Thunder. Fattore che tiene banco è la mancanza di assist, da sempre caposaldo dell'era Popovich: solo il 30%. Questo, e non solo, anche attraverso le parole dei protagonisti.

NBA - Il crollo dei San Antonio Spurs in gara-4, senza "ball movement"
NBA - San Antonio Spurs

Per analizzare gara-4 della serie tra Spurs e Thunder, quella che ha riportato sul 2-2 il risultato prima di tornare a San Antonio, si può partire dall'ennesima intervista di Craig Sager a Gregg Popovich, scena oramai diventata parte di una specie di oggetto di culto all'interno delle partite degli speroni. Fine primo quarto, Spurs avanti di dieci. "Giochiamo meglio quando la palla si muove", il laconico commento di Pop, capace di portare dalle solite due a sette le parole usate per descrivere i suoi, esclusivamente in nome del genuino affetto che lo lega al leggendario bordocampista di TNT.

Evidentemente, qualcosa è andato storto nei successivi 36 minuti (spoiler: soprattutto negli ultimi 12), che hanno visto San Antonio uscire dalla Chesapeake Energy Arena sconfitta per 111-97. Alla luce delle parole del Pop, un dato è utile per leggere la partita: gli Spurs hanno trovato 12 assist su 40 tiri realizzati complessivamente nel match. 30%. Una percentuale di assistenze così bassa non si vedeva nella parte neroargento del Texas dal lontano 1987 (28.9% contro i Sacramento Kings, andando a ricercare nei preziosi archivi ESPN).
Secondo Tony Parker, top scorer della squadra con i suoi 22 punti (10/16 dopo l'altrettanto splendida prestazione di due giorni prima), il problema è sorto a causa della buona difesa avversaria: "Abbastanza, hanno fatto un buon lavoro di copertura sui nostri tiratori. Di solito mettiamo a segno molti assist, ma sono stati bravi a coprire le linee di passaggio. Quello che possiamo e dobbiamo fare e muovere la palla ancora di più".

Più della metà dei tentativi al tiro degli Spurs è arrivata senza passaggi, o con uno solo nel possesso. Dall'altro lato dell'equazione, quindi, troviamo isolamenti in post, penetrazioni a difesa schierata o forzature sul marcatore. Non esattamente la migliore sequenza di azioni offensive che un coach possa immaginare. In generale, però, anche quando sono arrivate, le assistenze non sono state brillanti: solo il 36.4% di esse è terminato sul fondo della retina. Troppo poco, per una squadra che viaggia in media con 54.7 punti a partita in questa offseason, per quanto riguarda i tiri direttamente dopo aver ricevuto un passaggio. Per capire l'entità del crollo: Russel Westbrook da solo ha smistato più passaggi decisivi dell'intera squadra avversaria (15 assist per 33 punti), in una splendida serata da uomo-squadra. 

A riguardo sono arrivate anche le parole di Kawhi Leonard, vero leader della squadra di Popovich e difensore dell'anno per la seconda volta consecutiva (solito timbro con quattro palle rubate per lui): "Abbiamo sbagliato troppi tiri, anche su buoni passaggi. Ci vantiamo sempre dei nostri assist, quindi dobbiamo cercare di avere più movimento di palla, di muovere di più la difesa". Ha parlato alla stampa anche il mai banale coach Popo: "Abbiamo perso per la difesa, abbiamo fatto troppi errori. Ci dimenticavamo chi doveva difendere su chi, ed il nostro piano di gioco. Ma, detto questo, sono stati bravi loro a sopraffarci. Ci hanno dato filo da torcere a rimbalzo ed hanno trovato punti importanti dalla panchina. Questo, unito alla grande prestazione di Durant [41 per lui, ndr], spiega il risultato".
Come ogni medaglia, anche quella di gara-4 ha due facce: da un lato l'attacco non perfetto, dall'altro l'ottima difesa di coach Donovan. Il catch-and-shoot, il tiro diretto sul passaggio, è stata la vena recisa magistralmente da OKC che ha portato gli avversari al collasso: su 18 tentativi di San Antonio, ben 14 sono stati contestati dalla difesa, che mai aveva cercato così poco questa soluzione nell'intera postseason. Un bel salto di qualità, se si pensa che nelle prime tre i Thunder avevano lasciato ben 41 tiri con spazio su 69 catch-and-shoot totali. 

Palesemente, quindi, il cosiddetto "ball-movement" è la chiave del gioco degli Spurs, che ne hanno fatto orgogliosamente il loro marchio di fabbrica, riuscendo a muovere spesso la difesa per colpire dove e come vogliono, che sia un post basso di LaMarcus Aldridge, una tripla di Danny Green o un palleggio-arresto-tiro di Tony Parker. Allo stesso tempo, la quantità di assist può essere letta abbastanza tranquillamente come un termometro per la salute di Duncan e compagni. Ma non è l'unico fattore: nel quarto quarto, ad esempio, i Thunder hanno spazzato via gli speroni nel pitturato avversario, conquistando ben cinque rimbalzi offensivi contro i soli due difensivi dei lunghi di Popovich. Non è un caso, quindi, che proprio l'ultima frazione sia stata quella del tracollo: 34-16 dei fulmini per ribaltare il +4 della terza sirena. Per differenziale, è il secondo peggior quarto quarto dell'intera gestione Popovich.
Non esattamente una serata brillante. La sensazione è che a far pendere l'ago della bilancia sarà la sentitissima gara-5 dell'AT&T Center, in cui i texani sono chiamati a rialzare la testa usando la tecnica e la tattica per ovviare all'esplosività degli avversari.