Nba, si ritira Amar'e Stoudemire

L'annuncio ieri, per l'ultima volta con la maglia dei New York Knicks. Ma è a Phoenix che Stoudemire ha lasciato i ricordi più belli della carriera.

Nba, si ritira Amar'e Stoudemire
Amar'e Stoudemire. Adam Hunger/USA TODAY Sports

A trentaquattro anni ancora da compiere e dopo quattordici stagioni da professionista, Amar'e Stoudemire si ritira e saluta la pallacanestro Nba. Lo fa da giocatore dei New York Knicks, sua franchigia dal 2010 al 2015, per i quali aveva appena rifirmato qualche giorno fa. Una firma utile solo a chiudere la carriera da membro dei Knickerbockers perchè, come dichiarato dallo stesso Stoudemire, "once a Knick, forever a Knick". Ed ecco l'annuncio dell'addio, comunicato un po' a sorpresa, anche se le ultime stagioni di Stat non erano state certo positive: "Voglio ringraziare Mr. Dolan, Phil Jackson e Steve Mills per avermi fatto firmare per la loro franchigia, in modo che io potessi ritirarmi da giocatore dei New York Knicks. Sono arrivato qui nel 2010 per contribuire a rilanciare la squadra, ed è esattamente quello che abbiamo fatto. Carmelo, Phil e Steve hanno continuato il lavoro e ora, con le acquisizioni dell'estate, la squadra può nuovamente guardare ai playoffs. Nonostante la mia carriera mi abbia portato in posti diversi in tutti gli Stati Uniti, il mio cuore rimarrà sempre nella Grande Mela. Once a Knick, forever a Knick".

Non sono mancati i riconoscimenti alla carriera di Stoudemire da parte dei Phoenix Suns, franchigia in cui è cresciuto ed esploso, e dello stesso general manager dei Knicks Steve Mills: "Per buona parte degli ultimi sei anni - ha detto Mills - Stoudemire è stato il volto dei New York Knicks, per le sue qualità sul campo e per l'attenzione dedicata alla nostra comunità e ai nostri tifosi sparsi in tutto il mondo. Quando ci ha chiesto di potersi ritirare da giocatore dei Knicks, siamo stati onorati di poterglielo concedere". Eppure la carriera di Stoudemire al Madison Square Garden non è mai stata all'altezza delle aspettative. Giunto a New York nel 2010, con un quinquennale da quasi 100 milioni di dollari, Stat non è riuscito a ripetere le gesta dei tempi dei Phoenix Suns, nonostante avesse ritrovato in panchina il suo allenatore e mentore Mike D'Antoni. Dopo un buon inizio, l'arrivo di Carmelo Anthony dai Denver Nuggets (in una trade che coinvolse anche l'azzurro Danilo Gallinari), relegò Stoudemire nella posizione di secondo violino della squadra, anche a causa di caratteristiche tecniche non perfettamente compatibili con quelle di Melo. La sua avventura a New York è stata una parabola discendente, nonostante la squadra fosse tornata a partecipare ai playoffs con discreta continuità. Una certa confusione nei quadri tecnici (via Mike D'Antoni, poi Donnie Walsh, spazio a Mike Woodson come allenatore), unita a una serie di infortuni a schiena e ginocchia,  ha contribuito a renderlo sempre più un corpo estraneo alle nuove edizioni dei Knicks, prima dell'addio datato febbraio 2015, destinazione Dallas Mavericks. L'ultima stagione della carriera Stat l'ha disputata, senza grossi risultati, ai Miami Heat di Pat Riley.

Era stata invece la prima parte di carriera a rivelare il talento e l'esplosività atletica di questa atipica power forward. Ai Phoenix Suns furono Mike D'Antoni e soprattutto Steve Nash a lanciarlo come fantastico giocatore di pick and roll. Proprio il playmaker canadese avrebbe fatto le fortune di Stat, creando uno dei giochi a due più immarcabili del quinquennio 2005-2010. Inarrestabile se pescato in movimento, discreto tiratore dalla media distanza, Stoudemire non è mai stato il classico lungo capace di giocare spalle a canestro, ma il sistema del seven seconds or less di quei Suns ne esaltò le caratteristiche, rendendolo protagonista di diverse cavalcate verso le Nba Finals, tutte conclusesi però in semifinale o in finale di Conference. Memorabili le sfide di quei Suns contro i San Antonio Spurs di Gregg Popovich, vincitori nel 2005, nel 2007 (quando Stat fu squalificato per i fatti di gara-4 che videro coinvolti anche Nash e Robert Horry) e nel 2008 (4-0 per i texani dopo una fantastica gara-1 decisa da Tim Duncan e Manu Ginobili). Nel 2010 Phoenix, guidata da Alvin Gentry in panchina, si prese infine la rivincita sui neroargento, spazzati via con uno sweep, prima di arrendersi in finale di Conference ai Los Angeles Lakers di Phil Jackson, Kobe Bryant, Pau Gasol, Lamar Odom e Derek Fisher, in un'altra serie particolarmente intensa e appassionante. Sei volte Nba All'Star, rookie of the year nel 2003, di Stoudemire ricorderemo l'esuberanza atletica che lo ha condotto negli anni a diventare uno dei migliori schiacciatori della sua generazione e soprattutto le giocate con Steve Nash, il fenomeno canadese motore di quella edizione dei Phoenix Suns.