Nba, Westbrook: "Fedele ai Thunder. Non ho ancora parlato con Durant"

Il numero zero degli Oklahoma City Thunder annuncia in conferenza stampa il suo rinnovo di contratto e parla del suo rapporto con Kevin Durant.

Nba, Westbrook: "Fedele ai Thunder. Non ho ancora parlato con Durant"
Kevin Durant e Russell Westbrook. Soobum Im/USA TODAY Sports

Alta fedeltà. Potrebbe essere questo il titolo della conferenza stampa tenutasi ieri pomeriggio alla Chesapeake Energy Arena di Oklahoma City da Russell Westbrook per annunciare ufficialmente il suo rinnovo di contratto co i Thunder (triennale da quasi 86 milioni di dollari fino al 2019). Un Westbrook che ha tenuto a sottolineare quanto fosse in debito con la comunità di OKC, e che ha risposto con tranquillità a tutte le domande ricevute sull'addio di Kevin Durant. Atteso da migliaia di tifosi dei Thunder all'entrata dell'Arena, il playmaker da UCLA è stato affiancato dal general manager Sam Presti: "Sin da quando lo abbiamo scelto al Draft otto ani fa - le parole di Presti - Russell è stato uno straordinario leader della nostra squadra. La sua voglia di competere, la sua personalità, il suo atletismo assolutamente unico lo hanno spinto ad essere all'avanguardia nel gioco. Impersonifica molte delle caratteristiche di questa città e dei suoi abitanti. Siamo entusiasti che abbia scelto di continuare a costruire con noi qualcosa di importante per questa franchigia".

Non sono mancate nemmeno le parole, espresse attraverso un comunicato stampa, del chairman dei Thunder Clayton I. Bennett: "A nome della franchigia e di tutto lo Stato dell'Oklahoma, voglio congratularmi con Russell e porgergli un sincero apprezzamento non solo per il giocatore che è, ma per la sua grande personalità, per la sua integrità morale e per la sua straordinaria leadership. Siamo eccitati di poter continuare insieme e non vediamo l'ora di vivere insieme i giorni che ci attendono qui a Oklahoma City". Un po' meno di circostanza le dichiarazioni dello stesso Westbrook, che ha tenuto a ringraziare la comunità e i tifosi: "Non esiste nessun altro posto al mondo in cui vorrei essere in questo momento - ha detto - qui mi hanno fatto crescere. Sono arrivato che avevo 18 o 19 anni e la gente di OKC mi ha dato tantissimo. Nei momenti belli e in quelli brutti i tifosi mi hanno sempre supportato, e io l'ho apprezzato molto. Quando ho avuto l'opportunità di ricambiare questo affetto, di essere fedele a questa gente, l'ho fatto. Rimanere qui era l'opzione numero io, la fedeltà è un valore a cui tengo molto. Ho firmato subito perchè non c'era motivo di attendere oltre per far sapere a tutti dove avrei voluto giocare. Con l'addio di Kevin ho potuto riflettere su alcuni aspetti importanti: mi ha fatto capire che tipo di squadra abbiamo, jo compreso che questo è il miglior posto e la miglior franchigia per me. Adoro essere qui, e non vorrei essere da nessun'altra parte".

Molte le domande dei giornalisti sul tema Kevin Durant, in particolar modo sui contatti tra i due ex compagni di squadra al momento del trasferimento di KD ai Golden State Warriors: "Ho scoperto della sua partenza come tutti voi, tramite notizie su internet, sui social media, tramite messaggi. Avevo parlato con Kevin all'inizio della fre agency, ma non dopo. Alla fine mi ha mandato un messaggio, questo è quanto. Capisco le dinamiche della free agency, che ti dà l'opportunità di andare a giocare dove vuoi. Ma, appena saputo del suo addio, ho chiesto a Sam (Presti, ndr) cosa potessi fare per aiutare la squadra a vincere: è la mia mentalità. E' l'unica cosa di cui mi sono preoccupato, trovare un sistema per far diventare la squadra una franchigia al top. Sorpreso dalla scelta di Kevin? Le persone gestiscono certe situazioni in maniera diversa tra loro, se ha voluto prendere quella decisione buon per lui. Siamo stati compagni per otto anni, non è qualcosa che posso dimenticare. Ovviamente lui ora è di un'altra squadra. Al momento non abbiamo ancora parlato, ma prima o poi lo faremo. La prima gara contro lui e i Warriors sarà come le altre per me perchè io gioco ogni partita come se fosse l'ultima. Scendo in campo per vincere, non mi interessa chi c'è dall'altra parte o se stiamo affrontando Golden State, Milwaukee o Philadelphia. Tutto questo non conta per me, conta solo competere e cercare di vincere".