Rio 2016: Team Usa, prime istruzioni per l'uso

Cinque spunti per leggere e analizzare i primi passi di Team Usa nel percorso che dovrebbe portarli agevolmente alla terza medaglia d'oro olimpica consecutiva

Che indicazioni si possono mai trarre dopo appena due partite di una squadra che ha dominato gli avversari con uno scarto medio di 40 o più punti? Realisticamente poche. Tanto più se si tratta di Team Usa e di una delle poche medaglie d'oro già assegnate in partenza di Rio 2016.

Eppure le chiavi di lettura per quel che saranno i prossimi impegni degli americani non mancano, pur in assenza (almeno per quanto visto in quest'inizio di torneo) di avversari in grado anche solo di tenere testa ai ragazzi di coach K. In ogni caso ecco cosa è venuto fuori dalle due cicloturistiche conro Cina e Venezuela:

- KD superstar: 25 punti (17 nel solo primo tempo) all'esordio con i cinesi (83% dal campo, 63% da tre), 16 con un perfetto 5/5 dal campo contro la 'vinotinto'. Kevin Durant, nell'estate che lo vede protagonista (nel bene e nel male) della più clamorosa firma degli ultimi anni, ha deciso di prendersi questa squadra con i fatti. Che parlino gli altri: a lui bastano gli "ohhhhhh" di meraviglia della Carioca Arena ogni volta che lascia andare via quel suo tiro dalla bellezza stordente;

- Captain America: con i 14 punti contro i venezuelani, Carmelo Anthony ha superato Michael Jordan al terzo posto all time della classifica marcatori della Nazionale. E' un rarissimo caso di stella Nba che non ha problemi a far parte di spedizioni olimpiche e/o mondiali (è alla sua quarta Olimpiade e punta al terzo oro consecutivo per diventare il cestista più medagliato di sempre), anzi ha sempre dichiarato che farà sempre di tutto per esserci. Forse perché è entrato nell'ordine di idee che la strada per il Larry O'Brien si è fatta un pò troppo in salita;

- Sprofondo Warriors: Harrison Barnes che entra solo in pieno garbage time nel quarto quarto, Green tentuo a poco più di 10 minuti d'impiego di media, Thompson che non iesce a mettere a posto il tiro (1/11 dal campo e 0/7 da tre nelle prime due partite). Probabile che le tossine di una lunghissima e sfibrante stagione passata a inseguire record di vittorie e titolo (poi sfumato) si stiano facendo sentire. O, più semplicemente, un sistema che preveda il dentro-fuori con lunchi 'classici' come Cousins e Jordan non si adatti alle caratteristiche dei figli della Baia. Anche perché Irving, un altro che ha giocato fino a giugno inoltrato, sembra stare benone;

- D-Fense: il piano di coach K (e di Tom Thibodeau) è chiaro: "visto che non potranno mai segnarci nel pitturato, dobbiamo prestare attenzione ai tiratori in uscita dai blocchi". Detto, fatto: cambio sistematico e feroce sui tiratori perimetrali, poi a rimbalzo ci pensano DeAndre e DMC. Un approccio che pagherà fino a quando non si troverà una squadra in grado di estremizzare l'attacco portato dal pick 'n roll centrale e sfruttando i tagli degli esterni dal lato debole (cosa che il Venezuela è riuscito a fare per i primi 10-15 minuti di partita prima di capitolare). Ammesso che questa squadra esista e giochi lo stesso torneo;

- Approccio: quando sei così superiore alla media, difficile essere sempre al massimo della concentrazione per 40 minuti di partita. Capita, quindi, che un approccio alla gara pigro e distratto possa portare a 5 palle perse (su 11 totali - 20 dall'inizio del torneo) nel solo primo quarto con i sudamericani e a spendere ben 8 falli nei primi 10' di gioco. Contro Cina e Venezuela il dazio è relativo, con avversari un minimo più probanti (Serbia? Francia? Spagna?) le conseguenze potrebbero essere di ben altro tenore. Pur non essendo l'esito finale di partite e torneo minimamente in discussione.