Nba, quanti dubbi per i Phoenix Suns

Tutte le difficoltà nel tornare ad alti livelli dei Phoenix Suns, franchigia che non ha ancora trovato una chiara direzione tecnica.

Nba, quanti dubbi per i Phoenix Suns
Brandon Knight ed Eric Bledsoe. Fonte: Foxsports.com

Assenti ai playoffs dal lontano 2010 (stagione della finale di Conference raggiunta con Alvin Gentry in panchina, contro i Los Angeles Lakers del repeat), i Phoenix Suns sono ancora alla ricerca della giusta continuità. Dopo aver disputato un'ottima regular season nel 2013-204, sotto la guida di Jeff Hornacek, la squadra dell'Arizona si trova ora a metà strada in un accidentato percorso di ricostruzione intrapreso nell'ultimo lustro.

I Suns hanno prima provato a sfondare con Goran Dragic e Isaiah Thomas in cabina di regia, poi aggiungendo i fratelli Morris, infine provando la coppia formata da Eric Bledsoe e Brandon Knight. Tutti esperimenti in buona misura incompiuti, frenati dalle varie trades che hanno animato il mercato di Phoenix, divenuta negli anni una vera e propria franchigia a porte girevoli. L'ultima edizione dei Suns è stata del tutto fallimentare: problemi di chimica dentro e fuori dal campo sono costati la panchina a Hornacek, esonerato lo scorso anno e ora nuovo allenatore dei New York Knicks, con la squadra affidata al novizio Earl Watson, affiancato in panchina da un paio di assistenti d'esperienza come Tyrone Corbin e Jay Triano (negli ultimi giorni anche il turco Mehmet Okur è entrato nello staff tecnico di Phoenix). E proprio cosa fare del sistema di gioco a doppio playmaker sarà il primo rebus da sciogliere per Watson. In realtà nè Bledsoe nè Knight sono due point guards in senso stretto, quanto piuttosto due giocatori in grado di creare gioco dal palleggio, tra pick and roll e giocate in transizione/contropiede. Eppure, con la crescita del giovane Devin Booker e il ritorno in Arizona del veterano brasiliano Leandro Barbosa, il backcourt dei Suns sembra già abbastanza affollato, nonostante Bledsoe sia reduce da un lungo infortunio al ginocchio che lo ha costretto a saltare oltre metà della scorsa stagione. Nel reparto esterni ci sarebbero anche Archie Goodwin e Tyler Ulis, giovane point guard messasi in mostra durante l'ultima Summer League.

Ecco perchè sono in tanti a pensare che Phoenix dovrebbe imbastire una trade, magari inserendovi uno tra Bledsoe e Knight, per rinforzare piuttosto il frontcourt, in particolar modo nella posizione di ala piccola, ruolo occupato come titolare da P.J. Tucker, al momento k.o. per un problema alla schiena (operato, rimarrà fuori per circa due mesi). Il ritorno di Jared Dudley e l'atipicità di un giocatore come T.J. Warren non garantiscono infatti a Watson la fisicità che sarebbe necessaria in un roster che ha già in Booker l'anello debole della catena difensiva. Attualmente, il maggiore indiziato per entrare in una trade è Brandon Knight, più giovane e meno usurato del compagno di reparto Bledsoe, anche perchè l'ex giocatore dei Milwaukee Bucks a Phoenix ha fatto fatica dopo un inizio promettente. C'è poi la questione Devin Booker: riconosciuto come nuovo talento su cui puntare, il prodotto da Duke reclama uno spazio in quintetto che gli sarebbe precluso dal mantenimento dello status quo e dalle gerarchie della scorsa stagione. Il frontcourt dei Suns è invece tutto da scoprire: eccezion fatta per Tyson Chandler, centro classe 1982, e Alex Len, non più un novizio Nba ancorchè ancora molto giovane, le attenzioni dei tifosi della franchigia dell'Arizona sono puntate tutte sui due prospetti pescati al Draft. Si tratta di Dragan Bender e di Marquese Chriss.

Il meno noto del duo è certamente il croato, all'esordio in Nba dopo l'ultima avventura con il Maccabi Tel Aviv. Bender, diciannove anni ancora da compiere, è considerato più talentuoso e potenzialmente più forte di Chriss, giocatore proveniente dagli Huskies di Washington (come Dejounte Murray) e scambiato con i Sacramento Kings la notte del Draft (in cambio di Giorgios Papagiannis e Skal Labisserie). Il futuro dei Suns sembra essere dunque in mano ai giovani, ma per Watson e il suo staff sarebbe opportuno rendere un po' meno asimmetrico il roster su cui lavorare.