Nba, l'ambiente Lakers stregato da Luke Walton

Il giovane allenatore sembra già l'arma in più dei gialloviola: "Cerco di portare la cultura del lavoro dei Warriors".

Nba, l'ambiente Lakers stregato da Luke Walton
Luke Walton.  Ethan Miller/Getty Images

Cercato per mesi da diverse franchigie (New York Knicks in primis), Luke Walton ha alla fine deciso di accettare la proposta dei Los Angeles Lakers sedendosi sulla panchina dello Staples Center, nonostante fosse da due anni uno dei punti fermi dello staff tecnico di Steve Kerr ai Golden State Warriors. E ora, a poco più di una settimana dall'inizio della regular season Nba, il figlio del grande Bill è già un riferimento importante nell'ambiente gialloviola.

Non solo i tifosi, ma anche e soprattutto i giocatori hanno dimostrato di voler dare credito a Walton, capace di conquistare tutti con la sua tranquillità e competenza, doti che ne fanno probabilmente il più interessante tra i giovani allenatori dell'Nba contemporanea. E sabato sera ha avuto l'occasione di incontrare nuovamente i "suoi" Golden State Warriors, in una gara di preseason vinta da Curry e compagni: "E' stata una bella lezione, da mandare a memoria per i nostri ragazzi - le parole di Walton dopo la sfida di Las Vegas - il modo in cui i Warriors muovono la palla, tagliano a canestro, aggrediscono in difesa, sono tutti elementi su cui dobbiamo migliorare. C'è molto da imparare per crescere come gruppo. Ovviamente stiamo cercando di ricreare qui la cultura del lavoro che abbiamo costruito a Oakland, anche se le basi di partenza sono diverse. Qui ai Lakers adesso è tutto nuovo, dai giocatori agli allenatori, ma il modo in cui i ragazzi eseguono e giocano mi fa stare tranquillo: c'è grande impegno e noto già una prima evoluzione del gruppo, in un gran bell'ambiente di lavoro. Nello spogliatoio c'è un'atmosfera familiare, i ragazzi si divertono a venire ad allenarsi e a competere ogni giorno: è importante fare ogni cosa nel modo giusto e assumersi responsabilità reciproche. Ci sono ragazzi che vengono in palestra anche nei giorni liberi. Anzi, la settimana scorsa aveva concesso alla squadra un giorno di riposo, ma sono venuti tutti al campo di allenamento: esattamente ciò che un allenatore vuole vedere".

Grandi attestati di stima anche dai membri più rappresentativi dei Golden State Warriors: "Si possono avere tutte le idee del mondo - dice Steve Kerr - ma poi è necessario avere a disposizioni giocatori forti che ti facciano vincere le partite. E penso che i Lakers stiano mettendo su un gruppo con molto talento giovane: dovranno avere voglia di lavorare, un po' come hanno fatto i nostri ragazzi negli ultimi anni. Io e Luke siamo molto simili nell'approccio alla pallacanestro. Vogliamo che la palla si muova sempre, che i giocatori si allenino duramente, ma che allo stesso tempo si divertano. Questo è lo sport, e bisogna capire che questi ragazzi giocheranno meglio se si troveranno a loro agio nel loro ambiente di riferimento. Sono certo che Luke riuscirà a creare l'atmosfera giusta per far rendere i Lakers al meglio. E' bravissimo nella gestione dei rapporti interpersonali, chiunque lo conosca adora averlo vicino. E' una persona intelligente, divertente, autoironica. Ed è tutto molto spontaneo in lui, non c'è niente di finto. Nessun retropensiero, è un gran comunicatore ed è divertente averlo accanto. Ci mancherà, ma ai Warriors siamo tutti felici per lui. Sapevo che avrebbe lasciato Golden State solo per un incarico di capo allenatore ai Lakers. Quantomeno è rimasto vicino, siamo nella stessa division, quindi potremo incontrarci quattro volte durante l'anno, oltre a questa occasione di preseason". Kerr racconta poi un aneddoto relativo a Luke Walton: "E' la persona più rilassata che esista sulla faccia della terra. Tutti i componenti di uno staff tecnico in genere sono prontissimi un quarto d'ora primo dell'inno nazionale e dell'annuncio dei quintetti. Lui invece sta spesso avvolto in un asciugamano e con i piedi distesi su un tavolo quando mancano meno di dieci minuti all'inizio della partita. Se ne sta lì a masticare tabacco, poi salta nella doccia e quando finalmente suonano l'inno e annunciano i quintetti, lo trovi lì, in campo, con quel suo gran sorriso stampato in faccia".