Saranno i Dallas Mavericks di Harrison Barnes?

Con l'approdo in Texas dopo 4 stagioni a Golden State, il prodotto di North Carolina quest'anno è chiamato ad un salto di qualità

Saranno i Dallas Mavericks di Harrison Barnes?
Saranno i Dallas Mavericks di Harrison Barnes?

Manca sempre meno all'Opening Night della stagione NBA 2016-2017. Le partite di preseason stanno fornendo alcune indicazioni interessanti, con tante squadre che hanno cambiato molto e che sono ansiose di dimostrare a tutti di essere in grado di ambire a traguardi importanti. Ciò vale anche per i Dallas Mavericks, che quest'estate hanno prelevato da Golden State - costretta a vendere alcuni giocatori in seguito alla "decision" di KD35 Harrison Barnes ed Andrew Bogut.

​In particolare, il primo dovrà dimostrare di sapersi adattare ad un sistema di gioco nuovo, meno "frenetico" ed intenso rispetto a quello dove è cresciuto nei suoi quattro anni di NBA dalle parti della Baia. ​Dirk Nowitzki - il quale rimane sempre il leader della squadra, soprattutto sotto il profilo emotivo - si è già detto entusiasta di lui, ma il ragazzo dello Iowa quest'anno sarà chiamato ad avere un ruolo molto diverso rispetto a quello che aveva con i Warriors, dove non era nè la prima nè la seconda - e nemmeno la terza - scelta offensiva, risultando comunque molto utile su entrambi i lati del campo, ma senza quasi mai caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti "clutch", anche perchè ad Oakland c'erano campioni che, per forza di cose, lo precedevano in questo senso.

​Il prodotto di North Carolina, classe 1992, è sempre stato un talento offensivo di livello assoluto, avendo nel suo bagaglio tecnico un palleggio, arresto e tiro di prim'ordine, una capacità di creare separazione tra sè e l'avversario come pochi al mondo (ovviamente senza scomodare il Black Mamba), un ottimo tiro in sospensione, percentuali eccezionali dall'arco - sugli angoli, soprattutto se la situazione di punteggio non è particolarmente "stressante", è una sentenza.


​Il giocatore nato ad Ames ha anche sviluppato un ottimo tiro dai 5-6 metri, oltre ad essere un ottimo difensore, avendo il fisico (203 centrimetri per 102 chili) per marcare qualsiasi ala piccola - talvolta pure i numeri 4 - ma anche la rapidità di piedi per essere efficiente anche se si trova in una situazione di miss match con una guardia. ​In una franchigia in cui WunderDirk non è più quello di 4-5 anni fa, Deron Williams sembra in fase calante e dove il pace non è tra i migliori della Lega (l'anno scorso in questa speciale classifica Dallas è finita al 22esimo posto con il 94.3 di media), un cestista con le sue caratteristiche potrebbe essere fondamentale per i Mavs. Sarà interessante vedere come Rick Carlisle, uno dei migliori coach in assoluto per quanto riguarda gli "adjustments", avrà costruito la squadra dopo l'arrivo dell'ex Warriors. A differenza della franchigia californiana, i texani non giocano praticamente mai con la small ball, utilizzando quasi sempre due lunghi come Nowitzki e Mejri, senza considerare che a questi - o magari in sostituzione del tunisino - si aggiungerà Andrew Bogut. Se Deron Williams appare in calo, lo stesso si potrebbe dire - forse - per J.J. Barea, mentre Seth Curry, Wesley Matthews e Devin Harris potranno dare un ottimo contributo offensivo (soprattutto il secondo giocatore citato).

​Barnes dovrà dimostrare tutta la personalità che non sempre ha messo in mostra all'università e nei suoi anni da Pro. Stavolta, però, le responsabilità si moltiplicheranno, così come i momenti difficili e le critiche - che pure dopo la fine degli scorsi Playoff non sono mancate.

​Tecnicamente, Harrison dovrà migliorare sicuramente nella visione di gioco, visto anche che in carriera ha 1.5 assist di media, senza contare le sue difficoltà in situazioni di pick and roll quando è lui a portare avanti la palla - mentre si trova decisamente meglio quando è lui ad essere il rollante. Dovrà lavorare poi sulle penetrazioni, oltre che attaccare maggiormente il pitturato - aspetto in cui con gli anni ha compiuto progressi, che però tendono a svanire nei momenti di minor fiducia. Se il ball handling e la fantasia non sono due componenti che fanno parte del suo repertorio (e difficilmente lo saranno in futuro), il ragazzo potrà invece lavorare anche su altri aspetti. Per esempio, infatti, Barnes a volte a Golden State aveva la tendenza a rallentare il "flow" offensivo della squadra, palleggiando troppo senza creare molto, consentendo alla difesa avversaria di schierarsi, forzando poi un tiro che raramente può avere buon esito.

Il ragazzo, comunque, ha talento da vendere e la personalità non gli manca - anche se pure in questo senso ci sono margini di miglioramento, soprattutto quando la partita non va nella direzione a lui più gradita - così come la voglia di lavorare e sacrificarsi per la squadra. ​I Mavs quest'anno sembrano poter ambire ad un buon piazzamento ad Ovest - magari tra le 43 e le 48 vittorie ma, se vorranno arrivare alla postseason senza essere solamente una vittima sacrificale di una delle prime tre potenze della Conference, servirà tutto il talento e il carisma (?) di Barnes.