Nba, ritiro definitivo di Ray Allen: "Lascio in pace con me stesso"

Con una lettera pubblicata sul Players' Tribune, Ray Allen ha annunciato oggi il suo ritiro dall'attività agonistica.

Nba, ritiro definitivo di Ray Allen: "Lascio in pace con me stesso"
Il tiro da tre punti di Ray Allen in gara-6 delle Nba Finals 2013

Dopo oltre due anni trascorsi ai margini del basket giocato, Ray Allen ha annunciato oggi il suo ritiro definitivo dall'attività agonistica. Lascia dunque uno dei più grandi giocatori della sua generazione, senza dubbio il miglior tiratore da tre punti degli ultimi venti anni (forse di sempre), al termine di una carriera durata diciotto stagioni, iniziata con la maglia dei Milwaukee Bucks, proseguita con quella dei Seattle Supersonics e infine chiusa con i trionfi ai Boston Celtics (2008) e ai Miami Heat (2012-2013). 41 anni, Ray Allen è stato a lungo accostato a squadre di alto livello durante le ultime due stagioni, senza però mai accettare un ritorno alla pallacanestro Nba (nonostante proposte dei Cleveland Cavaliers e dei Golden State Warriors, tra le altre). Nella memoria degli appasionati di basket Nba rimarrà scolpito il suo tiro da tre dall'angolo in allontanamento sul finire di gara-6 delle Finals contro i San Antonio Spurs, momento decisivo per il terzo titolo in carriera (secondo per LeBron James).

Il ritiro è stato reso noto stamattina tramite una lettera che Allen ha voluto idealmente indirizzare al giovane se stesso, pubblicata sul Players' Tribune. Di seguito i passaggi più significativi, a partire dalla scelta al college da parte di UConn, University of Connecticut: "Quando comincerai a ricevere delle attenzioni dai colleges - dice Allen al giovane sè - alcuni dei tuoi compagni di squadra ti diranno che farai panchina per quattro anni, molti non vorranno che tu abbia successo. Fidati, non discutere con loro, ma ricorda esattamente chi erano, il modo in cui ti hanno parlato, le loro facce, le loro voci. Mantieni tutto ciò vivo nella tua testa, ti servirà da propellente ogni giorno che ti alzerai dal letto. E quelle altre voci che ti diranno che il tuo tiro in sospensione è un dono di Dio? Non ascoltarli, a Dio non interessa che se segnerai il tuo prossimo jumper. Solo il duro lavoro ti consentirà di farlo. Al college incontrerai un uomo che ti insegnerà l'importanza degli allenamenti: Jim Calhoun, non metterlo nella tua lista nera, ti farà capire quando sarai pronto. Giocherai per diciotto anni in Nba, contro alcuni dei tuoi eroi, come Michael Jordan e Clyde Drexler. Insieme a degli Hall of Famers come LeBron James, Kevin Garnett, Paul Pierce e Dwyane Wade. Segnerai oltre 26.000 tiri nella tua carriera, ma quasi il 60% dei tuoi tiri non entrerà nel canestro. Ma non preoccuparti, un uomo di successo (Michael Jordan, ndr) si è costruito tramite un migliaio di errori, nel tuo caso saranno 14.000. Vincerai un titolo a Boston, altri due a Miami, con due squadre con personalità diverse, ma con le stesse, noiose, vecchie abitudini. In qualsiasi spogliatoio ti troverai, ci sarà qualcuno che vorrà dire la cosa giusta. Tutti diranno di volersi sacrificare per vincere un titolo, ma questo gioco non è un film. Non si tratta di essere l'uomo della provvidenza nel quarto quarto. Non basta parlare, serve lavorare ogni giorno, quando nessuno ti guarda".

"Kevin Garnett, Paul Pierce, LeBron James, Dwyane Wade. Le persone con cui vincerai il titolo Nba saranno molto diverse tra loro, ma avranno in comune le vecchie, noiose, abitudini. Arriveranno a competere per vedere chi sarà il primo ad arrivare in palestra e l'ultimo a lasciarla. Chi pensa che tutto ciò sia un clichè, o che non sia necessario applicarsi perchè il talento è un dono di Dio, non riuscirà mai a vincere un titolo Nba. Ma voglio che tu capisca che c'è qualcosa di più profondo. Il punto non è vincere un titolo. Sì, alzare il trofeo ri servirà come rivincita ricordando tutti quelli che dicevano che non avresti ottenuto nulla. Ma quella sensazione sarà sfuggente, effimera. Se ti fermerai lì, sarai finito e molto depresso. I titoli saranno secondari rispetto alla sensazione che proverai alzandoti ogni mattina per metterti all'opera. Posso dirlo dal profondo del mio cuore: ciò che conta della vita è il viaggio, non la meta. E quel viaggio ti cambierà come persona. Lasciami raccontare un ultimo aneddoto per spiegarti cosa intendo. E' la mattina del 21 giugno 2013. Hai 38 anni, e solo poche ore prima hai vinto gara-7 delle Nba Finals con i Miami Heat. Sei campione Nba per la seconda volta. Sei a letto intorno alle cinque del mattino, ma non riesci a dormire. Finalmente, alle sette, decidi di alzarti e scendere le scale per andare in cucina. A casa tua sono già venuti in tanti per festeggiare la vittoria. E' quasi l'alba, tutto è tranquillo. Hai ottenuto ciò che ti eri prefissato. Eppure non riesci a riposare. Perchè ti senti così? Non è ciò per cui hai sempre lavorato? Prendi la macchina, guidi un po' e la parcheggi davanti a un edificio bianco. Quando stai per entrare, il custode ti ferma e dice: "Ray, cosa ci fai qui?" "Non riesco a dormire". "Ma hai appena vinto il titolo!" "Sì, ma volevo solo uscire di casa". "Ma sono le otto del mattino e hai appena vinto il titolo!" "Bene, ma devo andare dal dentista". Il tuo dentista ti accoglie davanti al suo studio: "Ray, ma cosa..." "Non riesco a dormire".

"Questo è ciò che significa vincere un titolo per te. Sei il tipo di persona che va dal dentista la mattina dopo aver vinto un titolo. Ma per raggiungere i tuoi sogni, diventerai un po' ossessivo riguardo la tua routine, e tutto questo sarà un peso per i tuoi amici e la tua famiglia. La maggior parte delle sere non uscirai di casa, non berrai alcolici, non giocherai a carte. Qualcuno ti giudicherà anche un cattivo compagno di squadra. Spesso sarai solo. Perciò, per ogni giorno della tua vita, dovrai scegliere. Ti scrivo tutto ciò da quarantunenne che si sta ritirando dalla pallacanestro e che è in pace con se stesso. Il basket farà di te molto più di un giocatore, reciterai in dei film, viaggerai intorno al mondo, diventerai un marito e un padre di cinque splendidi figli. Ora, la domanda più importante non è "Cosa voglio essere nella vita" o "Cosa devo fare per vincere un titolo", bensì "Papà, indovina cosa è successo oggi nella partitella di classe?" E' ciò che ti ricorderai alla fine del viaggio. Vai al campo, e rimanici. Fa' il tuo lavoro, ragazzo. La maggior parte delle persone non saprà mai come sei realmente, ma sapranno come lavori".