NBA, DeRozan e l'arte del Mid-Range

La guardia di Toronto è il best scorer attuale della NBA, pur rifiutando di tirare da 3. Quanto lontano si può andare però senza triple?

NBA, DeRozan e l'arte del Mid-Range
NBA, DeRozan e l'arte del Mid-Range

DeMar DeRozan è l’attuale leader della classifica per punti per partita in NBA. La notizia, dopo 5 partite di regular season, potrebbe non essere poi così sconvolgente, ma se si guardano le sue statistiche, lo è eccome. La guardia dei Toronto Raptors ha infatti una media di 35.8 punti, in virtù del fatto che, in tutte le 5 partite giocate, ha sempre segnato almeno 30 punti. Una cosa che non accadeva dal 1986, quando a cominciare così la stagione fu Michael Jordan.

Detto ciò, quello che sorprende dei numeri di DeRozan è il modo in cui lui sia arrivato a segnare così tanto. Perché se è vero che si sapeva già che fosse un realizzatore, be’, è altrettanto vero che il compare di Lowry non è proprio un amante del tiro da 3 punti e della sua arte. Andando a guardare le statistiche di DeRozan, salta subito all’occhio il numero di triple tentate per partita: in queste cinque partite, la media è di 1.6; in carriera, il dato è addirittura più basso, con 1.4.

Ora, in una Lega in cui il tiro da 3 è diventato l’arma fondamentale per poter vincere, un giocatore come DeRozan fa saltare totalmente il banco. Il numero 10 dei Raptors infatti rifiuta, quasi categoricamente, di tirare dietro l’arco e, spesso e volentieri, preferisce prendere un tiro molto più complicato nel mid-range. Basti guardare ai dati sulla distanza che c’è tra lui ed il suo difensore quando tira: nel 55% dei casi, DeRozan tira con il difensore che gli sta tra i 60cm ed i 120, ovvero in situazioni in cui è marcato abbastanza stretto. Ma più si allontana il difensore, meno spesso tira, con addirittura una frequenza del 22% quando il difensore è tra i 120cm e i 180, un tiro aperto, e del 4.7% quando il difensore è a più di 180cm da lui.

Questo significa che difficilmente viene lasciato spazio al buon DeMar per due motivi: il primo, perché tirando da più vicino è più facile da marcare; il secondo, perché lo spazio gli viene concesso solo ed esclusivamente da oltre l’arco, quando lui cioè non tira.

A ulteriore conferma di tutto ciò, c’è la shot chart dell’anno scorso. I tiri da oltre l’arco, tra punta e angoli, sono in totale 157, un numero bassissimo se si pensa alla quantità di gioco prodotta dalla guardia di Dwane Casey. Proprio per questi numeri sul tiro da 3, DeRozan non gode di un’altissima considerazione all’interno della Lega. E a ulteriore “conferma” di questa bassa considerazione, ci sono le sue percentuali di tiro degli scorsi playoffs, che hanno rasentano il 40%.

È lecito chiedersi quindi quanto si può andare lontani facendo a meno del tiro da 3, ma è anche giusto notare un altro dato importantissimo: DeRozan ha giocato in carriera appena 31 partite di postseason, di cui 20 solo l’anno scorso. È evidente quindi che una mancanza di esperienza ad un certo livello possa aver influito, e non poco, sulle prestazioni del giocatore, così come il dato anagrafico: DeRozan ha 28 anni, e quindi è, adesso, nel pieno della propria maturazione atletica e cestistica. Aspettare a questo punto sembra essere la soluzione migliore. Se DeMar dovesse continuare così per tutta la stagione regolare, e anche oltre, i Toronto Raptors avrebbero delle serie possibilità di giocarsi un posto con i Cavaliers e i Celtics, gli altri grandi favoriti, per un posto nell’élite della NBA. Se invece DeRoza dovesse fallire ancora, forse sarebbe il caso di chiedersi se, effettivamente, con questo tipo di gioco si possa vincere.