NBA, Cleveland regina ad Est. Dietro tanto equilibrio

Dopo un mese dall'inizio della regular season, i Cleveland Cavs si stanno confermando i dominatori della Eastern Conference. Dietro inseguono Toronto, Chicago, Boston e Atlanta

NBA, Cleveland regina ad Est. Dietro tanto equilibrio
NBA, Cleveland regina di Est. Dietro tanto equilibrio

E’ passato un mese dall’opening night NBA: alcune squadre hanno messo in mostra diverse novità di gioco, altre invece hanno confermato i soliti problemi, altre ne hanno trovati altri.
Dopo che tutte le franchigie hanno disputato tra le 13 e le 15 partite, non è emersa nessuna verità, ma senza dubbio queste prime gare hanno offerto diversi spunti interessanti. Nella Eastern Conferece, se i Cleveland Cavs si sono confermati i dominatori, dietro di loro c’è grande equilibrio, eccezion fatta per alcune formazioni che sembrano essere sempre più in crisi d’indentità.

CLEVELAND CAVALIERS (11-2). I ragazzi di Lue sono i leader incontrastati di questa Conference. Dopo il titolo conquistato lo scorso giugno, la maggiore consapevolezza di se stessi e la minore pressione sulle spalle ha reso Cleveland una squadra che gioca anche meglio a basket e corre di di più. Irving (24 di media) e Love stanno dando il loro meglio, in particolare l’ex Minnesota non giocava così bene proprio dai tempi di Minneapolis: 21.8 punti ed 10.8 rimbalzi a serata per lui fino a questo momento. LeBron si sta solamente scaldando per i playoff, mentre gli altri stanno dando un grande contributo, Thompson e Frye su tutti.



ATLANTA HAWKS (10-5). Coach Bud ha dimostrato nelle prime uscite di aver ricreato la versione bianco-rossa degli Spurs. La difesa è super (prima nella Lega per punti concessi ogni 100 possessi, appena 96.2), così come il rendimento sotto i tabelloni (45.9 rimbalzi catturati di media). Howard ha avuto un buon impatto in questo inizio d’anno, così come Schroeder. Sarà importante valutare se questo asse reggerà per tutto l’arco delle 82 partite. I problemi caratteriali del primo e le carenze sotto il profilo delle letture di gioco da parte di entrambi potrebbero essere un rebus di difficile risoluzione per lo staff tecnico di Atlanta. Le prossime 5 partite diranno di più: 4 trasferte e poi la sfida contro i Warriors.

CHICAGO BULLS (9-6). I Bulls stanno costruendo un sistema di gioco di livello assoluto: Butler è il leader indiscusso con 25.8 punti di media, Wade un campione che si sta dimostrando utile fin da ora e che lo sarà sempre di più con l’avvicinarsi della postseason. A questo deve aggiungersi un regista magnifico come Rondo e la fisicità di Lopez e Gibson sotto canestro. La notizia migliore per Hoiberg è che tutti questi giocatori riescono a coesistere senza che nessuno venga schiacciato. La difesa è già di buon livello (seppur con margini di miglioramento); se Chicago trova maggiore fluidità offensiva il secondo posto non è utopia.

TORONTO RAPTORS (9-6). Trascinati da un DeRozan da record  - quarto giocatore nella storia a piazzare almeno 30 punti in 8 delle prime 9 partite di regular season - e capocannoniere (30.9), i canadesi finora hanno dimostrato di essere un team solido e continuo. A dispetto dei problemi al tiro di Lowry (39.3% al tiro per lui) e del solito gioco con poco spacing, il grande talento del già citato prodotto dell’Università della California del Sud ed un efficienza offensiva da 110.2 punti segnati ogni 100 possessi stanno risolvendo alcuni problemi ai Raptors, i cui limiti in entrambe le metà campo sono comunque già emersi in diverse occasioni (per info chiedere a Sacramento).

BOSTON CELTICS (9-6). Coach Stevens è riuscito a recuperare solamente da pochi giorni Horford e Crowder. Prima tanti problemi, soprattutto in difesa (in 6 delle prime 7 gare gli avversari avevano superato i 100 punti). Risolto questo aspetto, adesso tutti i pezzi sembrano che si stiano ricomponendo. Thomas è il leader carismatico – e non solo – Bradley è sempre più efficace al tiro, Horford è una garanzia a tutto campo. Le prossime uscite daranno maggiori indicazioni sul futuro dei bianco-verdi.

CHARLOTTE HORNETS (8-6). La truppa di Steve Clifford sta sorprendendo tanti addetti ai lavori ed appassionati. All’ottavo posto nella Association sia per efficienza difensiva – 102.2 – Charlotte si sta affidando al talento di Kemba Walker (24.8 punti a partita), alla completezza di Batum e ad un’organizzazione di squadra di prim’ordine. Manca un po’ di fantasia in attacco, ma le ambizioni in questa conference per loro potrebbero non essere così limitate.

NEW YORK KNICKS (7-7). Per i NYK le prime uscite stagionali sono state disastrose: tanto nervosismo, gioco prevedibile, difesa inestente. Dopo lo sfogo della squadra con Phil Jackson, invece, le cose sembrano essere cambiate, con 4 vittorie nelle ultime 5 gare giocate. L’intensità è salita, l’attenzione nella propria metà campo in via di miglioramento (nonostante ci sia ancora moltissimo lavoro da fare in questo senso). Melo gioca soprattutto per la squadra, mentre Rose sembra che stia riacquistando progressivamente la fiducia di un tempo. Porzingis è sempre più consapevole del fatto che presto sarà una stella. Se Noah riesce ad integrarsi e la panchina continua a crescere, la squadra di Hornacek potrà ambire ai piani alti della Conference.

MILWAUKEE BUCKS (6-7). Il talento incredibile di Antetokounmpo e Parker stanno salvando, in parte, la franchigia del Wisconsin, che però sta dimostrando diversi problemi in fase di regia con Dellavedova. Oltre ai problemi tra Kidd e Monroe, ai Bucks sembra mancare solidità mentale, problema che si traduce in prestazioni altalenanti. L’assenza di Middleton certamente non sta aiutando.

DETROIT PISTONS (7-9). Ai Pistons manca continuità, oltre ad un rendimento accettabile fuori casa. Reggie Jackson rientrerà a inizio dicembre, col resto del back court che finora sta dimostrando limiti difficilmente colmabili, soprattutto dal perimetro. Drummond sta viaggiando a 14.9 punti e 14 rimbalzi di media, ma deve ancora diventare un vero leader. La notizia migliore per Stan Van Gundy è la difesa, la sesta migliore della NBA con 100.6 punti concessi ogni 100 possessi.

INDIANA PACERS (7-9). Forse è la vera delusione. Il roster dei Pacers  è di livello assoluto, con un fenomeno come George, un giovane emergente come Turner ed un play eccezionale come Teague. L’impressione è che McMillan debba ancora capire come metterli insieme. La difesa rimane un grosso punto interrogativo (104.6 punti concessi ogni 100 possessi), mentre Ellis e Jefferson sembrano sempre più in calo. Le prospettive a medio-lungo termine potrebbero anche essere buone, ma al momento le ombre che aleggiano in scittà non sono poche.

ORLANDO MAGIC (6-9). Dopo un inizio disastroso, la squadra di Vogel ha iniziato a carburare, specialmente in difesa. Ciò nonostante, l’attacco è il peggiore della Lega per punti segnati ogni 100 possessi – appena 95 – con un gioco di squadra che stenta a decollare (13.6 assist ed altrettante palle perse a serata). Nulla è perduto, ma la strada non è in discesa.

WASHINGTON WIZARDS (4-9). Marcin Gortat ha detto : “Abbiamo la peggior panchina della Lega” e, in effetti, non gli si può dar torto. Oltre a questo, la difesa è quasi inesistente (25esima), l’intesa tra Wall e Beal ai minimi termini, con un clima nello spogliatoio sempre più incandescente. Scott Brooks dovrà ripartire dalla front line e cercare di far unire i suoi giocatori attorno ad un unico obiettivo. Sarà dura.

MIAMI HEAT (4-9). Nonostante un Whiteside stellare da 17.9 punti e 15.4 rimbalzi di media, gli Heat sono in piena ricostruzione. Dragic non riesce a sfruttare il suo talento, soprattutto in transizione, con la franchigia della Florida che è 23esima per pace e 27esima per efficienza offensiva. Manca soprattutto un giocatore in grado di creare buoni tiri dal palleggio e di attirare su di sé parte della retroguardia avversaria per liberare i compagni. L’infortunio di Winslow sta complicando ulteriormente i piani di Spoelstra, il quale dovrà ripartire dall’ottima difesa – soltanto tre team hanno fatto meglio in questo senso – con la gestione dei minuti finali delle partite che può essere sicuramente rivedibile.

BROOKLYN NETS (4-10). Atkinson sta costruendo una nuova cultura di basket, con un ball movement di buon livello. L’intensità e l’entusiasmo di Booker, Kilpatrick ed Hollis-Jefferson è sicuramente una nota positiva, mentre si attende con ansia il ritorno di Jeremy Lin per avere un playmaker in grado di dettare i tempi alla squadra con maggior continuità. Brook Lopez sta assicurando oltre 20 punti a partita, ma sotto canestro concede troppo. Oltre alla protezione del ferro, ciò che manca in primo luogo ai Nets è senza dubbio la difesa, la quarta peggiore della NBA con 107.9 punti concessi.

PHILADELPHIA 76ERS (4-10). Joel Embiid, nonostante il minutaggio limitato, sta incantando i propri tifosi. Al di là di questo, però, l’attacco fatica moltissimo – secondo peggiore della Association – col reparto esterni che non riesce a trovare la giusta alchimia. In tal senso il rendimento di Rodriguez è più che preoccupante. In generale, i Sixers danno l’impressione di essere una squadra con tanto entusiasmo, ma anche con poca fiducia, problema che ha condizionato quasi tutte le partite perse di una manciata di punti. Il lavoro di ricostruzione è appena iniziato, anche in attesa del rientro di Ben Simmons.