Nba, gli Atlanta Hawks e una rivoluzione complicata

La transizione dalla vecchia alla nuova squadra sta richiedendo più tempo del previsto. Howard e Schroder volti dell'attuale versione degli Hawks, che non ha più Horford e Teague.

Nba, gli Atlanta Hawks e una rivoluzione complicata
Dennis Schroder e Leandro Barbosa nella gara di Phoenix vinta dai Suns sugli Hawks. AP Photo/Matt York)

Ai playoff ormai da nove stagioni consecutive, gli Atlanta Hawks sono da tempo una certezza nella Eastern Conference Nba, soprattutto da quando alla guida della franchigia della Georgia c'è Mike Budenholzer, storico assistente di Gregg Popovich a San Antonio. Coach Bud, che solo due anni fa vinceva il premio di allenatore dell'anno, ha migliorato il rendimento degli Hawks, portandoli a una finale di Conference nel 2015, ancorchè persa per 4-0 contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James. Quella edizione di Atlanta si basava su un reparto lunghi formato da Al Horford e Paul Millsap, con Jeff Teague in cabina di regia e Demarre Carroll da ala piccola.

A meno di due anni di distanza, nel quintetto dei georgiani sono rimasti sono Millsap e l'esperto tiratore Kyle Korver, mentre sono cambiati gli altri tre componenti. Già, perchè qualificarsi ogni anno per i playoffs è (quasi) sempre un successo, ma se non si riesce mai ad effettuare l'ultimo salto di qualità, modificare il roster con delle trades o con qualche pesca nel mercato dei free agents è imprescindibile. Ed è ciò che ha fatto il front-office di Atlanta quest'estate: via Jeff Teague, ceduto agli Indiana Pacers nell'ambito di uno scambio a tre con gli Utah Jazz, e acquisito Dwight Howard, figlio della città, in uscita (in tutti i sensi) dagli Houston Rockets. Passare da Horford (a Boston da free agent) a Howard come centro titolare non è però operazione scevra da scompensi tecnici e tattici. Mentre l'attuale giocatore dei Boston Celtics garantiva applicazione difensiva e un range di tiro ormai spostatosi fino alla linea da tre punti, l'ex Superman non dispone di un jumper vagamente presentabile, essendo limitato a qualche movimento in post, meglio se sfruttato in posizione profonda, oltre che ad alcune giocate a rimbalzo offensivo. E' questo il primo, grande, cambiamento degli Hawks di questa stagione, che sono scesi di colpi per quanto riguarda il numero di possessi e soprattutto non possono più allargare il campo come accadeva in passato. Di contro, la squadra di Budenholzer può contare su una buona difesa, che si basa anche sulla protezione del ferro di Howard, nella speranza che la sua attenzione sia in percentuale superiore alla sua pigrizia.

Per quanto riguarda il capitolo playmaking, il cambio è stato meno netto, ma non per questo più facile da assorbire. Jeff Teague garantiva decisioni veloci ed era un giocatore più disposto a liberarsi del pallone a inizio azione, mentre il tedesco Dennis Schroder appare riuscire meglio a giocare da solo, specialmente attaccando il canestro dopo il pick and roll, sua qualità migliore, se si considera che attualmente le squadre avversarie gli concedono il tiro da tre punti sfidandone le percentuali non esaltanti. E' dunque un attacco a metà campo a volte statico quello degli Hawks che, perdendo pace, hanno perso anche la miglior versione di Kent Bazemore, uomo da campo aperto, o quantomeno da squadre che amano correre. Tutti cambiamenti che stanno costando cari ad Atlanta, partita in questa regular season con un record di 9-2, e ora attestatasi su un 10-9 che risente delle ultime quattro sconfitte consecutive, verificatesi nella lunga road trip tra Est e Ovest (unica vittoria a Indianapolis, poi k.o. contro Jazz, Lakers, Warriors e Suns).

In precedenza segnali di difficoltà erano stati avvertiti anche a New York e Charlotte, per non parlare del rovescio casalingo subito contro i New Orleans Pelicans. Ecco perchè è ora suonato l'allarme nello spogliatoio di Budenholzer, che sta ottenendo poco anche dalla sua panchina: il rookie Malcolm Delaney ha ben figurato, ma non è un realizzatore, Thabo Sefolosha è ormai un veterano che non ha mai fatto dell'attacco la sua metà campo preferita, e i soli Mike Muscala e Tim Hardaway riescono ad avere un impatto positivo a gara in corso. In attesa di ritrovare gli infortunati Mike Scott e Thiago Splitter, e di capirne di più sul rookie Taurean Prince, coach Bud proverà a migliorare la chimica di una squadra molto diversa da quella del passato (anche da quella dei tempi di Josh Smith e Joe Johnson), a caccia di un'altra cavalcata da protagonisti ai playoff della Eastern Conference.