NBA - Westbrook da urlo, ma i compagni?

La stagione di Russell Westbrook entrerà probabilmente nella storia con un record stratosferico di triple doppie, ma l'apporto del resto della squadra non è per niente sufficiente.

NBA - Westbrook da urlo, ma i compagni?

Nella sconfitta della scorsa notte contro Charlotte, Russell Westbrook ha fatto registrare la quarantesima (!) tripla doppia della stagione, giungendo a una di distanza dal detentore del record, ovvero Oscar Robertson. Per lui è arrivato anche un altro record in nottata: ha passato i 15.000 punti in carriera; nella storia dei Thunder e dei Supersonics solamente in due hanno fatto meglio, Payton (18.207) e Durant (17.566).

Nella conferenza stampa però, Russell è stato molto criptico e ha fatto capire cosa gli importi di più in questo momento, quando gli è stato chiesto riguardo al possibile record di triple doppie: "Dobbiamo vincere. Questo è il mio pensiero." Quello che forse vuole intendere il numero 0, che di solito non le manda a dire, è che forse per vincere più gare servono anche dei compagni adeguati, cosa che adesso non sembra avere.

Il reparto lunghi è il primo da mettere sotto analisi e probabilmente l'unico che si salva. Nonostante sia notevolmente calato, anche in riferimento al livello della squadra, Adams rimane comunque il centro titolare, primo destinatario degli assist di Westbrook con il suo lavoro in pick and roll e un hook shot (semigancio) più che temibile. Il suo ricambio naturale, Enes Kanter, ha doti molto diverse ma è altrettanto positivo, con maggiore capacità di giocare spalle a canestro e anche un ottimo tiro dalla media, che lo portano a segnare 14.4 punti di media a partita. In quanto ad ali grandi, Gibson e Sabonis hanno avuto dei momenti positivi, con il secondo che deve ancora crescere, ma sembra che col gioco di OKC c'entrino davvero poco.

Il problema principale però nasce soprattutto nel reparto esterni. Dato che Westbrook gioca quasi tutta la partita e che, quando lui è in panchina di solito è Kanter a caricarsi la squadra sulle spalle, verrebbe naturale pensare che Oklahoma City sia condita da un gran numero di tiratori. In realtà, se andiamo a vedere il roster, rimaniamo a bocca aperta. Infatti, l'unico tiratore puro (preso tra l'altro alla fine di febbraio) è Doug McDermott, arrivato a Chicago con tante aspettative ma costretto a partire in direzione Oklahoma. Victor Oladipo è un giocatore interessante, ma nel sistema di gioco di Donovan sembra molto insofferente e il suo ruolo da secondo violino è spesso messo in discussione, anche per le scarse percentuali al tiro.

Jeremi Grant è un giocatore atletico mentre Roberson è esclusivamente un difensore con qualche buona lettura in fase offensiva, ma niente di più. Infine rimangono Abrines, Cole e Singler, che non hanno fatto vedere grandi cose fino ad ora (e dubitiamo che possano fare tanto meglio). Il punto è che questi giocatori sono stati ridotti a dei semplici tiratori (forse solo uno di loro lo è), scombussolando l'intera squadra. La dirigenza di OKC forse pensava che questo sarebbe stato un anno di passaggio e di ricostruzione, ma dopo aver visto di cosa è capace Westbrook, perché non hanno cambiato la squadra come è riuscito benissimo a Houston? Dove sarebbero arrivati i Thunder se avessero avuto dei giocatori come Eric Gordon, Trevor Ariza e Ryan Anderson? Magari da nessuna parte, però costruire una squadra peggio di così non è certo facile.