NBA playoffs, San Antonio riflette dopo la tempesta

Da Popovich a Ginobili, da Gasol ad Aldridge, gli Spurs spiegano la débacle di gara-1 nel derby texano.

NBA playoffs, San Antonio riflette dopo la tempesta
Tony Parker e Kawhi Leonard in panchina durante gara-1 contro i Rockets. Fonte:EPA/LARRY W. SMITH

Una gara-1 imbarazzante per i colori neroargento è il primo, vero, campanello di allarme per i San Antonio Spurs in questi NBA playoffs. Perdere il primo episodio di una serie di semifinale di Conference - contro gli Houston Rockets di Mike D'Antoni - con uno scarto mediamente intorno alle trenta lunghezze ha messo a nudo tutti i limiti attuali degli Speroni. Attacco prevedibile e ingolfato, che si risolve in tanti, troppi, isolamenti per Kawhi Leonard, difesa non pronta a resistere alla sparatoria dall'arco di Harden e compagni.

James Harden in gara-1 a San Antonio. Fonte: Espn

Una batosta per certi versi prevedibile, considerato il rendimento complessivo offerto nella serie contro i non irresistibili Memphis Grizzlies. Eppure ai margini dello spogliatoio dell'AT&T Center si respira una calma apparente, quella che generalmente precede la tempesta, e che stavolta - al contrario - la segue. A provare a gettare acqua sul fuoco è coach Gregg Popovich: "Ci abbiamo provato - le parole di Pop riportate da Michael C. Wright di Espn - ma di certo non abbiamo eseguito in maniera corretta. Anzi, abbiamo disobbedito a un bel po' di regole base della pallacanestro, favorendo i nostri avversari, che ne hanno approfittato. Abbiamo tirato troppo presto e male nell'azione, facendo sì che ogni loro azione diventasse un contropiede, fase del gioco in cui sono migliori di noi. Quindi direi che dobbiamo giocare in modo molto più intelligente rispetto a quanto fatto stasera. Dobbiamo trovare molto più punti dai nostri lunghi: in molti pensano che in quella zona del campo possiamo avere un vantaggio rispetto ai Rockets, ma stasera nulla di tutto ciò ha funzionato per noi. Dovremo migliorare sotto quest'aspetto, e non solo". A chi gli chiede se è preoccupato in vista di gara-2, Popovich risponde così: "Gli allenatori sono sempre preoccupati per qualsiasi cosa, ma francamente l'atteggiamento complessivo è l'ultimo dei pensieri per la prossima gara". Parole chiare anche da parte di due veterani come Tony Parker e Manu Ginobili. "E' solo gara-1 - dice il franco-belga - ma dobbiamo capire cosa è accaduto. Se i Rockets continueranno a tirare così non ci resterà che stringere loro le mani". Entra più nello specifico l'argentino: "Houston ha trovato subito fiducia, e la partita è diventata frenetica per noi: abbiamo provato a spingere per rimontare, forzato tiri, ma così facendo abbiamo solo alimentato il loro motore. D'ora in poi dovremo controllare meglio il nostro attacco e muovere bene il pallone. Giocando cinque contro cinque, la serie sarà più facile per noi. E' fondamentale, perchè ai loro ritmi ci hanno ucciso".

 

Laconico Kawhi Leonard, leader di una squadra presa alla sprovvista dal gioco degli uomini di D'Antoni: "Hanno cominciato fortissimo, ora abbiamo bisogno di fare un lavoro difensivo nettamente migliore. Anche in attacco bisogna cambiare marcia ed essere meno stagnanti. Complimenti a loro, hanno giocato una gran partita". Chi è davvero sotto la luce dei riflettori in una serie come questa è il reparto lunghi degli Spurs, subito in difficoltà contro il pace di Houston: "C'è poco da dire - sospira Pau Gasol - una squadra ha giocato molto meglio dell'altra. I Rockets hanno controllato a piacimento i ritmi della gara, preso e segnato i tiri che volevano. Gli abbiamo concesso un po' troppo in tutte le fasi del gioco. Quando abbiamo provato a inseguirli sul loro terreno, la partita è finita. Per loro è stato tutto troppo facile, ora riguarderemo i video della gara, ci ricompatteremo e saremo pronti per gara-2. Dobbiamo togliere i loro tiratori dalla linea da tre punti, e allo stesso tempo impedire ad Harden di muovere il pallone come accaduto oggi". Già nell'occhio del ciclone LaMarcus Aldridge, discusso da mesi e autore di una prestazione difficile da giustificare. Più volte in post con un missmatch favorevole, l'ex Portland non è mai riuscito ad approfittare dell'accoppiamento con gli esterni di Houston: "Ho provato a leggere la loro difesa: hanno fatto finta di raddoppiarmi per costringermi a scaricare. Devo essere più paziente e capire cosa mi propongono. Voglio dare una mano a Kawhi in attacco. Lui oggi ha fatto la sua parte, io no. Abbiamo cominciato a prendere troppi tiri affrettati, giocando al loro ritmo frenetico. Troppi errori da parte nostra e loro troppo in ritmo per noi". Pace, il termine che ricorre dentro l'AT&T Center dopo una gara-1 che somiglia sinistramente alle sfide che i neroargento giocarono contro i Phoenix Suns di Alvin Gentry nel 2010 (serie persa 0-4).