NBA playoffs, cosa inventerà Popovich contro i Warriors?

Iniziano questa sera alle 21,30 iniziano le finali playoffs della Western Conference: i San Antonio Spurs partono sfavoriti contro i Golden State Warriors, ma attenzione alle risorse di Popovich.

NBA playoffs, cosa inventerà Popovich contro i Warriors?
Kawhi Leonard e Draymond Green. Fonte: HoopsHabit

Dopo trentadue partite, quattro serie e un mese di battaglie, la Western Conference ha le sue due finaliste: i Golden State Warriors e i San Antonio Spurs. Le due squadre hanno chiuso la stagione regolare con i due record migliori della Lega. In seguito, i Warriors si sono sbarazzati dei Blazers e dei Jazz senza perdere nemmeno una partita, mentre i texani hanno vinto 4-2 sia contro Memphis che contro Houston. Le due contendenti quest’anno si sono affrontate tre volte, con gli Spurs capaci di vincere nettamente nell’opening night e nella prima sfida di marzo, perdendo poi nell’ultima nel corso dello stesso mese. 

Sulla panchina di Golden State ci sarà Mike Brown, dal momento che Steve Kerr è ancora alle presi con gravi problemi alla schiena (fuoriuscita di liquido spinale). Sarà interessante vedere se, qualora la serie dovesse prolungarsi, quest’assenza peserà sugli equilibri psicologici della squadra di Oakland. Per San Antonio, invece, non ci sarà Tony Parker, che ha chiuso la propria stagione proprio quando era arrivato al top della forma, procurandosi una lesione al tendine rotuleo del ginocchio sinistra. Dovrebbe esserci, invece, Kawhi Leonard, il quale ha saltato gara-6 della serie contro Houston e i minuti finali della sfida precedente a causa di una distorsione alla caviglia sinistra. Molte delle possibilità di San Antonio dipenderanno proprio dal loro candidato MVP, leader indiscusso dei nero-argento e la cui importanza è sottolineata anche dal suo usage rating in questa post-season, pari al 28,9% (in regular season era al 31,1%).

La sfida in difesa

Sarà interessante vedere quali saranno le scelte difensive di Popovich, specialmente sui pick and roll tra Curry e Green. Probabilmente, San Antonio cercherà di cambiare spesso sui blocchi, così da non dare punti di riferimento agli avversari e aver mismatch favorevoli. Nella prima sfida della stagione, nel piano partita di San Antonio c’è stata l’intenzione di non concedere il tiro da tre punti allo stesso Steph Curry, estremizzando la marcatura sul perimetro e concedendogli la penetrazione, sulla quale spesso è arrivato un aiuto che sbarrava la strada al figlio di Dell. Sarà importante anche il contributo di Simmons e Mills, con il primo che è stato fondamentale nella parte finale della serie con Houston, difendendo con grande aggressività e intelligenza su Harden. La difesa degli Spurs dovrà poi essere molto brava sul lato debole, da cui i Warriors tendono spesso a tagliare verso il ferro, specialmente con Thompson e Curry. Tuttavia, tra tutti i fenomeni che ha Golden State, quello per il quale Popovich ha meno risposte è Kevin Durant, che con il suo arrivo alla Baia è riuscito a colmare l’unica piccola lacuna del gioco offensivo dei Warriors, ovvero il gioco in post basso, dove è praticamente immarcabile (per non parlare del resto). 

Steph Curry. Fonte: HoopsHabit

Spesso la difesa di San Antonio sarà costretta a prendersi dei rischi e “scommettere” sulle qualità di tiratore di uno dei membri del quintetto di Golden State, ad esempio Draymond Green, che però in questi playoff sta tirando con il 50% da tre punti. Un’altra opzione potrebbe essere quella di attuare questa strategia con Iguodala, che in questi playoff tira con un pessimo 13,6% dall’arco e con il 41,1% dal campo, potendo così risultare un limite quando i californiani giocheranno con la Death Lineup. In generale, tuttavia, la qualità dei Dubs e la loro capacità di far circolare la palla velocemente potrebbe risolvere più di un problema.

Le chiavi

L’imperativo per i nero-argento sarà abbassare il ritmo, come fatto contro i Rockets, che sono stati tenuti a un pace medio di 93.8 (quello dei Warriors è 99.8). In tal senso sarà cruciale avere il controllo delle plance e concedere meno punti possibile in transizione, con i quali Golden State è in grado di mettere a segno parziali mortiferi nel giro di pochissimi minuti. Da questo punto di vista, per i vice-campioni NBA potrebbe essere importante il contributo di JaVale McGee, il quale nei playoff ha la miglior percentuale di rimbalzi conquistati di tutto il roster dei Warriors (17,1%). Con lui in campo, poi, il loro offensive rating sale a 140, subendo solamente 94 punti su 100 possessi (+48 di net rating, nessuno dei suoi compagni fa meglio). Il suo atletismo e il suo strapotere fisico possono fare la differenza in positivo per i Warriors, che quando c’è lui in campo riescono a controllare i tabelloni e a ripartire in contropiede con grande facilità.

Steph Curry. Fonte: NBA.com

In questa serie un peso specifico notevole lo giocheranno le quick decisions. La capacità dei Dubs di giocare a una velocità superiore a quella di tutti gli altri e la loro abilità nell’essere sempre un tempo di gioco avanti spesso fa una differenza enorme. Dall’altra parte, per San Antonio sarà importante evitare di essere prevedibile e creare buone spaziature con continuità, anche perché la qualità della difesa di Golden State è talmente alta che si adatterebbe facilmente al suo gioco, blindando il pitturato ed evitando di subire canestri facili, come accaduto nell’ultimo quarto della partita giocata il 29 marzo. Decisioni rapide saranno le due parole cardine anche per LaMarcus Aldridge, che ha condotto gli Spurs in gara-6 contro Houston e il cui rendimento sarà decisivo per i texani. In particolare, quando riesce a giocare in post-basso con grande convinzione e aggressività, solamente il miglior Draymond Green può limitarlo in quella situazione. Forse.

Gli altri protagonisti

Altro elemento da considerare sarà la rotazione di Popovich, che, dopo l’infortunio di Parker, ha fatto giocare come playmaker sia il rookie Murray sia Mills. Il primo ha dato qualche buon segnale a Pop, ma con lui in campo gli Spurs segnano solamente 96 punti su 100 possessi, senza considerare la sua inesperienza e il suo 36,7% dal campo in questi playoff. Discorso diverso per l’australiano, la cui energia e importanza su entrambi i lati del campo sono stati un fattore per venire a capo dei Rockets. Il lavoro che riuscirà a fare in difesa, in primis su Thompson, e la qualità dei tiri che riuscirà a prendersi dai 7,25m (ma non solo) potrebbero rappresentare una svolta importante. 
Bisognerà vedere poi quello che riuscirà a fare Gasol, che contro Houston è stato fondamentale nella metà campo difensiva – con lui in campo San Antonio ha avuto un defensive rating di 100 punti – ma che potrà rappresentare una minaccia per i Warriors anche in attacco, specialmente per la sua visione di gioco di primissimo livello e per la sua abilità nel ricevere sugli scarichi dei compagni.

Klay Thompson e Manu Ginobili. Fonte: Hoopshabit.com 

Sarà essenziale vedere quanto andrà in difficoltà San Antonio quando Golden State utilizzerà il quintetto piccolo, circostanza in cui Gasol e Aldridge potrebbero avere più di un problema di coesistenza. Analogamente, sarà importante il rendimento delle seconde linee. Se per i numeri uno del West serviranno risposte importanti da parte dei vari Iguodala, Livingtson, Clark, West (oltre al già citato McGee), gli Spurs non potranno prescindere dall’avere un apporto importante da Green e Ginobili, ma anche da Dedmon e Lee: il primo per proteggere il ferro, il secondo per garantire qualche punto nel pitturato, oltre a un buon contributo a rimbalzo. Quello che dovrà cercare di fare San Antonio, poi, sarà sfruttare i piccoli (ed eventuali) passaggi a vuoto di Golden State, con i “Dubs” che talvolta si “specchiano” un po’ troppo, perdendo palloni banali – specialmente con Curry.L’impressione, però, è che i Warriors quest’anno siano una squadra più matura e completa rispetto all’anno scorso e che difficilmente si farà scappare l’appuntamento con le terze Finals consecutive.

Gabriele Ferrara