NBA playoffs, quanti luoghi comuni sui Cleveland Cavaliers

Difesa, sistema di gioco, Love, LeBron: ecco perchè la nuova Cleveland non è paragonabile ad altre sue versioni precedenti.

NBA playoffs, quanti luoghi comuni sui Cleveland Cavaliers
Giocatori dei Cleveland Cavaliers in gara-1 contro i Boston Celtics. Brian Babineau/NBAE via Getty Images

Dodici vittorie consecutive nei playoffs, se si prendono in considerazione anche le tre delle ultime NBA Finals contro i Golden State Warriors. E' questo il bilancio dei Cleveland Cavaliers di LeBron James negli ultimi undici mesi di postseason. Un record che dovrebbe spazzare via dubbi e incertezze su chi siano i favoriti per il titolo NBA 2017. Vero, sul fronte occidentale ci sono ancora e sempre i Golden State Warriors, altra corazzata che sta dando spettacolo, concedendo briciole agli avversari, ma questi Cavs, con questo LeBron, non sembrano volersi fermare davanti a niente e nessuno. Al termine di una regular season caratterizzata da alti e bassi, e soprattutto da amnesie difensive ricorrenti, gli uomini di Tyronn Lue hanno ancora una volta svoltato ai playoffs, complici avversari non certo irresistibili. Ma il mutamento tra la Cleveland da stagione regolare e quella da postseason è evidente.

LeBron James al ferro contro i Celtics. Brian Babineau/NBAE via Getty Images
LeBron James al ferro contro i Celtics. Brian Babineau/NBAE via Getty Images

1. Si parte dalla difesa, da molti considerata il punto debole, il tallone d'Achille dei campioni in carica. Quasi un elemento cui aggrapparsi per sperare nella vulnerabilità dei Cavs. Difesa che non sarà tra le migliori della Lega quanto a organizzazione, ma che ha già dimostrato lo scorso anno di riuscire a cambiare marcia in caso di necessità. Come appena accaduto nella notte di Boston, i campioni hanno ormai messo in campo da qualche settimana la loro fisicità: proteggono il ferro con Thompson, possono godere di un LeBron fresco, hanno in Shumpert e Smith (sì, J.R. Smith) due ottimi difensori sulla palla e in Kevin Love un two way player vastamente sottovalutato. Non è una difesa di organizzazione, ma di fisicità e che si affida a intuito e guizzi, in cui James fa quasi da libero, decidendo chi (e quando) raddoppiare. Lo stesso numero 23 può cambiare su qualsiasi avversario, come avvenuto con Thomas, ma anche con altri piccoli in passato (basti pensare a Derrick Rose nel 2011). Dunque, già un primo luogo comune, da certezza assoluta (i Cavs non difendono), diviene quantomeno oggetto di discussione. 

LeBron James in difesa. Brian Babineau/NBAE via Getty Images
LeBron James in difesa. Brian Babineau/NBAE via Getty Images

2. Cleveland tiene la palla ferma in attacco. Altro clichè che poteva valere fino a un anno fa. La nuova versione dei Cavaliers attacca presto nell'azione, dà la palla a James, gioca un pick and roll centrale (a volte neanche quello), con il Prescelto che decide se attaccare il ferro (assolutamente inarrestabile) e finire a canestro o riaprire da posizioni improbabili (non per lui) per la clamorosa batteria di tiratori sul perimetro (Love, Irving, Korver, Smith, Frye e chi più ne ha più ne metta). Il "vecchio" LeBron, quello che palleggiava a lungo, poi faceva passi (non fischiati) e si accontentava di un jumper da due punti, non esiste più. Il "nuovo" tira da tre con percentuali spaventose (anche senza ritmo) e ha compreso l'importanza di non tener ferma la palla. Si obietterà che sinora Cleveland non ha incontrato difese all'altezza della situazione. Vero, ma ciò nulla toglie al mutamento di LeBron e dell'attacco da lui guidato, con conseguente venir meno anche del secondo luogo comune su Cleveland. 

LeBron James tira da tre. Brian Babineau/NBAE via Getty Images
LeBron James tira da tre. Brian Babineau/NBAE via Getty Images

3. I Cavs non hanno un sistema di gioco ben riconoscibile. Altra affermazione completamente destituita di fondamento. La circostanza che la palla sia praticamente sempre in mano a James non vuol dire che il sistema non esista. La differenza con altre squadre è che a Cleveland è LeBron il sistema, e non viceversa. Il Prescelto è in grado da solo, di far funzionare a mille un attacco NBA, non tanto in virtù delle sue doti di realizzatore (comunque clamorose), quanto per quelle di passatore. Nessun esterno (neanche una point guard di alto livello) scarica via la palla come fa James, costruttore di ritmo naturale. Nessuna differenza quindi con un James Harden nel sistema di Houston, se non quella dettata dal maggior tasso di talento e fisicità del numero 23. A differenza dei Miami Heat del passato, questi Cavs sono una squadra strutturata per tirare tanto (e bene) da tre punti: si spiegano così i punteggi alti delle loro partite, i parziali inflitti agli avversari e il buon rendimento difensivo. Già, perchè per Cleveland vale un assunto particolare: dimmi come attacchi e ti dirò come difendo. E' l'attacco che dà energia alla difesa, non viceversa, è un propellente psicologico fondamentale per la squadra di Lue, stimolata a muoversi meglio nella propria metà campo una volta preso ritmo nell'altra. 

Kyle Korver e J.R. Smith. Brian Babineau/NBAE via Getty Images
Kyle Korver e J.R. Smith. Brian Babineau/NBAE via Getty Images

4. Kevin Love. Il tanto bistrattato Beach Boy è un altro elemento importante di questa Cleveland dai numeri straordinari. Egoista, dicevano. Difensore inguardabile, aggiungevano. Monocorde in attacco, l'altra stoccata all'ex Timberwolves. E invece il Love dell'ultimo anno non è solo un tiratore semi-infallibile, ma anche un ottimo giocatore di post, in un momento storico in cui l'NBA non produce tanti lunghi capaci di saper giocare spalle a canestro. I suoi limiti difensivi (di posizione e concentrazione) sono noti, ma la sua capacità di andare a rimbalzo e soprattutto di riuscire a cambiare anche con avversari più piccoli lo rendono sempre più importante per i Cavs. Ecco perchè anche solo pensare a uno scambio (con Carmelo Anthony, poi) sarebbe stata pura follia. Egoista? Tutt'altro. Love si è calato perfettamente nella sua parte in attacco, prendendo i tiri che vengono costruiti per lui e accettando di essere cavalcato principalmente nel primo quarto. Discorso simile per Kyrie Irving, che in un altro contesto tecnico sarebbe uomo da doppia doppia (25 e passa punti + 10 e oltre assist), ma che alla corte del Re si prende gli spazi che derivano dal dominio del padrone della lega. 

Kevin Love. Brian Babineau/NBAE via Getty Images
Kevin Love. Brian Babineau/NBAE via Getty Images

Quanti dubbi sui Cavs, molti retaggio del passato, spazzati via da una sequenza impressionante di partite di playoffs, che lasciano credere che siano proprio i campioni in carica gli artefici del loro destino, perchè guidati dal più forte e completo giocatore di pallacanestro al mondo.