NBA, la serata dei premi, tra favoriti e possibili sorprese

Questa notte, in quel di Manhattan, verranno finalmente assegnati i premi individuali per quello che concerne la stagione regolare 2016-2017. Grandi nomi, giovani destinati a scrivere la storia, giocatori migliorati esponenzialmente, i coach che hanno saputo dirigere al meglio le loro squadre e molti altri saranno i protagonisti di questa serata, che non esclude qualche pronostico smentito.

NBA, la serata dei premi, tra favoriti e possibili sorprese
NBA, la serata dei premi, tra favoriti e possibili sorprese

Per la prima volta nella sua storia, l’NBA decide di assegnare i premi individuali della stagione regolare a giochi completamente conclusi. La consueta premiazione durante il primo, massimo secondo turno dei playoff lascia spazio ad una serata di gala presso Basketball City at Pier 36 a Manhattan, New York, prevista per questa notte. Una serata di premiazioni, ma anche di tanto spettacolo, in pieno stile americano, che verrà presentata dal rapper Drake, grande appassionato di NBA e tifoso dei Toronto Raptors.

In questa serata verranno assegnati sei premi in totale, con tre finalisti per ciascuna categoria, che si contenderanno questi prestigiosi riconoscimenti: l’NBA Most Valuable Player, il Rookie of the Year, Il Defensive Player  of the Year, il Sixth Man Award, il Most Improved Player e il Coach of the Year.

NBA MOST VALUABLE PLAYER

fonte: Gazzetta.com
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Il premio più ambito, il più blasonato, non necessariamente il più importante cestisticamente parlando, ma sicuramente quello che ha riempito maggiormente le bocche e le pagine cartacee o virtuali di tutto il mondo.  L'MVP, il titolo di miglior giocatore della regular season, è un premio che è stato di grandissimi di questo sport, che sono anche stati capaci di vincerlo in più occasioni e che, almeno per quest’anno, sarà alzato al cielo da un volto inedito, in quanto nessuno dei tre finalisti è mai stato insignito di tale riconoscimento prima d’ora.

Russell Westbrook (32.9 pt, 11.1 rb, 10.8 ast)

La stella degli Oklahoma City Thunder  ha frantumato serie di record che resistevano da molte decadi. L’essere il secondo atleta della storia a mantenere una tripla doppia di media (a 55 anni di distanza da Oscar Robertson) e l’aver collezionato ben 42 triple doppie stagionali, battendo il record dello stesso Robertson, lo rendono il favorito di questa edizione. Unico “neo” il non eccezionale record di squadra (47-35).

James Harden (29.1 pt, 8.1 rb, 11.2 ast)

Dopo l’arrivo di Mike D’Antoni sulla panchina dei Rockets e il cambio di ruolo, Harden ha alzato ulteriormente il suo già grandioso livello concludendo la miglior stagione della carriera. Alle medie spaventose e all'eccezionale numero di 22 triple doppie stagionali, si aggiunge un ottimo record di squadra (55-27) che ha reso i Rockets la terza forza della lega. Harden è il principale antagonista di Westbrook alla corsa per l’MVP.

Kawhi Leonard (25.5 pt, 5.8 rb, 3.5 ast)

Terzo candidato al premio, reduce da un'altra stagione da incorniciare con i suoi San Antonio Spurs. Giocatore in continuo miglioramento e sicuramente il miglior difensore dei tre candidati e in generale uno dei migliori two way player della lega, capace di essere assolutamente efficace in entrambi i lati del campo. Due volte miglior difensore della lega e detentore del miglior record di squadra tra i tre candidati (61-21), Kawhi sarebbe sicuramente la sorpresa, ma non per questo da escludere proprio per le sue qualità da attaccante e difensore di primissimo livello.

ROOKIE OF THE YEAR

fonte: NBA.com
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Riconoscimento che va a premiare la miglior matricola dell’Nba, il giocatore che al suo primo anno ha già dimostrato di poter fare la differenza nel massimo campionato al mondo. Questo premio è stato vinto in passato sia da atleti poi confermatisi per tutta la carriera come stelle assolute, sia da matricole che, dopo un primo anno da ricordare, successivamente si sono perse nell’anonimato e nella mediocrità della lega. Augurandoci di sentir parlare a lungo di questi ragazzi, passiamo ai candidati.

Malcolm Brogdon (10,2 pt, 4,2 ast, 2,8 rb)

Reduce da un ottima stagione con I Milwakee Bucks, il prodotto di Virginia ha subito mostrato un rendimento eccellente, sia impiegato inizialmente come guardia tiratrice, che successivamente come point guard titolare. Ottime medie fanno il paio ad un ottimo contributo di squadra che ha permesso a Milwakee di raggiungere i Playoff, mostrando una versatilità notevole e buoni doti di passatore e rimbalzista. Candidato assolutamente credibile per il premio di matricola dell’anno.

Dario Saric (12.8 pt, 6.3 rb, 2.2 assist)

Avendo appena concluso una stagione davvero impressionante e assolutamente al di sopra delle aspettative, il giovane ragazzo croato ex Efes ha scalato la classifica dei rookie più apprezzati, dopo questa sua prima stagione a Philadelphia. Al grande scetticismo che molti addetti ai lavori e non gli attribuivano al suo approciarsi all’Nba lui ha risposto con una grande solidità tecnica e mentale che lo rendono un papabilissimo candidato a questo premio.

Joel Embiid (20.2 pt, 7.8 rb, 2.1 ast)

Atteso al suo debutto nella lega, dopo due anni ai box per infortuni vari, il centro camerunense ha subito rispettato le aspettative che molti gli attribuivano fin dall’nba draft 2014 in cui venne chiamato dai 76ers. Joel, in questa stagione, ha mantenuto medie di assoluto livello che lo rendono un possiblile prossimo dominatore di questa lega, tuttavia gli infortuni non l’hanno lasciato in pace nemmeno in questa stagione (solo 31 partite disputate), cosa che potrebbe rivelarsi deleteria anche per la corsa al premio di Rookie of the Year.

DEFENSIVE PLAYER OF THE YEAR

fonte: NBA.com
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Premio che va al miglior difensore della stagione. Uno dei premi più difficili da assegnare e perciò anche da pronosticare, in quanto molti elementi per giudicare un grande difensore esulano dalle mere statistiche, anzi esse spesso possono rivelarsi fuorvianti per giudicare l’efficacia difensiva di un giocatore. I candidati a questo premio sono tutti giocatori fondamentali per le rispettive squadre, senza i quali, probabilmente, non avrebbero ottenuto gli stessi risultati.

Draymond Green (10.2 pt, 7.0 ast, 7.9 rb, 2.0 stl, 1,4 blk)

Forse il favorito per quanto riguarda questo premio, forte del titolo conquistato con i suoi Golden State Warriors, rappresenta il metronomo difensivo della franchigia della baia. Difensore completo e versatile, in grado di difendere su praticamente tutti i ruoli, ha dimostrato di poter essere anche il perno difensivo di una squadra da titolo nonostante le sue dimensioni ridotte (2 metri di altezza). Ha mostrato, tra le altre cose, grandi doti da all around player.

Kawhy Leonard(25.5 pt, 5.8 rb, 3.5 ast, 1.8 stl)

Seconda nomination per la stella degli Spurs, già vincitore delle ultime due edizioni del premio, non più il favorito assoluto, ma sicuramente un candidato credibile, grazie alle sue sempre presenti doti difensive che lo rendono uno dei migliori difensori perimetrali dell’intera lega e anche uno dei più versatili. Sicuramente l’apporto offensivo maggiore ha penalizzato il suo contributo difensivo, ma parliamo di un difensore d’elite senza il quale gli Spurs hanno dimostrato di far fatica.

Rudy Gobert(14 pt, 12.8 rb, 1.2 ast, 2.6 blk)

L’intero sistema difensivo degli Utah Jazz ruota attorno a questo ragazzone francese di 216 cm, che quest’anno ha alzato sensibilmente il proprio gioco anche offensivo. Una rapidità di piedi notevole e un senso del tempo e della posizione da veterano lo hanno reso il miglior rim protector della lega.

MOST IMPROVED PLAYER

fonte: NBA.com
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Riconoscimento che va a premiare il giocatore che più di altri è stato in grado di migliorare il proprio gioco, da tutti i punti di vista, rispetto agli anni precedenti. Questo premio in precedenza ha sia sancito un punto di svolta per le carriere di molti giocatori che successivamente si sono consacrati come stelle assolute, sia purtroppo una grande stagione nel deserto per molti altri che non sono riusciti a dare seguito ad un isolato exploit.

Giannis Antetokounmpo (22.9 pt, 8.8 rb, 5.4 ast)

The Greek Freak, atteso a questi livelli da molto tempo, ha compiuto il primo vero salto di qualità della sua carriera. Il giovane greco di origini nigeriane è uno dei migliori giovani dell’intero panorama mondiale. Giocatore di una mobilità e di una versatilità disarmante considerando l’altezza (211cm) e l’apertura di braccia chilometrica che lo rendono anche un ottimo rimbalzista, difensore e stoppatore. Siamo di fronte ad un ragazzo che, rimanendo sano, potrebbe essere uno dei futuri dominatori, se non il futuro padrone della lega. Staremo a vedere.

Nikola Jokic (16.7pt, 9.8 rb, 4.9 ast)

Il ragazzo Serbo è stato in questa stagione la punta di diamante dei Denver Nuggets. Aumentato il minutaggio, l’ex Mega Leks, ha migliorato ogni voce statistica ed è diventato uno dei migliori lunghi dell’intera lega, forte anche di un tiro dalla lunga distanza assolutamente affidabile e di una grandissima abilità di passatore. Ancora da affinare l’efficacia difensiva, ma siamo di fronte ad un giocatore da tenere assolutamente d’occhio negli anni a venire.

Rudy Gobert (14 pt, 12.8 rb, 1.2 ast, 2.6 blk)

Anche alla voce giocatori più migliorati della stagione troviamo il centro francese che quest’anno ha sensibilmente migliorato il proprio gioco ed è diventato, assieme al compagno di squadra Gordon Hayward, il leader della propria franchigia. Il suo apporto difensivo e offensivo lo rendono inconfutabilmente uno dei migliori big men della lega, cosa che era difficile aspettarsi nonostante le oggettive qualità.

SIXTH MAN OF THE YEAR

Premio per coloro che stanno meno sotto i riflettori, che iniziano la partita seduti in panchina per poi subentrare ai titolari e dare il loro fondamentale contributo per la vittoria. Un buon modo che ha l’NBA per riconoscere l’importanza cruciale di certi giocatori che, nonostante non rientrino nel quintetto base della squadra, spesso risultano essere anche molto più decisivi sia in attacco che in difesa.

Andre Iguodala (7.6 pt, 3.4 ast, 4.0 rb)

Il veterano ex Nuggets e 76ers, è uno degli elementi fondamentali per il successo Warriors sia in questa stagione che nel 2015, in cui vinse anche l’MVP delle finals. Da anni il suo nome è accostato a questo premio e con ragione, perché si tratta a tutti gli effetti di un quasi titolare, in grado anche di ergersi a leader offensivo e difensivo in momenti chiave della stagione. Difensore perimetrale d’elite, ha ottenuto già molti riconoscimenti nella sua carriera, senza mai conquistare quello di sesto uomo dell’anno, che sia la volta buona?

Lou Williams (14.9 pt, 3.0 rb, 2.4 assist)

Gia vincitore del premio nel 2015 con la maglia dei Toronto Raptors, quest’anno Williams ha vestito le maglie dei Los Angeles Lakers e degli Houston Rockets. Ancora una volta si è rivelato un elemento importante dalla panchina per entrambe le franchigie per cui ha giocato, grazie alle sue grandi doti di scorer e ad una grande personalità che l’ha sempre contraddistinto.

Eric Gordon (16.2 pt, 2.5 ast, 2.3 rb)

Uno dei principali artefici del salto di qualità degli Houston Rockets. Parte di quel back court, insieme a Trevor Ariza, Ryan Anderson e Patrick Beverley, che, attorno alla sapiente leadership di James Harden e Mike D’Antoni, ha fatto penare le difese dell’intera lega a suon di triple. La differenza tra i Rockets prima e dopo il suo arrivo, rende Gordon forse il principale candidato a questo premio, che si preannuncia comunque molto aperto ad ogni risultato.

COACH OF THE YEAR

fonte: NBA.com
fonte: NBA.com

Last but not least il premio che va al miglior allenatore della stagione. Allenatore che da sempre è una figura fondamentale per il successo della squadra, ha il compito di gestire tecnicamente e mentalmente un gruppo di atleti in cui spiccano anche individualità forti e personalità difficili da gestire. Questo premio vede nel suo albo d’oro allenatori che sia sono stati in grado di condurre alla terra promessa le proprie squadre, che grandi nomi che tuttavia non hanno in bacheca anelli Nba da poter mostrare.

Mike D’Antoni

Già insignito di questo riconoscimento nel 2005 sulla panchina dei Phoenix Suns, l’ex giocatore dell’Olimpia Milano è il vero artefice della stagione molto positiva degli Houston Rockets. Pronosticata come un annata mediocre per i texani, D’Antoni è stato capace, con il suo staff, di rivoluzionare il gioco della squadra rendendola una vera e propria macchina da guerra. Lo spostamento di Harden nel ruolo di Playmaker, un gioco veloce e moderno, focalizzato sul pick and roll e il tiro da tre punti e la valorizzazione di tutto il roster rendono D’Antoni, meritatamente, un possibile favorito per questo premio.

Eric Spoelstra

Bicampione NBA con i miami Heat di Wade e James, Spoelstra è il classico head coach vincente, ma costantemente oscurato dai talenti che aveva in squadra. In questa stagione tuttavia, tutti si sono accorti degli oggettivi meriti di questo grande allenatore per i successi degli Heat, che è stato capace di far rendere al massimo una buona squadra, ma completamente priva di stelle, e a condurla ad un passo dai Playoff, sfumati nelle ultime battute della stagione regolare.

Gregg Popovich

Il più titolato del gruppo, 3 volte vincitore di questo premio e 5 volte campione dell’Nba, Popovich è probabilmente l’allenatore alfa dell’intera lega. Leader carismatico e personaggio mediatico, è stato capace di mantenere i suoi San Antonio Spurs ad alti livelli per due decadi e a condurli anche quest’anno al grande record di 61 vittorie e 21 sconfitte. Grande stagione per lui e i suoi ragazzi che si è conclusa contro i campioni NBA, i Golden State Warriors, nella finale della western conference.