NBA, l'ennesima ripartenza di Derrick Rose

Il nativo di Chicago si racconta all'agenzia di stampa Associated Press: non solo la nuova esperienza ai Cavs, ma anche la sensazione di essere un incompreso: "Continuo a giocare esclusivamente per mio figlio".

NBA, l'ennesima ripartenza di Derrick Rose
Derrick Rose. Fonte: Carlos Osorio/Associated Press

A ventotto anni, nel pieno della maturazione psicofisica, un atleta professionista è generalmente pronto per effettuare il grande salto nello sport di appartenenza, o di rimanere sugli alti livelli già raggiunti. Non è questo il caso di Derrick Rose, che alla stessa età ha vissuto almeno due o tre carriere NBA. Nella mente (e nel cuore) di tutti gli appassionati di pallacanestro, esiste un Rose pre-infortunio al ginocchio (legamento crociato anteriore sinistro) e un Rose post 2012. Il primo è un giocatore immarcabile, un MVP giovanissimo, che da solo trascina i Chicago Bulls alle Finali di Conference, il secondo sembra percorrere un lungo e anticipato viale del tramonto. 

Dopo aver provato a lasciare Chicago, sua città natale, per avere su di sè meno pressioni, Rose ha appena concluso (con un altro infortunio peraltro, stavolta al menisco) la sua unica stagione da esponente dei New York Knicks. In scadenza di contratto, ha sondato a lungo la free agency NBA, è stato corteggiato dai Milwaukee Bucks, dai Los Angeles Lakers e dai Clippers, ma alla fine ha firmato per i Cleveland Cavaliers al minimo salariale. Troppo forte la voglia di vincere, di giocare insieme a LeBron James, specie ora che Kyrie Irving dovrebbe salutare la Quicken Loans Arena per accasarsi ai Boston Celtics in cambio di un pacchetto comprendente un altro acciaccato illustre, Isaiah Thomas. Ma il Rose degli ultimi anni ha fatto notizia anche per vicende extra-campo, giudiziarie, familiari, non solo per la sua evoluzione cestistica, da playmaker esplosivo a point guard più giudiziosa nell'attaccare il ferro. Una personalità particolare, al punto che lo stesso Derrick non esita a ritenersi un incompreso, come dichiarato in un'intervista esclusiva concessa all'agenzia di stampa statunitense Associated Press: "Sono testardo - le sue parole - è come se mi muovessi a un ritmo tutto mio. Vivo alla mia maniera, alla fine non faccio male a nessuno, credo sia il modo giusto di approcciarsi alle cose. La gente pensa che io sia incosciente, spavaldo e insolente. Ma questo non sono io, quantomeno non è un ritratto in cui mi riconosco. Non mi interessa preoccuparmi di tutto ciò. La mia famiglia e i miei amici sanno che persona sono realmente, ed è ciò che conta davvero". Per quanto riguarda il basket NBA, Rose racconta così la sua esperienza ai Knicks: "Sul campo è stata una delle stagioni più folli mai viste. Non ci ho capito granchè, tra strategie di gioco e tutto il resto. Era tutto molto confuso, ma alla fine è stata comunque una esperienza da cui ho imparato".

Chi conosce bene Derrick Rose è suo fratello maggiore, Reggie, che ha una chiave di lettura per la scelta di firmare con i Cleveland Cavaliers: "Non ho intenzione di mentire - le sue parole - gli ultimi due o tre anni sono stati estremamente difficili per Derrick. Quando sono più le partite che perdi di quelle che vinci, diventa difficile. Ecco perchè penso che tornare in un ambiente vincente, come quello di Cleveland, vedere come LeBron si prepara a una stagione NBA, come cura il suo corpo, potrà solo servire a Derrick per prenderne spunto per il suo gioco". Eppure, al di là del contesto tecnico di appartenenza, si è a lungo discusso nelle ultime stagioni sugli stimoli di Rose, sulla sua voglia di competere ad alti livelli, sulla paura di infortunarsi nuovamente. Chi sia il vero Rose rimane un mistero per chi non lo conosce a fondo, soprattutto quando i momenti negativi superano quelli positivi, e il rischio è quello di essere considerato un corpo estraneo alla lega, piuttosto che un genio che fuoriesce dal sistema: "L'unica ragione per cui gioco ancora a pallacanestro è mio figlio. Mio padre non c'è mai stato per me, mia madre ha dovuto ricoprire il doppio ruolo. Voglio essere un esempio per mio figlio, quel padre che io non ho mai avuto: poi nella vita farà quello che preferirà". Le ultime parole riguardano la nuova avventura ai Cavs, e la risposta alla domanda che lo tormenta ormai da anni: Rose è ancora in grado di essere un giocatore che fa la differenza?: "Ora giocherò in una buona squadra, se dovessi fare ciò che so, che altro avrete da dire su di me? L'unica cosa che potrete dire è che sono ancora in grado di giocare ad alti livelli".